Ieri 7 giugno si è disputata la 4.a prova di Coppa Italia (o 3.a per chi non corre in Elite) su un impianto molto ben conosciuto dagli orientisti “anni ‘80”.
Sui pendii di Costalta si disputarono infatti i Campionati Italiani 1985 e numerose altre edizioni di gare nazionali e regionali; una anche l’anno scorso se pur nella parte nord dell’impianto.
La carta è indiscutibilmente la stessa, riveduta per l’ennesima volta e ampliata, ma solo poche categorie hanno potuto “visitare” le nuove zone cartografate.
Personalmente non ho trovato particolari novità rispetto alle gare disputate a Costalta in precedenza, e sul tracciato di gara (almeno quello propostomi) avrei qualche riserva di tipo tecnico.
Innanzitutto la partenza. Sicuramente il comitato organizzatore si è premurato di trovare un luogo comodo, riparato dalle intemperie, fornito di molti servizi utili ai concorrenti (acqua, wc) ma ciò non sempre può corrispondere alle effettive esigenze agonistiche, e gli 85 m. di dislivello necessari per raggiungere il primo punto di controllo la dicono lunga da questo punto di vista.
Aggiungiamo in questo primo tratto anche una zona disboscata di difficile attraversamento, una zona vietatissima proprio sotto la linea rossa e alcune zone private al limite della strada e il quadro è completo: la partenza lì non andava messa, o quantomeno non andavano messi lì i primi due punti (un tratto diretto al terzo punto a esempio sarebbe stato più interessante e meno faticoso).
I tratti lunghi. In M50-M55 ne sono stati previsti due, ma posizionati parallelamente l’uno all’altro (a circa 200 m. di distanza) con punti di arrivo e partenza nella stessa zona di bosco. Ciò ha sicuramente causato un andata e ritorno con transito ravvicinato, e più precisamente sullo stesso tratto di sentiero.
Con un impianto così ampio suona quantomeno strano incontrare i propri avversari mentre percorrono in senso inverso il sentiero sul quale stiamo procedendo!
Le possibilità di miglioramento ci sarebbero state, a esempio abbassando il punto 8 e allungandone il tratto per raggiungerlo, ma soprattutto eliminando l’incrocio di metà gara, buono solo per far nuovamente incontrare i concorrenti in andata e ritorno e aggiungere dislivello al già cospicuo metraggio proposto.
A proposito: il dislivello.
Mi piacerebbe conoscere l’idea del tracciatore su quale fosse, per suo conto, il percorso ideale dal quale calcolare i 150 m. dichiarati.
Con tutta la buona volontà ne ho contati 270, quasi il doppio, e mi spiego:
partenza - punto 1 m. 85, 1 - 2 e 1 - 3 m. 0 (ma sfido chiunque a non aver fatto almeno 10 m. tra il 2 e il 3), 3 - 4 m. 70 (su entrambe le scelte più gettonate tra i concorrenti), 4 - 5 m. 0, 5 - 6 m. 25, 6 - 7 m. 40, 7 - 8 m. 0, 8 - 9 m. 50 (su entrambe le scelte più gettonate tra i concorrenti), dal 9 all’arrivo m. 0.
Totale dislivello m. 270.
Non vorrei addentrarmi in sterili polemiche ma non trovo a questo punto né corretto né produttivo (per la Fiso intendo) che gare ben tracciate e adeguate agli standard richiesti dai regolamenti e dall’importanza delle singole manifestazioni non vengano omologate solamente per meri problemi burocratici (a volte inventati tra l’altro), quali la non iscrizione agli albi, il ritardo di un giorno dell’invio dei documenti di gara, l’interpretazione personale dei regolamenti; mentre gare contenenti evidenti errori dovuti all’imperizia o alla poca esperienza delle figure tecniche principali passino sotto silenzio, o addirittura vengano additate come esempio da imitare.
A mio giudizio un tracciatore di gare nazionali deve (anche) saper calcolare il dislivello in modo corretto. In caso contrario come può stabilire l’adeguata lunghezza dei percorsi per le varie categorie?
I partecipanti alla gara è bene che sappiano prima ciò che li aspetta, e non trovarsi a meno di metà gara con già tutto il dislivello dichiarato (anzi di più) nelle gambe.
Non ho ancora controllato il dislivello della cat. W Elite ma quei 90’ di Christine in neanche 12 kmsf. (11,6 per la precisione) mi sembrano davvero tanti e mi fanno pensare a un dislivello compreso tra i 550 e i 650 m. sugli 8500 m. del tracciato.
Mi riprometto di farlo in una delle prossime serate, ma se qualcuno avesse già verificato …
Tralascio il discorso sulle griglie e sull’opportunità o meno di accoppiare percorsi di categorie diverse (M50 ed M55 a esempio) per un’ultima annotazione.
Mi sono divertito a ricostruire il percorso della mia categoria (M50 ed M55 appunto) usando una carta di Costalta in formato A4.
Trattandosi di una stampa tipografica (buona, niente da dire), in questo modo il comitato organizzatore avrebbe potuto ottenere su un formato A3 (quello usato per la gara) il doppio di percorsi, con un evidente risparmio di spesa.Ovviamente per i percorsi più lunghi la cosa non sarebbe stata realizzabile, ma per i tracciati dai 6-7 km. in giù ciò si rendeva possibile, senza togliere inoltre la facilità per i concorrenti di gestire in gara un foglio A4 anziché A3.
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