martedì, giugno 30, 2009

Buona estate


Terminata la prima parte di stagione è tempo di preparare le valigie per la solita ricerca di refrigerio a latitudini più consone al periodo, per la tradizionale Kainuun Rastiviikko e per ricaricare le batterie in attesa degli eventi autunnali.


A tutti i lettori del blog voglio quindi augurare una felice estate, ricca di esperienze positive e di giornate da ricordare.
Un pensiero in modo particolare lo vorrei però rivolgere a chi si sta adoperando per la buona riuscita del Mondiale Giovanile e della 5 giorni sui terreni alpini del Primiero e di Passo Rolle.

A presto (si fa per dire)

mercoledì, giugno 24, 2009

Millegrobbe e poi stop

Ultima uscita della prima parte di stagione (almeno per quanto mi riguarda) a Millegrobbe, un impianto del 2002 realizzato per la 5 gg. dei Forti.
La zona devo dire che risulta molto piacevole dal punto di vista orientistico: il terreno è molto vario, alternando zone aperte al semiaperto, al bosco molto veloce, alle porzioni dense di particolari rocciosi.
L’impianto lo giudicherei ben realizzato, anche se mi rimane qualche dubbio sulla precisione dell’altimetria nella costa dei primi punti.
Per quanto riguarda la stampa di carta e percorsi anche stavolta nulla da segnalare; direi anzi che questi ultimi sono stati disegnati con uno standard piuttosto elevato di precisione e di cura.



Il tracciato WA - M45 ha offerto molti spunti positivi riguardanti aspetti tecnici: un buon primo punto a distanza ragguardevole, una prima parte filante su terreno sufficientemente scorrevole, una parte centrale con cambi di direzione in aree particolareggiate, un tratto medio-lungo con diverse possibilità di scelta di percorso, una sequenza finale molto veloce con dislivelli minimi.
Se si eccettua la scelta del cippo (mucchio di sassi) come punto di controllo n. 8 (a 50 m. ve n’è un altro, identico, non segnato in carta) direi che il tracciatore ha svolto un lavoro più che egregio.

Un aspetto non esattamente positivo che vorrei tuttavia sottolineare riguarda il non cospicuo numero di concorrenti a manifestazioni di questo tipo, dove cioè l’Orienteering trova la sua giusta dimensione.
il dato non è così infrequente quest’anno e, con eccezione delle gare nazionali, negli ultimi mesi di maggio e giugno non abbiamo mai assistito al “pienone”.
Mi riferisco a manifestazioni di grosso richiamo quali possono essere le 2 gg. sull’Altopiano di Asiago o della Valsugana, o i Campionati regionali nelle regioni con il maggior numero di tesserati, o gare regionali del tipo proposto per la JTT Race.
I 225 concorrenti di Millegrobbe, arricchiti dalla presenza di alcuni atleti della nazionale giovanile finlandese, e dallo Youth National Team (ma è così brutto chiamarla Squadra Nazionale giovanile italiana?), confermano ancora una volta questo dato non esaltante.
Sarebbe a questo punto interessante verificare (più che sperare in un aumento del numero di tesserati) se il numero di partecipanti totali risulti in questo momento in crescita o in flessione, e agire poi di conseguenza.
Il dato non è da sottovalutare in quanto ritengo che la diffusione di una disciplina sportiva sia più realisticamente misurabile dal numero di praticanti, più che dal numero di tessere emesse.
Riferendomi a esempio alla regione alla quale appartengo, la partecipazione registrata domenica scorsa è risultata di 102 atleti, suddivisi tra la gara di Millegrobbe e il Campionato veneto Sprint di Alleghe.
102 atleti ritengo non sia un dato incoraggiante. Non lo è per il Veneto (800 e passa tesserati) ma non lo è per l’intero nostro movimento.
Pensiamoci.

