Seconda prova di Coppa Italia a Prato (terza per le categorie Elite) a distanza lunga.
E lunga è stata, con tracciati decisamente tecnici e condizioni ambientali “toste”.
Il terreno di gara era noto, e pertanto non ci si poteva certo aspettare di correre sul velluto o su dolci pendii. Monteferrato è un impianto molto particolare: bosco rado, ripide ascese, fondo ovunque sassoso, sentieri facilmente confondibili; un impianto dove predisporre tracciati possibilmente non “micidiali” e, nello stesso tempo, tecnicamente validi, non era compito da poco.
Direi che stavolta il tracciatore non ha deluso, e la gara è stata all’altezza dell’importanza assegnatale. Se diamo un’occhiata ai tempi di percorrenza delle varie categorie potremmo anche trovare qualche difetto in eccesso, ma ritengo che ciò sia imputabile nella maggior parte dei casi alla temperatura decisamente estiva di questa domenica, ben diversa dal quella domenica 15 aprile 1984, quando disputai la mia prima gara di Orientamento a Bedolpian, con il lago di Serraia ghiacciato e trovando, in alcuni punti del tracciato, un metro di neve.
Per quel che mi riguarda Adriano Bettega promosso a pieni voti e quindi “bentornato Orienteering”.
Prima di passare all’esame del percorso che mi è stato proposto gli appunti che mi sento di muovere.
Carta: direi molto buona, considerata la particolarità. Per assegnare l’eccellenza avrei preferito che taluni sentieri fossero indicati con gradazioni differenziate, anziché con un unico simbolo: in effetti viottoli larghi non più di trenta centimetri e sentieri di un metro e mezzo non venivano distinti, e ciò può aver creato qualche iniziale imbarazzo.
Con tutti gli elementi rocciosi presenti avrei inoltre evitato di rappresentare le panchine.
Organizzazione: a parte il problema del ritardo, non ho ben compreso il motivo, e non ne condivido la decisione, della variazione degli orari di partenza e del cambio di categoria di alcuni atleti di prestigio rispetto a quanto pubblicato su Internet.
Tracciato: il mio, M50, molto buono: variazioni di lunghezza, cambi di direzione, dislivelli ben distribuiti. Tutti gli ingredienti fondamentali ben miscelati. Come detto, tempo di gara leggermente al di sopra della norma, ma condizionato dal clima. Un ristoro a metà gara sarebbe stato molto gradito.
Note tecniche positive.
Opportuna la prima tratta lunga: su un terreno “rognoso” è infatti sicuramente preferibile non creare assembramenti di concorrenti alla ricerca di punti nelle vicinanze della partenza. Meglio dunque questo tratto iniziale lungo e già “tecnico” a uno breve e magari fortunoso.
Opportuna la scelta di ubicazione dei punti di controllo su oggetti e forme ben riconoscibili: in tal modo viene premiato l’atleta che opera le scelte di percorso migliori non penalizzandolo nel ritrovamento della lanterna.
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