giovedì, novembre 12, 2009

WMOC 2013

“I Campionati Mondiali Master 2012 si disputeranno in Germania, all'Italia invece l'importante rassegna sarà assegnata per il 2013.”

Con questo laconico messaggio la Federazione Italiana di Orientamento ci informa che la candidatura della Puglia per il WMOC 2012 non è stata soddisfatta.
A questo punto però vien da chiedersi a quale regione italiana toccherà l’organizzazione dei WMOC 2013.
La risposta non è scontata, anche se ai più sembrerà ovvia, per ragioni differenti.
Sappiamo a esempio che nel luglio di quest’anno l’IMGA (l’Associazione Internazionale degli Sport per Veterani) ha assegnato a Torino l’organizzazione degli VIII World Masters Games, e che l’Orienteering è una delle discipline obbligatorie della rassegna.
Risulta a questo punto difficile pensare che si possa disputare, nello stesso anno e nello stesso paese il WMG di Orienteering e il WMOC, a patto di non farli coincidere, come del resto già accaduto in precedenti edizioni.
Ecco quindi la domanda: sarà dunque il Piemonte a organizzare il WMOC 2013?
Attendiamo fiduciosi notizie, speriamo meno concise, dalla nostra Federazione

Etichette:

lunedì, novembre 09, 2009

Bassano del(la) Grappa

Bassano mi pareva un posto tranquillo per ricominciare dopo la pausa impostami dai pendii della Valle d’Intelvi; quindi una sgambata per non arrivare a Venezia “a digiuno” mi sembrava la cosa migliore.
In effetti di cose particolari nella graziosa città ai piedi del Grappa se ne sono viste poche, quindi bene così … almeno per quel che riguarda caviglie e articolazioni. Parlando di cose tecniche invece ritengo ci sia materiale sufficiente per intavolare un discorsetto.
Partiamo dalla realizzazione cartografica.
La carta propostaci, pur nella sua sostanziale correttezza, ha mostrato alcune lacune dal punto di vista simbolico.
A esempio i limiti invalicabili (recinzioni, taluni muri) non sono stati indicati nel giusto spessore (le norme ISSOM prevedono 0,4 mm.) causando in alcuni casi errate interpretazioni da parte dei concorrenti.
Anche il simbolo usato per indicare i limiti degli edifici è apparso di dimensioni non conformi, risultando di spessore maggiore del richiesto.
I simboli ISOM2000 521 e 532 (muro non attraversabile e capitello) non sono inoltre previsti nella simbologia ISSOM, ma tuttavia usati per l’impianto bassanese.
Un’altra imperfezione cartografica riguarda l’indicazione di passaggi (sentieri in questo caso) in area privata. Così come proposto dalla carta di gara il dubbio per il concorrente permane: si passa o non si passa?



Sicuramente il parere che l’Omologatore Impianti o la Commissione Impianti può fornire alle Società produttrici in casi come questo (aggiornamento e adeguamento alla simbologia) è di fondamentale importanza. Il non richiederlo, oltre che andare contro al Regolamento vigente sull’impiantistica, non giova né ai produttori (i quali rischiano di non vedere omologata la gara da loro organizzata) né ai concorrenti i quali, in molti casi, si possono trovare di fronte a problemi di interpretazione non previsti in una equa competizione.
Passiamo al tracciato.
A Bassano ho corso in M45, M18 e la mia impressione generale è stata quella di un percorso privo di problemi orientistici, dove l’unico impegno richiesto al concorrente fosse quello di una corsa molto sostenuta.