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mercoledì, giugno 17, 2009

Commissioni quasi tutte al lavoro

La struttura della nostra Federazione com’è noto prevede l’istituzione di un certo numero di Commissioni, create con il principale scopo di proporre nuove soluzioni migliorative in ambito promozionale, normativo e gestionale.
Il lavoro di tali Commissioni riveste fondamentale importanza nella gestione della Fiso, in quanto rappresentano il vero strumento analitico e propositivo del Consiglio Federale il quale, da solo, non potrebbe certo far fronte a tutte le esigenze, vecchie e nuove, necessarie allo svolgimento dell’attività.
In parole povere le Commissioni lavorano, anche su diretto stimolo del Consiglieri (i quali ne fanno parte in qualità di responsabili), e il Consiglio da esecuzione alle proposte avanzate, dopo averne sancito, mediante delibere, la validità.
In questi primi sei-sette mesi di vita del nuovo Direttivo federale abbiamo letto o abbiamo ricevuto notizia di numerose nuove iniziative della Fiso.
Ecco allora che la Commissione calendario ci comunica l’elenco e le date delle gare nazionali 2010, la Commissione MTB-O ci informa sul programma e sulle iniziative del settore con comunicati vari, la Commissione marketing e comunicazione stila documenti ufficiali per stabilire i modi operativi dell’informazione, la Commissione formazione ci avvisa che nuovi corsi di aggiornamento e formazione sono programmati nell’anno in corso, la Commissione impianti aggiorna i Regolamento Impianti Sportivi , ecc.
Avrò sicuramente dimenticato di citare qualche altra iniziativa federale (scuola, trail-o, sci-o, squadre nazionali …) adottata nel frattempo, ma sicuramente non ho ancora trovato traccia dei lavori riguardanti due altre importanti Commissioni: la Commissione tecnica CO e la Commissione Regolamenti.
Se la memoria non c’inganna (considerato che nessun verbale è stato pubblicato in proposito) in occasione dello svolgimento dell’Assemblea elettiva dello scorso autunno 2008 si era discusso e stabilito praticamente all’unanimità sulla necessità impellente di mettere mano a due fondamentali strumenti: Statuto e Regolamento Tecnico.
Nel primo caso la necessità scaturisce dall’assoluta incertezza e casualità con la quale alcune basilari regole democratiche (diritto e numero di voti a esempio) trovano ora oscura applicazione.
Nel secondo caso più che di necessità di cambiamento si potrebbe parlare di “ricerca di evoluzione” di uno strumento tecnico basilare.
A quest’ultimo proposito è già da tempo che dibattiti sorti al di fuori dei canali istituzionali sul corretto uso delle griglie di partenza (intervalli tra i concorrenti, gruppi di merito, ecc.), sulla lunghezza delle gare nelle varie specialità (middle e long in particolare), sul possibile abbinamento di percorsi nelle gare nazionali, sulla stampa di carte e percorsi, vengono introdotti ma mai portati a compimento o a semplice discussione nelle opportune sedi.
In sintesi si ha come l’impressione che argomenti importanti come le variazioni allo Statuto e al Regolamento Tecnico vengano accantonati perché … troppo importanti, anziché essere affrontati con decisione.
A cosa è dovuta questa mancanza di iniziativa viceversa presente in altre Commissioni federali?
Problemi legati alla disomogeneità dei componenti? (nella Commissione CO a esempio ve ne sono ben 10, e tutti valentissimi tecnici federali).
Problemi legati a una scarsa capacità di gestione da parte dei responsabili? Problemi legati a vincoli burocratici imposti dal Consiglio federale?
Vorremmo sinceramente sbagliarci su queste ipotesi, e che la nostra si riveli un’inutile preoccupazione.
Ci piacerebbe insomma sapere che, viceversa, il dibattito ferve anche in tali Commissioni e che nuove iniziative e decisioni in merito verranno adottate quanto prima.
I fatti fino a ora tuttava smentiscono queste probabilità, e anche le risposte avute dai membri di Commissione interpellati in proposito lasciano pochi spazi ai dubbi (“Non sono mai stato convocato … la Commissione non si è mai riunita … in effetti non ne ho mai fatto parte … dobbiamo ancora iniziare a lavorare …”), ma sperare in un repentino cambio di rotta in fondo non ci costa nulla.
Attendiamo buone nuove dunque.

