martedì, marzo 09, 2010

Si chiude


Il blog chiude, almeno per un po’.

In effetti ci ho messo un’ottantina di giorni per decidermi, ma dopo l’esperienza di domenica scorsa penso sia giunto il momento di una lunga pausa di riflessione, e nell’imminenza di celebrare la mia millesima gara di Orienteering, vorrei poter festeggiare l’avvenimento possibilmente senza dover commentare una ennesima debàcle organizzativa consumatasi nell’indifferenza generale.
Ricomincerò a farmi dei nemici parlando di Orienteering, inteso come Sport del quale potersi appassionare, quando le condizioni della nostra realtà sportiva avranno imboccato una più consona direzione; quando soprattutto si potrà liberamente parlare di tecnica orientistica, cartografica e quant’altro senza dover ogni volta affrontare gli strali dei permalosi e presuntuosi di turno, convinti che le critiche vengano usate a solo scopo denigratorio e offensivo.
Ricomincerò a parlare di Orienteering quando le discussioni, e soprattutto le proposte nate dai molti argomenti affrontati in questi 41 mesi potranno essere foriere di novità positive, e non ridursi a tristi constatazioni di eventi di dubbio valore sportivo.

Ringrazio tutti coloro i quali hanno sempre apprezzato, condiviso e fronteggiato a viso aperto i miei interventi, contribuendo in tal modo a una costruttiva discussione e a una informazione complementare e spesso esclusiva.
Con loro il discorso rimarrà sempre aperto e franco.
Auguro nel contempo a tutti i “bloggers” in attività di trovare sempre nuovi stimoli per poter così arricchire le conoscenze e il bagaglio tecnico e culturale dei praticanti (e non) il nostro Sport.
Per questo non mancherò di seguirli e di dare loro all’occorrenza qualche spunto di riflessione, incoraggiandoli ove necessario a non nascondere mai la propria opinione, anche se scomoda.

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lunedì, marzo 01, 2010

Un cucchiaio che passa di mano

Per prima cosa voglio scusarmi di non poter pubblicare immagini in questo post, in quanto ho effettuato la registrazione di Italia - Scozia su un supporto leggibile solo dal televisore e non dal pc (almeno così credo)

... and sent him homeward, tae think again ...
Con qualche apprensione di troppo, ma anche stavolta la Nazionale Italiana si rivela la bestia nera degli Scozzesi.
Per la verità la partita giocata dagli Azzurri ha avuto i soliti lati oscuri palesati in precedenti occasioni e, dovendo esprimere un giudizio personale, mi vien da preferire gli ottanta minuti giocati contro l’armata inglese o i primi quindici di Dublino.
Anche stavolta le rimesse laterali sono state il punto veramente debole della nostra squadra, con schemi non bene eseguiti e molti palloni regalati agli avversari non solo in attacco, ma anche in situazioni precarie di difesa entro i 22 m.
Probabilmente il touch è un fondamentale che viene trascurato, vista la facilità con la quale sette volte su dieci il possesso della palla passa inopinatamente agli avversari, ed è quantomeno strano visto che si tratta di una fase di gioco non di movimento, e quindi giocabile con lucidità.
Sull’altro fondamentale debole (i calci di spostamento) qualcosa in più si è visto ma non è ancora abbastanza visti gli scarsi risultati in termini di guadagno di terreno.
Diciamo che la fortuna stavolta ha cambiato un po’ verso, evitando davvero per un soffio le realizzazioni degli Scozzesi, contrastati anche negli ultimi centimetri da una difesa (quella si) veramente ammirevole.
Niente da dire sull’arbitraggio, che stavolta ha distribuito equamente alcune (inevitabili nel Rugby) valutazioni discutibili.
La storia si ripete dunque, con una Nazionale molto forte in difesa, nei ruck e in mischia, ma con poca inventiva e fantasia in attacco, dove all’ala vengono schierati giocatori non proprio a loro agio nel ruolo (vedi Mirco) e quindi poco sfruttati.
Qualche miglioramento anche dal punto di vista disciplinare, con un numero ridottissimo di falli (da entrambe le parti a dire il vero) nelle fasi di gioco critiche.
Ben per gli Azzurri dunque che hanno saputo capitalizzare l’unica azione pericolosa dell’incontro, scaturita da un riuscito incrocio a metà campo, e conclusa in maniera forse inaspettata dal nostro Mediano di mischia, unico accorso con convinzione a sostegno dell’azione di Canale (si, c'era anche Castrogiovanni, ma poi nessun altro).
Grande poi il possesso di palla dei minuti finali con un unico neo del calcio in touch finale finito tra le braccia dell’Estremo scozzese.
Certo per Mallett prendere un altro cucchiaio di legno sarebbe stata una dura mazzata, considerati i progressi avuti in eredità ormai tre anni or sono dal suo predecessore francese.
A questo proposito è giusto ricordare che la Nazionale Italiana le sue imprese più gloriose le ha celebrate con allenatori di scuola transalpina: George Coste in primis e poi Pierre Berbizier. Qualcosa vorrà pur dire.
A questo proposito a Parigi, domenica prossima, la vedo assai dura, quindi godiamoci questo 16 a 12 che ha spento, forse, le speranze dell’orgoglio scozzese ... sent them homeward, tae think again ...