Nel dettaglio:
P-1: tratto a scelta univoca con piccolo angolo acuto di ingresso e uscita dal punto (il cerchio rosso copre un muro non attraversabile); lettura della carta non troppo complicata, e quindi adatta a un primo tratto.
1-2: due scelte, a sinistra e a destra del punto, ma poca lettura fine.
2-3: direi scelta univoca e posizione del punto non troppo felice (al termine di una strada cieca).
3-4: scelta univoca e decisamente troppo rettilinea, dove in pratica la linea rossa traccia da sola il percorso da seguire.
4-5: anche in questo caso scelta univoca (a sud) in quanto a nord il percorso sarebbe stato più lungo e tortuoso. Nessuna difficoltà di lettura e interpretazione.
5-6: idem come sopra con percorso “obbligato” a giungere al punto da est.
6-7: lo stesso; percorso obbligato con posizione del punto al termine di una strada cieca.
7-8: due o forse tre scelte, comunque parallele, della stessa difficoltà e lunghezza.
8-9: scelta logica univoca. All’approssimarsi del punto qualche imprecisione di rilievo (un bivio con recinzione in legno non segnato, una quota del punto non esatta).
9-10: due scelte, ma praticamente di identica difficoltà.
10-11: scelta univoca con piccolo tranello: il margine basso del bosco è delimitato da una recinzione non valicabile.
11-12: scelta univoca con eccezione per gli ultimi 150 m. del tratto. Punto di controllo inoltre posizionato nella parte alta della scalinata, che poi va ridiscesa dallo stesso lato.
12-13: due scelte, stavolta reali.
13-14: scelta univoca dall’interno (la scelta esterna è più lunga), e quindi angolo molto acuto.
14-15: scelta univoca.
15-16: scelta univoca.
16-17: scelta univoca e angolo molto acuto (ingresso e uscita dallo stesso lato).
17-18: due scelte, entrambi interessanti e diverse tra loro. La prima da ovest, la seconda da est, attraverso il parco e lungo il parcheggio.
18-19-A: tratti finali senza storia.
A mio avviso per una prova di Trofeo Nazionale Centri Storici ci si sarebbe potuti attendere tracciati più ricchi di problemi orientistici; certo Bassano non è Venezia a livello di complessità viaria, ma alcuni accorgimenti consigliati da manuali evidentemente poco consultati, potevano essere adottati.
Per semplicità riporto qualche esempio di tratto (due in centro storico, 15-16-17, due nella zona residenziale e artigianale, 2-3-4) che avrebbero conferito più incertezza dal punto di vista tecnico, anziché privilegiare solo il lato fisico della gara.

Etichette: ,

WMOC 2012 in Germania


Apprendiamo dal sito internet della Federazione Tedesca di Orientamento che la IOF ha deciso di assegnare alla Germania l'organizzazione dei Campionati del Mondo Master 2012.

Per la Puglia l'appuntamento pare però sia solo rimandato di un anno.


Per i dettagli attendiamo ora l'annuncio ufficiale anche della nostra Federazione

Etichette:

giovedì, ottobre 01, 2009

Andrew Howe (Hau, Hou, Houe ... - buona la prima)

Per Mikhail Mamleev il tempo sembra non essere dunque trascorso.
Lo ricordiamo infatti nel 2002 quando giunse secondo nella classifica finale di Coppa del Mondo nel suo periodo di forma più redditizio. Dopo sette anni quella forma sembra essere tornata e già per la seconda volta in breve tempo ha avuto la facoltà di salire su un podio mondiale.
Stavolta gli è toccato un argento nell’ultima prova Middle alle finali di Coppa del Mondo 2009, svoltesi in Svizzera pochi giorni or sono.
Fa un certo effetto poter leggere ITA nelle primissime righe di una classifica mondiale, non c’è dubbio, considerando che, almeno stavolta, nessuno avrà niente da ridire sulla prestazione del nostro rappresentante, battuto solo dal neo Campione del Mondo Long.
Fa un certo effetto anche se, erroneamente, la IOF ci attribuisce già un podio mondiale proprio in quell’edizione 2002 della Coppa del Mondo, vinta da Valstad, NOR, davanti appunto a Mamleev, ITA.
Speriamo di poterci fare l’abitudine alle alte quote. Speriamo soprattutto di poter vedere che anche alle spalle del formidabile Russo, ora Italiano, qualcosa si sta muovendo. Le recenti ottime prestazioni di Klaus Schgaguler a esempio, e l’impegno costante dei nostri atleti Elite ci autorizzano a credere che prima o poi il salto di qualità ci sarà.
Diversamente un’altra abitudine che dovremmo necessariamente prendere sarà quella di assimilare e fare nostri nomi a noi poco familiari; un po’ quanto accade in ogni disciplina sportiva insomma, e magari cercare di pronunciarli nella maniera corretta. Non si pretende di diventare tutti dei Franco Bragagna ma uno sforzo in tal senso suonerebbe come una forma di rispetto e di considerazione per chi ci rappresenta. Nicolò Corradini era facile da dirsi, Mikhail Mamleev un po’ meno (anche Schgaguler non è male comunque), soprattutto per noi Veneti così riottosi all’apprendimento delle lingue straniere.
L’alternativa sarebbe quella di italianizzare tutto, e gli Orientisti di vecchia data ricorderanno sicuramente i grandi campioni degli anni ottanta Giorgio Mortaccini, Ovidio Antonio, Mortirio Braglia e Toro Savoldi, i quali con nomi più “nostrani” ci sembravano assai più vicini di quanto in realtà lo fossero.
(A proposito, ve l'ho mai detto che Janne Salmi in Italia sarebbe Giovanni Stretto - stretto in senso geografico: Gibilterra, Dardanelli, Messina ....)
Sarebbe come vedere ora in vetta alle classifiche un certo Michele Mandelli, o qualcosa del genere (magari potrei chiedere a Giovanni Faetanini quale potrebbe essere una traduzione logica dal Russo). Ma questa è un’altra storia.