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lunedì, giugno 15, 2009

Valsugana in Altopiano

Per questa ennesima edizione della 2 gg. della Valsugana siamo tornati a Barricata di Grigno, lo spicchio trentino dell’altopiano di Asiago, già teatro dei Mondiali Master 2004 e dei Campionati Italiani 2005.
L’ambientazione della gara è certamente una delle più accattivanti delle nostre prealpi e i terreni sicuramente tra quelli che meglio coniugano il rapporto velocità-tecnicità.
Carta di gara: per ambedue le tappe l’organizzazione ha fornito i concorrenti di un “pratico” formato A4, molto resistente ai maltrattamenti e stampato con una laser di buona qualità.
La scarsa presenza del colore verde nel bosco ha facilitato il compito e la lettura dei dettagli. L’indicazione delle zone con presenza di schianti con il simbolo ripetuto della radice (x verde) di due diverse densità è stata, a mio avviso, un’ottima pensata, risultando molto ben decifrabile e precisa.
Stampa dei tracciati: di ottima realizzazione a mio avviso, con la giusta calibratura di colore, e con un buon disegno dei simboli (tratti, cerchi e numeri).
Tracciati: per ambedue le tappe il mio giudizio sul percorso M45 è ampiamente positivo, avendo i due tracciatori ben sfruttato le due diverse zone di bosco proposte; nel primo caso facendo in modo che il sentierone centrale non fosse troppo sfruttato per le scelte di percorso e giocando molto su cambi di direzione e attenta lettura della carta in zona dettagliata, nel secondo caso alternando tratti brevi e medio-lunghi su terreno ricco di insidie direzionali, evitando inoltre di condizionare la gara con l’attraversamento di zone segnate dai molti schianti.



Solo un paio di appunti.
Nella prima tappa M45 la serie 4-8 poteva essere prevista più all’interno, in almeno un paio di punti (5 e 8 a esempio) per evitare di usufruire troppo dell’aiuto della recinzione.
Nella seconda tappa il tratto più lungo (8-9) risulta anche il più facile e una allungatina più a sud-est (oltre quel verde1) avrebbe conferito al tracciato una difficoltà tecnica supplementare.

Un’ultima osservazione riguarda la composizione delle liste di partenza che, a mio giudizio, in questa occasione non sono state stilate con la dovuta accortezza, in particolare nella seconda tappa.
Una buona “griglia” in genere è garanzia di equità tra i concorrenti, e conferisce alla gara quel giusto grado di incertezza che la deve caratterizzare.
Per questo motivo è opportuno tenere buon conto di alcune piccole regolette, da applicarsi indistintamente fra tutte le categorie. A esempio non è opportuno inserire in partenza ravvicinata atleti notoriamente in competizione tra loro, o atleti della stessa società nella stessa categoria, e anche nel caso si dovesse necessariamente operare in questo modo è buona regola far partire l’atleta più accreditato davanti agli altri, evitando così di favorire i “ferrovieri”, un genere orientistico che difficilmente si estingue.