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mercoledì, febbraio 17, 2010

Seconda settimana

In una domenica ove la CO ha segnato il passo (40 iscritti alla gara promozionale di Vicenza, dopo i 60 di Salzano di domenica scorsa) non si poteva mancare al secondo appuntamento con il 6 nazioni.
Rispetto alla bastonata ricevuta a Dublino sabato scorso, si sono viste cose decisamente migliori da parte della nostra rappresentativa nazionale.
Permane ancora qualche aspetto importante da migliorare, ma progressi se ne sono visti. In primis la rimessa laterale, dove l’abilità delle due squadre si è finalmente equivalsa (in Irlanda l’intesa fra tallonatore e seconde linee italiane era stata disastrosa).
Progressi anche nei calci piazzati dove, pare, il più giovane dei fratelloni Bergamasco si è conquistato il ruolo titolare di “giustiziere”. Bene ancora la difesa: massiccia e sempre ben schierata, e bene in ricezione sulle palle alte. Ancora da registrare la meccanica dei calci di spostamento, ora affidati al mediano di apertura, ora all’estremo.


In questo fondamentale l’Inghilterra si è certamente dimostrata più esperta, nonostante la non infallibilità di Wilkinson (caso raro), piazzando sempre l’ovale in zone non presidiate, con conseguente guadagno di terreno.

Nel Rugby non si dovrebbe mai parlare di arbitraggi a sfavore, ma è un dato di fatto che in presenza di decisioni eque e ben distribuite (quelle del primo tempo a esempio) la squadra Azzurra può in questo momento tener testa a chiunque in Europa.
Esaminiamo quindi qualche episodio sfortunato del secondo tempo.
Dopo tre minuti nuovo tentativo di strangolamento del nostro estremo (evidentemente la folta barba non è gradita da molti), sanzionato “solo” con un calcio piazzato.


Ben diverso il trattamento riservato al nostro pilone destro, molto tartassato dagli arbitri, al quale poco dopo viene sventolato senza indugio un bel cartellino giallo per “mani in ruck” (anche in questo caso sarà la sua barba a scatenare influssi negativi).
Nella sequenza che propongo è tuttavia quantomeno dubbio il fallo (giudicato antisportivo) del nostro colosso Italo-Argentino.


Come si può notare non è assolutamente chiara la formazione di questo ruck, in quanto non vi sono Inglesi in piedi a contatto con gli Azzurri, due giocatori in maglia bianca presenti nel “groviglio” non sono legati tra loro, e la palla sembra essere dalla nostra parte. In queste condizioni l’intervento di “Castro” sembra essere più che legittimo, o quantomeno non così grave da giustificare un “giallo”.

E tanto per insistere sul diverso trattamento ecco invece la sequenza di un fallo analogo commesso a parti invertite, con un ruck sicuramente già formato, palla dalla nostra parte e con un piede galeotto inserito ad arte per ostacolare l’uscita del pallone, con l’aggiunta di un ingresso laterale (non consentito) da parte del terza linea centro inglese.

Per finire con le valutazioni a noi sfavorevoli ecco infine un altro bel intervento alto (placcaggio pericoloso) effettuato con il portatore di palla ancora in aria (sempre lui, Luke Mc Lean), e anche questo sanzionato solamente con un calcio di punizione.


Insomma la possibilità di mettere sotto gli Inglesi stavolta era veramente reale, perchè trovare un Wilkinson che sbaglia tre calci piazzati non è da tutti i giorni.
Peccato, quell’unico errore in difesa della nostra ala (che tenta di placcare un segnalinee molto atletico) ha consentito ancora una volta all’esercito del fiero Edoardo di sconfiggere i nostri.


Sotto con la Scozia adesso.

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lunedì, febbraio 08, 2010

Riparte il 2010

Anche il 2010 è partito.
Un po' zoppicando, visto che già tre gare sono saltate in un mese, ma si ricomincia.
Ognuno di noi avrà già sicuramente preso visione del calendario federale, ormai completo anche di gare regionali e promozionali e molti, come il sottoscritto, avranno già compilato un proprio calendario di manifestazioni, a seconda dei propri gusti personali.
Ho scelto di "debuttare" nel primo fine settimana di febbraio 2010 a Salzano (VE) in una delle ormai classiche gare di apertura dell'inverno veneziano, dove si comincia a saggiare se le proprie condizioni fisiche siano o meno accettabili per questo periodo dell'anno, o se la neve piuttosto che la terra rossa o il parquet abbiano o meno lasciato qualche segno negativo in muscolatura e articolazioni.
Del fine settimana appena trascorso non mi posso certo lamentare, almeno dal punto di vista personale, però qualche nota tecnica vorrei senz'altro iniziare a farla, tanto per non perdere le "buone abitudini".
Per questo commento ho scelto la proposizione di quattro immagini, che ritengo emblematiche e sufficienti a garantire un minimo di chiarezza nell'esposizione, soprattutto se prendiamo in esame gli aspetti negativi, quelli cioè che più di altri andrebbero dibattuti al fine di giungere ad alcune proposte migliorative.
La prima di queste immagini è stata catturata dopo 5'28" di gara, e osservando attentamente la posizione assai vantaggiosa dell'attacco azzurro vien da chiedersi cosa abbia spinto il nostro Estremo a non concludere nella maniea più logica l'azione d'attacco così ben congegnata in apertura d'incontro.
L'ottima posizione della nostra Ala più veloce (già per altro lanciata verso la linea di meta) lasciava infatti presagire a una sicura marcatura. L'aver rinunciato a quell'ultimo passaggio è stato, a mio avviso, un grave errore di valutazione.
La seconda immagine, scattata in occasione della prima meta irlandese, è proposta con l'intento di evidenziare due errori contrapposti: il primo di posizione della nostra difesa (due difensori che puntano entrambi sullo stesso uomo, lasciando libero il corridoio per l'Ala), il secondo di valutazione del direttore di gara, in infelice posizione coperta.

Al rallentatore è facile infatti accorgersi come il Mediano d'Apertura irlandese trasmetta la palla all'Ala con un "avanti" che il segnalinee, viceversa in ottima posizione, avrebbe potuto segnalare.

La terza immagine, scattata al 15° del secondo tempo, si commenta da sola ed è tesa a farci capire quanto più arduo sia per la nostra compagine sfidare in trasferta, in uno stadio di 80.000 spettatori, la quarta squadra del ranking mondiale.


L'ultimo fotogramma che propongo è dell'ultimo minuto di gara (ma si dovrebbe dire di O' Gara). Secondo il mio punto di vista è rappresentativo di una condizione attuale della nostra nazionale: ottima in fase difensiva e nel pacchetto di mischia, ma a corto di idee e di fantasia in fase d'attacco. In questo preciso momento infatti il buon Mirco, preciso esecutore di una fase d'attacco ottimamente orchestrata, sta rallentando la corsa, volgendo lo sguardo all'indietro per trovare sostegno, cosa che dovrebbe risultare automatica.


Alle sue spalle trova invece una compattissima linea difensiva irlandese schierata in ripiegamento (il suo allineamento è praticamente perfetto) la quale impedisce alla linea d'attacco azzurra (lenta e piuttosto frastagliata) di dar manforte al nostro isolato Trequarti Centro.

Domenica prossima c'è l'Inghilterra a Roma. Ci restano quindi sei giorni per mettere a punto qualche difetto palesato contro i "verdi": rimesse laterali, precisione nei calci di spostamento e nei piazzati, velocità di esecuzione degli schemi, un po' di spregiudicatezza e fantasia, disciplina nelle mischie ordinate e nei ruck. Quest'ultimo aspetto è stato, a mio avviso, particolarmente sottovalutato a Dublino, dove abbiamo dimenticato che in trasferta nessun arbitro ti fa regali e che Ronan O'Gara i piazzati in allenamento li prova anche dallo spogliatoio ...

Ireland ... Ireland ... together, standing tall; Shoulder ... to shoulder we'll answer Ireland's call !!

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giovedì, dicembre 31, 2009

Buon 2010 a tutti

... con auguri speciali alla Federazione Italiana Sport Orientamento, nella speranza che l'anno che va a iniziare coroni gli sforzi fino a ora prodotti, che il nostro "processo di canonizzazione" ci conduca tra gli eletti, che alle immagini del nostro sport venga assegnato lo spazio che meritano.