Bando alle ciance passiamo alla tecnica.
Si parlava di prove finali di Coppa del Mondo 2009, ebbene qualcosa che non mi convince nelle prove Middle e Sprint di Zurigo l’ho trovata, anzi più d’una.
Prova Middle maschile: lunghezza km. 5,6, dislivello 310 m.
Ho provato anche in questo caso a verificare il dislivello dichiarato e devo dire che gli Svizzeri in questo campo sono proprio … Svizzeri. Non un metro in più, né uno in meno.

Sul tracciato non c’è molto da dire in quanto, a mio parere, ben calibrato per la specialità, con molti tratti a concentrazione massima e un tratto lungo intermedio di corsa prevalente su strada.
Il dislivello leggermente fuori standard (5,5%) ha tuttavia provocato un abbassamento delle medie di corsa, e di conseguenza un tempo del vincitore leggermente basso (32.27) per una Middle. Non è infatti usuale correre a 3.44 al kmsf. nel bosco, ma ciò è dovuto in gran parte al molto dislivello proposto. E’ infatti constatabile che una maggiore pendenza media del tracciato comporta una velocizzazione della prova in termini di minuti/kmsf. (contrariamente a ciò che si potrebbe pensare).
Per fare un esempio pratico consiglio agli increduli di provare a correre con la stessa intensità 100 m. con 10 m. di dislivello (0,2 kmsf.) e 200 m. con 0 m. di dislivello (0,2 kmsf.). I 100 m. in salita risulteranno più veloci.
Ciò che mi ha convinto meno è la realizzazione cartografica.
Avverto in pratica l’impressione di trovarmi di fronte a una carta degli anni ottanta, in prevalenza simbolica, anziché adeguata agli standard di rappresentazione attuali più legati alla realtà del territorio o, se vogliamo, all’aspetto visivo puro e semplice. A esempio l’uso del simbolo Isom 414 (limite di coltivazione - tratto nero di spessore mm. 0.12) per delimitare le zone boscose dai terreni aperti, è una costante della cartografia da Orienteering elvetica, quando in molte altre realtà orientistiche si è diffuso l’uso del simbolo 416 (limite di vegetazione - successione di punti neri).
A suffragio di questa tesi ci vengono in aiuto le specifiche delle norme cartografiche, che per questo secondo simbolo recitano: bordo evidente di bosco o bordo molto evidente di vegetazione all’interno del bosco.

Prova Sprint maschile: lunghezza km. 3,27, dislivello 80 m.
In questo caso, viceversa, ho trovato di buonissima fattura la realizzazione cartografica, ma avanzerei qualche riserva sul tracciato, non dimenticando che si trattava di una prova finale di Coppa del Mondo.


Punto 1: angolo acuto al 90%, e prevederlo al primo controllo non è da finale di Coppa del Mondo. Ho calcolato che il tempo medio dei concorrenti più forti per giungere al punto 1 è stato di 55”, ai quali aggiungere altri 18” per ritornare sui propri passi al vertice nord dell’edificio. Totale 1’13”. Il concorrente successivo, partito 1’ dopo, in 13” aveva la possibilità di raggiungere il vertice nord del primo edificio, scorgendo quindi chi lo precedeva in partenza nel tratto 1-2.
Punto 9. si trova sul percorso di una delle due scelte possibili per andare dal 2 al 3. Sarebbe stato a mio avviso meglio toglierlo e, dall’8, andare direttamente al 10, aggiungendo in tal modo una seconda scelta di percorso.
Tratti 10-11 e 11-12: poiché trattasi di tratti praticamente a scelta obbligata, tanto valeva eliminare il punto 11, che oltretutto disturba la lettura del tratto 1-2.
Punto 16: angolo acuto evitabile ponendo il 17 più vicino al fiume, e offrendo così un’alternativa per il punto 18.
Punto 20: inutile, anzi toglie un’alternativa di scelta per il raggiungimento del 21. La soluzione poteva essere quella di toglierlo del tutto o di posizionarlo più a est, allontanando in questo caso il tratto dal punto 15 (quindi facilitandone la lettura) e aggiungendo una seconda scelta di percorso.

