Di male in peggio
In un precedente post intitolato “Veneto in picchiata” avevo cercato di formulare alcune ipotesi sulle cause della rapida discesa del movimento orientistico veneto alla luce dei numeri riguardanti affiliazioni, tesseramenti e partecipazione all’attività.
In particolare una di queste ipotesi riguardava il fenomeno della costituzione delle “macrosocietà”. Riporto il contenuto di quanto da me sostenuto:
“Un altro fattore che determina un diradamento dell’attività è la costituzione, spesso spontanea, di macrosocietà.
Se infatti da un certo punto di vista la società molto ricca di tesserati, tecnici e atleti di valore è garanzia di solide strutture organizzative di ogni tipo, dall’altro concentra su di sé tutti questi fattori, fungendo da unico fulcro per l’organizzazione di gare, corsi, centro di reclutamento e addestramento atleti, e per l’ottenimento di risultati agonistici di prestigio.
Attualmente il Veneto dispone di almeno 11 maestri, 30 istruttori, e di un considerevole numero di tecnici iscritti agli albi allenatori, tracciatori, omologatori, direttori di gara, ma l’attività formativa è svolta da anni da una sola società.
Altro elemento frenante, ma non meno importante, è la scarsa collaborazione e unità d’intenti tra le società. Troppo spesso si assiste a diatribe per questioni di territorialità, di titolarità d’impianti, di competenza organizzativa, o dove anche semplici regole di convivenza, se non proprio quelle riferite al rispetto dei regolamenti, vengono ignorate per troppa superficialità o per riempire solo il proprio granaio.”
Purtroppo le vicende venete di questo ultimo periodo non fanno che confermare questa tesi.
In un calendario spesso avaro di manifestazioni è infatti incredibile constatare la contemporaneità di gare della stessa disciplina e dello stesso livello, nell’ambito dello stesso territorio regionale a distanza reciproca non superiore a 50 km., e soprattutto la scorrettezza dimostrata da certe “potenti” società nell’inserire in calendario, a giochi fatti e ad accordi già presi e resi pubblici, proprie manifestazioni con lo specifico intento di fare concorrenza ad altre già in programma.
A chi giova tutto ciò?
Alle piccole società che magari organizzano solo quell’evento per poter finanziare la propria attività annuale?
All’immagine della struttura federale interessata, incapace di gestire un calendario composto di poche gare?
Ai rapporti tra società e società? (e ci stupiamo poi di diatribe territoriali o di contenziosi!)
In particolare una di queste ipotesi riguardava il fenomeno della costituzione delle “macrosocietà”. Riporto il contenuto di quanto da me sostenuto:
“Un altro fattore che determina un diradamento dell’attività è la costituzione, spesso spontanea, di macrosocietà.
Se infatti da un certo punto di vista la società molto ricca di tesserati, tecnici e atleti di valore è garanzia di solide strutture organizzative di ogni tipo, dall’altro concentra su di sé tutti questi fattori, fungendo da unico fulcro per l’organizzazione di gare, corsi, centro di reclutamento e addestramento atleti, e per l’ottenimento di risultati agonistici di prestigio.
Attualmente il Veneto dispone di almeno 11 maestri, 30 istruttori, e di un considerevole numero di tecnici iscritti agli albi allenatori, tracciatori, omologatori, direttori di gara, ma l’attività formativa è svolta da anni da una sola società.
Altro elemento frenante, ma non meno importante, è la scarsa collaborazione e unità d’intenti tra le società. Troppo spesso si assiste a diatribe per questioni di territorialità, di titolarità d’impianti, di competenza organizzativa, o dove anche semplici regole di convivenza, se non proprio quelle riferite al rispetto dei regolamenti, vengono ignorate per troppa superficialità o per riempire solo il proprio granaio.”
Purtroppo le vicende venete di questo ultimo periodo non fanno che confermare questa tesi.
In un calendario spesso avaro di manifestazioni è infatti incredibile constatare la contemporaneità di gare della stessa disciplina e dello stesso livello, nell’ambito dello stesso territorio regionale a distanza reciproca non superiore a 50 km., e soprattutto la scorrettezza dimostrata da certe “potenti” società nell’inserire in calendario, a giochi fatti e ad accordi già presi e resi pubblici, proprie manifestazioni con lo specifico intento di fare concorrenza ad altre già in programma.
A chi giova tutto ciò?
Alle piccole società che magari organizzano solo quell’evento per poter finanziare la propria attività annuale?
All’immagine della struttura federale interessata, incapace di gestire un calendario composto di poche gare?
Ai rapporti tra società e società? (e ci stupiamo poi di diatribe territoriali o di contenziosi!)
All’immagine di queste macrosocietà che si arrogano il diritto di fare impunemente il bello e il cattivo tempo?
Etichette: politica federale