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giovedì, dicembre 03, 2009

la CO del 2010

La Fiso ha dunque diramato il Regolamento gare CO 2010.
Tra le novità spicca l’aumento delle categorie master ai Campionati Italiani Sprint e Middle, che vengono portate da 4 a 8 (4 maschili e 4 femminili) e l’introduzione di una prova di qualifica per la categoria Elite nelle gare del TNCS, da disputarsi, sempre per le categorie Elite, nel formato Sprint, con carta quindi in scala 1:4000 o 1:5000 e norme cartografiche Issom.
Tra le non novità salienti rimarcherei il permanere della staffetta del Trofeo delle Regioni a due frazionisti (per tutte le categorie), la disputa del Campionato Italiano Sprint in unica gara (senza la qualificazione quindi), il permanere della prova di Coppa Italia in notturna per le categorie Elite.

Per ciò che riguarda le novità, a mio parere possiamo parlare di luci e ombre.
Se infatti l’idea di far disputare ai nostri atleti più forti delle prove Sprint nei centri cittadini è senza dubbio apprezzabile, il raddoppio di titoli master in specialità non propriamente pensate per queste fasce d’età sembra andare in senso opposto alle esigenze delle categorie più mature.
Non me ne vogliano le gentili signore ma istituire un Campionato Sprint per concorrenti che si muovono a 16 minuti per chilometro mi sembra “un tantino eccessivo”.
Tanto per essere chiari un percorso W65 Sprint che rispetti il Regolamento dovrebbe avere più o meno queste caratteristiche: lunghezza 750 metri, dislivello 20 metri.
E per la W55 le cose non sarebbero molto diverse: 950 metri con 25 m. di dislivello.
Che tipo di Orienteering dovrebbe dunque proporre il tracciatore in casi come questi?
Anche a livello maschile non si andrebbe comunque molto più lontano, e in M65 i percorsi Sprint non dovrebbero superare il chilometro e mezzo.
Nella specialità Middle le lunghezze e i dislivelli raddoppierebbero, ma in tali categorie ci troveremmo comunque di fronte a competizioni piuttosto povere di contenuti.
Una domanda comunque sorge a questo punto spontanea: perché non aumentare viceversa in queste gare brevi le categorie giovanili?

Le non novità sono, a mio giudizio, piuttosto deludenti.
In sostanza il Campionato Italiano a Staffetta rimane ancora in un intero anno agonistico l’unica prova a tre frazionisti (e non per tutte le categorie tra l’altro). Meglio sarebbe stato “promuovere” a tre frazioni la staffetta del Trofeo delle Regioni nella quale, a maggior ragione del Campionato Italiano dove sono in gara atleti di una stessa società, gareggiano nella stessa formazione atleti di un’intera Regione.
Del Campionato Sprint a due manches è un po’ che se ne parla, ma ancora non è stato deciso di provarlo nonostante ne risulti più logica, più spettacolare’ e più "vendibile" l'organizzazione rispetto alla specialità Middle.
Peccato, perché le proposte in tal senso non sono mancate in questi anni.
Sulla disputa di una prova di Coppa Italia in notturna per la categoria Elite ho già espresso in passato la mia contrarietà, in quanto la trovo scarsamente utile ai fini della preparazione per gli eventi internazionali riguardante le squadre nazionali.

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martedì, dicembre 01, 2009

Chiusura a Treviso

Per quanto mi riguarda ho concluso la stagione 2009 con una prova in centro cittadino, ed esattamente a Treviso.
Dall’esperienza maturata in molte edizioni di gare nei centri storici, o pseudo-storici, potrei a questo punto affermare che l’equazione che conferisce alle gare nazionali l’alta qualità di un evento e alle gare promozionali la sua semplicità, è spesso errata.
La gara in centro storico a Treviso a mio parere ha infatti ancora una volta confermato che gare inserite in calendario come promozionali talvolta oscurano eventi, dello stesso tipo, enfatizzati come nazionali.
Personalmente ho infatti riscontrato nell’impianto trevigiano una carta a norma, pur se non omologata, ben rilevata e ben stampata.
I percorsi propostici inoltre hanno dimostrato che anche tracciatori non inseriti in albi tecnici possono non di rado superare in abilità e precisione figure titolate.
A Treviso ho provato il percorso “rosso” dedicato a M/W18, W35 ed M50.

Devo dire che più di qualche tratto mi ha soddisfatto per il tipo di proposizioni pensate in sede di stesura dei tracciati.
Qualche ritoccatine qua e là è sempre ovviamente proponibile, soprattutto nella fase finale del percorso, ma è sui tratti che giudico interessanti che stavolta vorrei soffermarmi, evitando di richiamare l’attenzione come al solito sulle possibili migliorie alla stampa dei percorsi o sulle eventuali carenze progettuali o cartografiche.


Negli esempi proposti è da porre in evidenza come l’elemento scelta di percorso sia stato ben pensato dal tracciatore e come non sempre la scelta più immediata si riveli la più redditizia.

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