Etichette: ,

martedì, settembre 22, 2009

Curve e caviglie

Per la 2 giorni lombarda 2009 si è scelto di gareggiare (titoli regionali long e middle in palio) in Valle d’Intelvi, un bellissimo altopiano tra i laghi di Como e Lugano.
Una rapida occhiata alla carta ci fa comunque capire che su un territorio del genere le pendenze difficilmente si possono rivelare benevoli, e che sicuramente i tracciatori in questi paraggi sono chiamati a porre particolare attenzione all’aspetto dislivello.
In effetti il primo assaggio, quello di sabato con la gara long, ha confermato i timori, proponendo pendenze medie (così almeno per il percorso M45 – MAK) molto vicine al 9%. E così diviene ormai mia consuetudine diffidare di quanto riportato nelle caratteristiche ufficiali dei percorsi, annunciate prima delle gare o indicate nelle descrizioni punti consegnate ai concorrenti. Per questa M45 ho calcolato 345 m. di dislivello in luogo dei 265 ufficiali (comunque ben superiori al limite del 5% consigliato).
Una mia convinzione è che alcuni concetti di base del tracciamento vengono spesso trascurati, e questo tanto in gare regionali, come in gare di maggiore importanza (vedi post sui Campionati Italiani). Sicuramente i motivi per posizionare la partenza a quota inferiore all’arrivo potremmo anche trovarli, ma che il fatto si ripeta con troppa frequenza può suonare come campanello d’allarme.
Negli anni ’80 quando la buona abitudine di organizzare corsi nazionali (di base, per tracciatori e direttori di gara, per cartografi) comportava un serio impegno organizzativo, e soprattutto un punto di riferimento sicuro per gli interessati alla materia, il conseguente sforzo di uniformare e uniformarsi a metodologie e concetti forniva alle manifestazioni, a mio avviso, un livello qualitativo migliore.
Oggi, con impianti sicuramente migliorati, con tecnologie che facilitano di molto il compito organizzativo, questi concetti di base vengono trascurati, o quantomeno oscurati da pseudo esigenze logistiche.

Per tornare alla gara di sabato vediamo quali aspetti possono in questo caso essere migliorati.
Del dislivello complessivo ho già detto, e 345 m. su 4,0 km. mi sembrano eccessivi.
L’ascesa al punto 3 l’avrei sfruttata meglio, magari con un successivo punto alla stessa quota, anziché rimandare subito in basso i concorrenti.
Il punto 4 è, a mio avviso, un angolo acuto, tra l’altro molto faticoso (ripida discesa e poi ripida salita sullo stesso versante.
I punti 6 e 10 sono anch’essi a forte rischio angolo acuto.

Infine una breve nota grafica sul disegno del punto di controllo 3.


Etichette:

lunedì, settembre 14, 2009

Orienteering adventure

Per l’edizione 2009 dei Campionati Italiani Long e Staffetta siamo tornati sull’Appennino emiliano, nel Piacentino per essere più precisi, terra del famoso Gutturnio.
Come per S.Anna Pelago, anche per quest’anno, si è trattato di utilizzare un impianto già conosciuto, e usato nel 2007 per una gara regionale lombarda.
Monte Morìa tuttavia ha ospitato entrambe le prove tricolori, a differenza di S.Anna Pelago, e forse i 5 kmq. e poco più del territorio cartografato sono risultati un po’ “strettini” per una manifestazione di tale portata (Campionato Italiano Long, Coppa Italia, Campionato Italiano a Staffetta, gara di WRE).
Il terreno, tutto boscato e con poche diversità orografiche e di vegetazione, è risultato in ogni caso interessante dal punto di vista orientistico. I due tracciatori hanno inoltre sciorinato delle buone proposte ai concorrenti, e i percorsi in definitiva non sono mai risultati banali e scontati.
Dell’ampiezza limitata dell’impianto ne hanno tuttavia risentito alcuni percorsi in quanto, scegliendo di mantenere la stessa zona arrivo per individuale e staffetta, inevitabilmente alcuni punti di controllo sono risultati reciprocamente molto ravvicinati nelle due prove; una possibile casualità che andrebbe tenuta in debito conto.
A sinistra due punti della gara individuale, cat. M50, a destra due punti della staffetta, cat. M45.