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lunedì, giugno 08, 2009

Metro più, metro meno

Ieri 7 giugno si è disputata la 4.a prova di Coppa Italia (o 3.a per chi non corre in Elite) su un impianto molto ben conosciuto dagli orientisti “anni ‘80”.
Sui pendii di Costalta si disputarono infatti i Campionati Italiani 1985 e numerose altre edizioni di gare nazionali e regionali; una anche l’anno scorso se pur nella parte nord dell’impianto.
La carta è indiscutibilmente la stessa, riveduta per l’ennesima volta e ampliata, ma solo poche categorie hanno potuto “visitare” le nuove zone cartografate.
Personalmente non ho trovato particolari novità rispetto alle gare disputate a Costalta in precedenza, e sul tracciato di gara (almeno quello propostomi) avrei qualche riserva di tipo tecnico.
Innanzitutto la partenza.
Sicuramente il comitato organizzatore si è premurato di trovare un luogo comodo, riparato dalle intemperie, fornito di molti servizi utili ai concorrenti (acqua, wc) ma ciò non sempre può corrispondere alle effettive esigenze agonistiche, e gli 85 m. di dislivello necessari per raggiungere il primo punto di controllo la dicono lunga da questo punto di vista.
Aggiungiamo in questo primo tratto anche una zona disboscata di difficile attraversamento, una zona vietatissima proprio sotto la linea rossa e alcune zone private al limite della strada e il quadro è completo: la partenza lì non andava messa, o quantomeno non andavano messi lì i primi due punti (un tratto diretto al terzo punto a esempio sarebbe stato più interessante e meno faticoso).
I tratti lunghi. In M50-M55 ne sono stati previsti due, ma posizionati parallelamente l’uno all’altro (a circa 200 m. di distanza) con punti di arrivo e partenza nella stessa zona di bosco. Ciò ha sicuramente causato un andata e ritorno con transito ravvicinato, e più precisamente sullo stesso tratto di sentiero.
Con un impianto così ampio suona quantomeno strano incontrare i propri avversari mentre percorrono in senso inverso il sentiero sul quale stiamo procedendo!
Le possibilità di miglioramento ci sarebbero state, a esempio abbassando il punto 8 e allungandone il tratto per raggiungerlo, ma soprattutto eliminando l’incrocio di metà gara, buono solo per far nuovamente incontrare i concorrenti in andata e ritorno e aggiungere dislivello al già cospicuo metraggio proposto.
A proposito: il dislivello.
Mi piacerebbe conoscere l’idea del tracciatore su quale fosse, per suo conto, il percorso ideale dal quale calcolare i 150 m. dichiarati.
Con tutta la buona volontà ne ho contati 270, quasi il doppio, e mi spiego:
partenza - punto 1 m. 85, 1 - 2 e 1 - 3 m. 0 (ma sfido chiunque a non aver fatto almeno 10 m. tra il 2 e il 3), 3 - 4 m. 70 (su entrambe le scelte più gettonate tra i concorrenti), 4 - 5 m. 0, 5 - 6 m. 25, 6 - 7 m. 40, 7 - 8 m. 0, 8 - 9 m. 50 (su entrambe le scelte più gettonate tra i concorrenti), dal 9 all’arrivo m. 0.
Totale dislivello m. 270.
Non vorrei addentrarmi in sterili polemiche ma non trovo a questo punto né corretto né produttivo (per la Fiso intendo) che gare ben tracciate e adeguate agli standard richiesti dai regolamenti e dall’importanza delle singole manifestazioni non vengano omologate solamente per meri problemi burocratici (a volte inventati tra l’altro), quali la non iscrizione agli albi, il ritardo di un giorno dell’invio dei documenti di gara, l’interpretazione personale dei regolamenti; mentre gare contenenti evidenti errori dovuti all’imperizia o alla poca esperienza delle figure tecniche principali passino sotto silenzio, o addirittura vengano additate come esempio da imitare.
A mio giudizio un tracciatore di gare nazionali deve (anche) saper calcolare il dislivello in modo corretto. In caso contrario come può stabilire l’adeguata lunghezza dei percorsi per le varie categorie?
I partecipanti alla gara è bene che sappiano prima ciò che li aspetta, e non trovarsi a meno di metà gara con già tutto il dislivello dichiarato (anzi di più) nelle gambe.
Non ho ancora controllato il dislivello della cat. W Elite ma quei 90’ di Christine in neanche 12 kmsf. (11,6 per la precisione) mi sembrano davvero tanti e mi fanno pensare a un dislivello compreso tra i 550 e i 650 m. sugli 8500 m. del tracciato.
Mi riprometto di farlo in una delle prossime serate, ma se qualcuno avesse già verificato …
Tralascio il discorso sulle griglie e sull’opportunità o meno di accoppiare percorsi di categorie diverse (M50 ed M55 a esempio) per un’ultima annotazione.
Mi sono divertito a ricostruire il percorso della mia categoria (M50 ed M55 appunto) usando una carta di Costalta in formato A4.


Trattandosi di una stampa tipografica (buona, niente da dire), in questo modo il comitato organizzatore avrebbe potuto ottenere su un formato A3 (quello usato per la gara) il doppio di percorsi, con un evidente risparmio di spesa.

Ovviamente per i percorsi più lunghi la cosa non sarebbe stata realizzabile, ma per i tracciati dai 6-7 km. in giù ciò si rendeva possibile, senza togliere inoltre la facilità per i concorrenti di gestire in gara un foglio A4 anziché A3.

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mercoledì, giugno 03, 2009

Un maggio verde due

Archiviata una buona edizione dei Campionati Italiani Middle il mese di maggio si presentava fitto di appuntamenti, con gare a tutti i livelli e con terreni molto vari.

Il 1° maggio è quasi diventata una consuetudine correre in Alto Adige, sui uno dei molti impianti dei quali il TOL dispone e anche stavolta è toccato ai prati e ai boschi di Nova Ponente. Devo dire che, nonostante quell’impianto sia ormai conosciuto e sfruttato, le sorprese (a volte anche negative) aspettano sempre dietro l’angolo, e sottovalutare l’apparente facilità di attraversamento di quei boschi e di quei pascoli potrebbe essere controproducente.

L’impressione tuttavia, personale ovviamente, è che quella carta abbia ormai bisogno di un potente “restiling”, magari adottando le nuove tecniche innovative di realizzazione delle carte base già in uso (laser scan tanto per intenderci).

A mio avviso un terreno valido come Nova Ponente merita a questo punto una carta più precisa, dove la navigazione ad alta velocità (e qui il terreno lo consente) fornisca ai concorrenti maggiore sicurezza e rappresenti il dettaglio in modo inequivocabile. Certo anche una stampa di qualità agevolerebbe la cosa, soprattutto evidenziando meglio le zone semiaperte del bosco e il tipo di vegetazione presente nelle zone paludose (nell’esempio sopra riportato è difficile riconoscere una palude aperta da una boscosa). Il tracciato di gara a questo punto passa in secondo piano.

A Bologna si è corsa la 3^ prova del Trofeo Nazionale Centri Storici. Stavolta niente piazza Maggiore (a quanto pare ci sono stati alcuni problemi di concessione con l’amministrazione comunale) ma ritrovo e arrivo posizionati in zona facilmente raggiungibile dalla stazione ferroviaria. Sulla carta niente da dire: gli impianti cittadini italiani hanno infatti ormai raggiunto un ottimo grado di affidabilità. Sul tracciato invece un paio di osservazioni. La prima riguarda l’uso di due nodi (per le cat. M45, W35 e M55) in posizioni non felicissime.



In particolare il nodo 9/12 non propone tratti particolarmente interessanti a causa forse della sua collocazione in zona, con accessi limitati e obbligati. Il precedente, 1/5, è sicuramente migliore.

La seconda osservazione riguarda la posizione dei punti 7 e 15: il primo sicuramente un angolo acuto obbligatorio, il secondo una sorta di tranello a fine gara, considerata la rappresentazione grafica (con presenza di sottopasso) della carta in quella zona.


Week-end di metà mese sull’Altopiano di Asiago, sull’impianto ampliato, teatro dei Campionati Middle di qualche anno fa. Se prima avevamo parlato di gare veloci, ora l’obiettivo si sposta sull’accortezza nella scelta di percorso in dipendenza della percorribilità molto ridotta. In effetti muoversi con una certa rapidità su quelle “coste” non è assolutamente facile, e anche le medie di gara dei nostri atleti più forti lo testimoniano. Inoltre, in questo caso, il fattore “interpretazione del terreno” gioca un ruolo importante nell’economia del risultato finale.



Di certo il lavoro che il cartografo è chiamato a eseguire in questi casi è assai impegnativo, per una serie di fattori: le pendenze accentuate, la presenza di moltissime forme rocciose, le forme stesse del terreno a volte non chiaramente identificabili proprio per la copertura sassosa presente in superficie. In ogni caso posso azzardare che è assai difficile ottenere un risultato migliore, in termini di prodotto cartografico, di quello propostoci in questa 2 giorni. Certo la generalizzazione può trarre talvolta in inganno, ma rimane l’unico modo per un utilizzo sensato di impianti di questo tipo, dove la leggibilità deve essere in ogni caso salvaguardata.

Riguardo ai tracciati di gara, (e mi riferisco alla W18, M45) forse avrei posto più attenzione alla calibratura dei tratti lunghi. In particolare nella prima tappa i due tratti più lunghi (1-2, 6-7) sembrano essere troppo condizionati dalla presenza della strada, che a Tanabek rappresenta un mezzo di spostamento troppo veloce rispetto alla corsa nel bosco. Nella tappa 2 secondo questo punto di vista le cose migliorano e il tratto lungo 7-8 propone anch’esso la strada come valida alternativa, ma in maniera meno evidente.



Settimana successiva nei dintorni di Trento, in alternativa alla prova prevista nel Veneto in Cansiglio (altra carta da rivedere, a mio giudizio). Sabato gara a sequenza libera al passo Cimirlo con partenza a cronometro ...



... e domenica al rifugio Maranza, sul nuovo impianto prodotto dall’US Villazzano -GS Scarpon.
Annunciato un terreno assai tecnico, la prova di Campionato trentino Middle in effetti non ha tradito le attese e la gara ha sicuramente premiato la poca titubanza nell’affrontare i molti ricami morfologici della zona. Nulla da segnalare per ciò che riguarda il rilievo, disegno e tracciati di gara, sicuramente a livello di molte gare nazionali. Semmai un appunto è da muovere al supporto cartaceo usato per la stampa, di facile deteriorabilità (vedi carta di gara del percorso WA, W20, M50).


Ultimo fine settimana in Valle di Fiemme, poco prima del Passo di Lavazè, per il Trofeo delle Regioni.

Anche in questo caso, a mio parere, impianto e tracciati sono stati all’altezza dell’importanza della manifestazione e la piacevolezza dei luoghi di gara ha certamentre contribuito a rendere il week-end fiammazzo degno di essere ricordato tra le gare simbolo del 2009.
La nuova tecnica di scansione al laser del terreno, per ottenere le basi necessarie al rilievo, ha inoltre fornito in questo caso un ottimo esempio di cosa si intenda per carta precisa.


Non sono molte a questo punto le osservazioni di tipo tecnico che mi sento di fare all’organizzazione di questa edizione del TdR. Tra queste sceglierei solamente quel “contromano” tra i concorrenti in gara e chi percorreva il sentiero per recarsi alla partenza, che possibilmente è da evitare per una serie di motivi; uno dei quali riguarda l’equità tra atleti che partono nei primi minuti e chi parte successivamente a questi.



E ora una considerazione finale di carattere generale. Negli ultimi week end orientistici ai quali ho partecipato le organizzazioni di gara hanno previsto il ritiro della cartina al termine della prova, e la riconsegna il giorno successivo. Questo secondo me è un errore non tanto tecnico, ma di costume del nostro sport, ed è inoltre (per dirla come Rossini nel "Barbiere") un’inutile precauzione.
Per ogni orientista trascorrere il dopo-gara, andare a cena o a riposare senza aver avuto la possibilità di commentare la propria prova, di confrontarsi con i propri avversari, di cercare di capire errori commessi o scoprire nuove possibilità di scelte di percorso, è un fastidio al limite dell’insopportabile. E il giorno dopo è già tardi.
Penso che non accada assolutamente nulla di irreparabile nel lasciare ai concorrenti la carta di gara dopo la competizione.
Senza contare il risparmio lavorativo in termini organizzativi.

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martedì, aprile 28, 2009

Un bosco d'argento

Questi Campionati Middle direi che ci hanno un po’ riconciliato con l’Orientamento italico: terreni di gara adattissimi a una specialità di questo tipo, tracciati ben calibrati, organizzazione generale di standard elevato.
La clemenza del tempo, soprattutto nella giornata delle semifinali, ha dato inoltre una grossa mano agli organizzatori, e la passeggiata per raggiungere il prato dell’arrivo o i mezzi parcheggiati a valle non ha pesato più di tanto.
Sul calcolo dei tempi di gara non ci sono inoltre riflessioni particolari da fare; in molti casi infatti il tracciatore ha saputo ben calibrare le esigenze delle varie categorie, e le differenze riscontrabili rispetto ai tempi ottimali sono, a mio avviso, da considerare assolutamente accettabili.
C’è da porsi semmai l’interrogativo di come gestire i tempi di percorrenza della specialità Long, nella speranza che in molti casi questa non si traduca in una Middle con l’aggiunta di un paio di tratte, tanto per arrivare ai 45-50 minuti totali delle categorie dove tali tempi sono previsti dal regolamento.
I percorsi che propongo sono, al solito, quelli della mia categoria di partecipazione ai Campionati. Per essere precisi i tracciati riguardano la M50 (qualificazione B e finale A).

L’aspetto cartografico in questa occasione mi ha tuttavia incuriosito più dei tracciati i quali, ripeto, mi sono sembrati all’altezza dell’importanza dell’evento.
L’impianto usato per questi Campionati è infatti molto particolare, per la presenza di tutte quelle buche-depressioni-doline artificiali che ne caratterizzano la morfologia, ed è appunto su tale caratteristiche che vorrei soffermarmi.
Come noto (ma forse anche no) questo “Altopiano dell’Argentario” è la rielaborazione di alcuni impianti già realizzati in passato sia per la C-O, sia per la MTB-O.
Uno di essi, “Prademalga” realizzato nel 1988 dal G.S. Argentario e utilizzato per la disputa di un paio di edizioni della staffetta Oripenta, ampliava, sovrapponendosi per un breve tratto, la carta di S.Colomba utilizzata per la prima 3 giorni internazionale d’Italia (1988), ripresentandone le stesse caratteristiche (buche e depressioni ovunque). In tali occasioni (sia per l’impianto di Prademalga, sia per quello di S.Colomba) si era tuttavia scelto di differenziare maggiormente la tipologia dell’oggetto prevalente, utilizzando quattro simboli convenzionali (v nera, v marrone, u marrone e depressione) anziché procedere a una maggiore generalizzazione, orientata verso il simbolo v marrone, come nel caso di questi Campionati Italiani.
Sicuramente il lavoro e soprattutto il criterio di scelta di un simbolo anziché un altro comporta un impegno aggiunto da parte dei cartografi, ma ritengo che la differenziazione più ricercata o l’utilizzo del simbolo circolare o ellittico di depressione potesse in questo caso aggiungere qualche elemento in più di informazione ai concorrenti, e una possibilità di scelta più ampia offerta al tracciatore per la posa dei punti di controllo.
Se addirittura esaminiamo l’impianto realizzato nel 1998 dalla Ski-O Promotion, ora rilevato nella titolarità dall’Or. Pergine, il quale tra l'altro comprendeva per intero il terreno della finale di domenica scorsa, potremmo constatare che anche in scala 1:15.000 l’utilizzo quasi esclusivo dei simboli circolari non introduce grossi problemi di lettura della carta, ma forse contribuisce a meglio precisare la posizione degli oggetti, più di quanto proposto con le v marroni.
Ciò non toglie tuttavia che il lavoro cartografico eseguito è risultato più che egregio, considerata la complessità dell’area.
A questo punto mi sono divertito a confrontare i due impianti (quello dell’Or. Pergine del 1998, più tardi anche aggiornato, e quello del Trent-O del 2009) con il tracciato della finale A della M50, per registrarne le impressioni visive di primo impatto.Ovviamente lo ripropongo affinché chiunque abbia la possibilità di poter giudicare quale dei due sia da preferire in ambito agonistico.

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