Ribadendo in ogni caso la bontà del lavoro svolto in fase di tracciamento, vediamo quali aspetti non mi hanno pienamente convinto:
Gara Long
A mio avviso il dislivello di gara non è stato calcolato in modo corretto, almeno per quanto riguarda la categoria M50. Secondo i miei calcoli i 230 m. dichiarati dovrebbero essere portati ad almeno 315, e ciò tenendo conto anche di più di un percorso “più logico o ideale”. La posizione della partenza inoltre (più bassa di 40 m. rispetto all’arrivo!) ha certamente contribuito ad accrescere l’altimetria finale dei percorsi e ha fatto in modo di dover concentrare nella parte finale di gara buona parte del dislivello (105 nei 4 tratti finali).





Indipendentemente dalla validità della proposizione dei tratti, per quanto riguarda la posizione dei punti di controllo ho avuto la sensazione che alcuni di questi fossero poco definiti, soprattutto nelle zone di verde 1, dove il riconoscimento dell’andamento del terreno risultava problematico.




Gara di Staffetta
Stesso problema riscontrato per la gara individuale: a mio avviso il percorso M45 presentava 305 m. di dislivello in luogo dei 240 dichiarati, con una distribuzione leggermente migliore (anche se i 110 m. della seconda parte non hanno lasciato scampo a molti frazionisti).



Non mi è inoltre piaciuto il sistema di transito, cambio e arrivo: troppi incroci tra i concorrenti in arrivo e in transito e quindi poca chiarezza nell’identificare la reale situazione di gara. Qualcuno si sarà anche accorto che, in carta, ultimo punto e arrivo sono stati rappresentati fuori posto, proprio per non creare ulteriore confusione nel disegno del tracciato. Un arrivo in senso contrario alla partenza (due corridoi separati, l’arrivo a Sud, la partenza a Nord) avrebbe aggiunto più spettacolarità e semplicità.

Una considerazione riguardante la realizzazione cartografica.
Personalmente ho trovato l’impianto molto ben realizzato, anche se le due stampe (individuale e staffetta) sono risultate assai differenti per leggibilità (colori più contrastati per la staffetta, quindi più leggibili, a eccezione della tinta nera leggermente “allargata”, e quindi decifrabile con maggiore difficoltà).
Per quanto riguarda l’introduzione del nuovo simbolo (linee verdi verticali su fondo verde 1 e 2), non credo abbia generato problemi di lettura e interpretazione.
L’uso personalizzato di simbologia non a norma rimane tuttavia a mio avviso una pratica da sconsigliarsi in assenza di pareri degli organi federali preposti, soprattutto in gare come questa di importanza internazionale.

Etichette: ,

lunedì, settembre 07, 2009

Vigilia in Carinzia

Per la rifinitura finale in vista dei Campionati Italiani di domenica prossima (ma rifinitura è una parola grossa in quanti molti non disputavano gare da almeno 40 giorni), parecchi orientisti italiani hanno scelto di andare sul Wörthersee, vicino a Velden, in Austria.
L’impianto usato per questa terza prova della “Coppa 3 Regioni” presenta le caratteristiche di alcune zone delle nostre Alpi, con bosco a fustaia di abete rosso, colline talvolta rocciose e zone paludose.
Un terreno molto vario e impegnativo per i continui saliscendi, anche se brevi, che il tracciatore ha proposto ai concorrenti.
La carta vera e propria, secondo il mio giudizio, è stata realizzata con molta abnegazione e professionalità, ma certamente la mancanza di una carta base valida ne ha talvolta condizionato la precisione, soprattutto per quanto riguarda curve di livello e posizione delle forme lievi del terreno. Una carta che una decina d’anni or sono sarebbe insomma stata giudicata ottima, ma che con le attuali tecnologie potrebbe essere certamente migliorata.
Il tracciato WA – M45 – M50 non è stato davvero malaccio. In esso erano contenuti molti dei problemi orientistici tipici della specialità Long: tratti brevi, lunghi, cambi di direzione, lettura della carta in zone particolareggiate, scelte di percorso …
Se un appunto si può fare riguarda la posizione di alcuni punti di controllo, e più precisamente delle lanterne, talvolta “infrattate” in angusti varchi rocciosi.
Esperienza in ogni caso molto positiva, considerata la lunghezza dei percorsi e il fattore tecnico che li dominava.
Nella carta che viene proposta qui sotto è indicato il percorso da me effettuato (errori - ! - e orrori - !! - compresi) con l’indicazione (?) delle zone di difficile interpretazione orografica e di posizione delle forme di terreno più lievi.
Il miglior tempo nelle tre categorie è stato ottenuto dal vincitore dell’H45 in 56’ circa.

Etichette: