martedì, maggio 29, 2007

Quando va buca ...

Tornando all’argomento “oggetti ravvicinati” e all’attenzione che il tracciatore dovrebbe porre nello scegliere questi oggetti per posare i punti di controllo, è bene ricordare che gli oggetti puntiformi sono di varie forme e dimensioni, e spessissimo è il loro ingombro sulla carta e la loro leggibilità a determinarne l’idoneità a ospitare una lanterna.

Esempio. L’oggetto “piccolo masso” ha un ingombro sulla carta di circa 28 mq., essendo un simbolo circolare di 0,6 mm. di diametro nella scala 1:10.000 e di 0,4 mm. nella scala 1:15.000. Questo sta a significare che su una superficie di forma quadrata di 100 mq. di terreno (1 mmq. in una carta in scala 1:10.000) non è possibile rappresentare 2 massi senza evitare che essi si tocchino. Eppure in 100 mq. di terreno due massi possono benissimo trovar posto rimanendo a debita distanza reciproca (anche 10 m.). E’ addirittura possibile che 4-5 massi prendano posto in 100 mq. di terreno rimanendo a debita distanza reciproca.

Questo per spiegare che gli oggetti “orientistici” in carta sono rappresentati con un po’ di sproporzione, ovviamente per renderli leggibili. Ciò però comporta un piccolo inconveniente, e cioè che la posizione esatta sul terreno di questi oggetti, laddove siano fra loro ravvicinati, viene leggermente alterata dal cartografo.
Il “piccolo masso” dell’esempio è il simbolo puntiforme più piccolo di quelli usati nelle carte per Orientamento, ma ve ne sono altri molto più grandi che, conseguentemente, amplificano il problema.
Eccoci quindi arrivati alla piccola depressione, la U marrone.
Questo simbolo ha un ingombro sulla carta di circa 62 mq., anche se spesso una piccola depressione in realtà non occupa più di 7-8 mq.
In zone particolarmente fitte di depressioni, grandi o piccole che siano, se il cartografo vuole rappresentarle tutte è costretto a posizionarle spostandole un po’ di qua e un po’ di la, al fine di renderle tutte leggibili.
Esempio. Se in un quadrato di terreno di 400 mq. dovessero esistere 10 di queste piccole depressioni il cartografo sarebbe costretto a usare non meno di 4 mmq. di carta in scala 1:10.000 per renderle tutte leggibili, vale a dire 1600 mq. di terreno, e cioè quattro volte la superficie reale.
In questo modo il concorrente in procinto di raggiungere un controllo posto presso uno di questi oggetti, potrebbe essere indotto in errore proprio da questa necessaria correzione grafica operata dal cartografo.
Compito del tracciatore in questo caso, sarà quella di evitare di collocare punti di controllo ove l’affollamento di oggetti rappresentati con lo stesso simbolo non consente l’esatta e possibilmente rapida identificazione degli stessi.

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lunedì, maggio 28, 2007

Ancora sassate (stavolta di ghiaccio)

Che l'inclemenza del tempo fosse annunciata non mitiga certo la pesante doccia (scozzese in questo caso) che molti concorrenti hanno subìto, loro malgrado, verso le 10.40 - 11.00 di domenica 27 maggio 2007 in località Pian del Gacc.
Poco prima della partenza i più sfortunati e temerari hanno altresì dovuto chiedere ospitalità alle fronde di qualche folto abete rosso presente in zona -3', cercando di evitare la fitta sassaiola ghiacciata impietosamente scatenatasi verso quell'ora.
La gara (per la cronaca il sottoscritto è partito alle 10.50, in piena bagarre meteo) ne ha risentito, almeno nel mio caso, per la difficoltà di lettura della carta, soprattutto nelle zone punto ricche di molti particolari (piccole depressioni per la maggior parte). I tracciati, pur presentando una buona alternanza di lunghezza dei tratti e numerosi cambi di direzione, hanno, proprio per tale motivo, sofferto di significativi rallentamenti del ritmo di corsa, non consueti in un impianto come quello del lago di S.Colomba, notoriamente abbastanza veloce.
Sicuramente con condizioni meteo migliori la dislocazione dei punti di controllo nelle zone costellate di buche e depressioni avrebbe creato meno problemi ai concorrenti, ma le situazioni di assembramento in zona punto con annunci liberatori del tipo "E' quiiii!!" si stanno ripetendo con allarmante frequenza, e compito dei tracciatori dovrebbe essere anche quello di evitare che ciò accada.

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venerdì, maggio 25, 2007

Una bella differenza

Alcuni anni fa Pierpaolo Corona ideò, riferendosi a un lavoro già sviluppato in Svezia in precedenza, una “tabella colori” rapportata ai terreni della nostra penisola.
Tale tabella, inserita ufficialmente nel RTF, rappresenta un chiaro riferimento per la progettazione dei percorsi, in dipendenza della categoria: lunghezze, difficoltà … riassunte poi in un colore, tanto più scuro quanto il percorso si riferisse a categorie sempre più “prestigiose”.


Riferirsi alla tabella colori del Pier è d’obbligo in un caso come quello della middle ai Laghi di Fusine dove, viceversa, le difficoltà non sono state a mio giudizio ben calibrate.
L’esempio che propongo ha lo scopo di esemplificare il concetto.
Punto 1. In questo caso il concorrente non dovrebbe avere difficoltà di lettura e di interpretazione.
Il controllo è una depressione abbastanza ampia situata nella parte superiore di un colle, nel suo versante sud piatto. Sul pendio che porta a questa zona piatta sono presenti molti cocuzzoli rocciosi e massi vari. Un po’ più a nord si alza una cresta trasversale che rappresenta la sommità del colle: una linea di arresto abbastanza evidente.
In base a questa disamina il concorrente opera la sua scelta di percorso (es. dalla traccia di sentiero a ovest del punto, oppure dalla radura in basso …).


Punto 2.
Ammesso di riconoscere i cocuzzoli a nord del sentierino per poter attaccare il punto, la definizione, la forma del terreno, la dislocazione del punto di controllo rispetto agli oggetti che lo circondano è in questo caso estremamente problematica; le forme del terreno sono poco o per niente leggibili.
A distanza di 5 giorni, nella calma della scrivania con un ampio schermo davanti, e con un’immagine molto ingrandita, per quanto mi riguarda è ancora un problema decifrare questo punto di controllo.
Per la cronaca la descrizione dice: “tra il masso e il cocuzzolo”.



La conclusione alla quale vorrei giungere è che, in presenza di terreni di questo tipo, il tracciatore ha il dovere di operare delle opportune distinzioni, e magari porsi alcune domande, del tipo:
è questo un punto facilmente “leggibile” anche da un supermaster?
è questa una zona di terreno proponibile per le categorie Junior sotto i 17 anni?
è questo un punto di controllo “fortunoso”?

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giovedì, maggio 24, 2007

Piano-forte

L’ultimo quesito di Rusky mi ha solleticato ad approfondire “scientificamente” la questione relativa al tipo di terreno proposto nelle gare di Orientamento.
Io sostengo che più la cartina è di lettura problematica e più il terreno è accidentato (chiamatelo pure “tecnico” se volete) più la differenza “di rendimento” delle varie categorie si allarga, ovviamente con l’aumentare o il diminuire dell’età rispetto alla categoria assoluta.
Per chiarire meglio il concetto mi avvalgo di alcuni esempi e di una tabella, ricavata dalle medie dei vincitori (primi tre classificati) delle categorie ME (scelta come categoria di riferimento), M16, M 50 e WE, ottenute nelle gare nazionali 2007 sino a ora disputate.
La tabella ci mostra quanto più lenta è la media di corsa delle categorie sopraccitate rispetto alla categoria maschile assoluta.
Come si può vedere, mentre la differenza tra ME e WE si mantiene costante (tra il 40 e il 44%) indipendentemente dal tipo di terreno, di cartina e di gara, le categorie M16 ed M50 risentono molto di più di questi cambiamenti.
In particolare la categoria master M50 risulta essere più veloce dell’assoluta WE su terreni ad alta percorribilità e pochi ostacoli (Sprint di Fusine, Aviano), sullo stesso livello in terreni misti (Val Vigezzo), e invece più lenta su terreni con ostacoli e cartine a lettura problematica (Monteferrato, Fusine-middle).
Tra i giovani i dati, pur subendo sbalzi più accentuati, confermano tale tendenza, e cioè che in presenza di cartine a lettura problematica e di terreni “lenti” il gap con la categoria assoluta si amplifica.
Tanto per assegnare un parametro di riferimento, potrei teorizzare quindi che un aumento della media di corsa superiore al 50% rispetto alla categoria assoluta equivale a un percorso non adatto, lungo il quale gli atleti più che competere in bravura (velocità, lettura, orientamento) sono impegnati nella decifrazione di cartine estremamente complesse e nella ricerca di zone accessibili al transito senza “rischiare l’osso del collo”.
Del resto il solo dato della media di corsa evidenzia questa anomalia. A 6’ al kmsf. l’andatura (per un M50) è sostenuta e in linea con le caratteristiche richieste dal nostro Sport; a 11’ al kmsf. si tratta di un avanzamento problematico e per niente piacevole.

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lunedì, maggio 21, 2007

Preso a sassate

La prima cosa che mi viene di affermare a distanza di ventiquattr’ore dal termine di questa 2 giorni tarvisiana riguarda la diversità di atteggiamento di giudizio finale dei partecipanti nei confronti delle due gare nazionali svoltesi in Friuli.
A mio giudizio ai Laghi di Fusine abbiamo assistito a 4 gare ben distinte: 2 gare molto apprezzate e quindi combattute e avvincenti, e 2 gare che viceversa hanno deluso le aspettative.
Campionato Italiano Sprint.
I commenti dei primi concorrenti che giungono al traguardo (atleti master in questo caso) sono entusiastici: gara molto veloce, terreno privo di ostacoli significativi, tracciati filanti e quindi ideali per una prova sprint.
A frenare l’euforia iniziale ci pensa però Marco Seppi, atleta elite specialista della Sprint, il quale, avvicinato dal “nostro” narratore ufficiale (in costante progresso qualitativo, a mio parere) senza usare parafrasi o mezzi termini afferma che, così come proposta in questa occasione, la gara non si allinea ai canoni adottati in sede internazionale, e quindi non può in alcun modo fungere da riferimento alla preparazione dei nostri atleti alle competizioni europee e mondiali.
Due pareri in netto contrasto, eppure ambedue da condividere a seconda delle esigenze specifiche, non tanto del singolo atleta, ma di ciascun gruppo di categorie (junior, assoluti, master).
Coppa Italia a distanza media.
La storia si ripete all’opposto: pareri entusiastici da parte di atleti elite, commenti sconsolati di molti concorrenti master.
Christine Kirklechner (in questo momento la nostra atleta più in forma) addirittura auspica di trovare tutte le domeniche terreni simili a quello proposto per questa gara middle; atleti master di punta al contrario fanno intendere di avere già tracciato una bella croce sulla carta dei “Laghi di Fusine”.
E’ un ritornello già sentito: Aviano, Monteferrato, Val Vigezzo e ora Fusine.
Ormai è chiaro che dal punto di vista tecnico (cartina e tracciati) il “fossato” si sta allargando e ciò che può risultare idoneo per i nostri atleti di punta, non lo è più per giovani e master.
Terreni e cartine come quella in scala 1:10.000 dei Laghi di Fusine potrebbero risultare adattissime alla disputa di un mondiale assoluto; per una gara junior nutro qualche seria riserva. Per una competizione tra veterani non se ne parla nemmeno.
Ieri nel bosco la gara vera e propria ha riguardato un numero di atleti limitato, diciamo gli agonisti a livelli d’eccellenza; per il resto è stato tutto un susseguirsi di girovaghi alla problematica decifrazione di un fantastico labirinto marrone e nero, di un rincorrersi di grida di sorpresa (“LA CINQUANTAQUATTRO E’ QUI!!), di un ininterrotto quiz naturalistico (“Mi sai dire dove ci troviamo? Hai visto la 80? No, ma li dietro c’è la 78, se ti accontenti …”).
Ritengo quindi doveroso che il settore tecnico della nostra federazione debba a questo punto agire con molta più avvedutezza, e soprattutto imporre ai controllori (i Delegati Tecnici) di lavorare con quella professionalità, tra l’altro auspicata dal nostro presidente all’inizio del suo mandato, che ancora risulta latitante.

Il Nord-Est Tarcento a mio giudizio merita una menzione speciale: uno standard organizzativo sicuramente tra i migliori visti negli ultimi anni, sotto ogni punto di vista. E dilungarsi in ulteriori elogi non farebbe che diluirne la portata.

Delle carte e dei tracciati ne ho parlato in termini generali, in quelli che investono cioè l’aspetto politico; ma entrando nello specifico, esprimendo quindi un parere di parte, non posso che confermare il giudizio precedente. Vista da un master del mio livello (a voi stabilire quale sia) la prova di sabato ha soddisfatto i requisiti di gara sprint: elevata percorribilità del terreno di gara, assenza di ostacoli significativi lungo il percorso, assenza di incroci, numero di punti limitato, dislivelli minimi. Con queste caratteristiche le medie di gara si sono abbassate sensibilmente, pur rispettando i tempi di percorrenza stabiliti dal Regolamento, e la gara alla quale abbiamo assistito è risultata effettivamente di caratteristiche diverse da una gara a media o a lunga distanza.


Sulla gara di domenica, avendo a disposizione un impianto particolare come quello dei Laghi di Fusine, avrei cercato di non penalizzare la velocità di navigazione delle categorie super master (quelli che corrono con gli occhiali per intenderci) utilizzando meno punti di controllo e quindi tratti di percorso più lunghi. La difficoltà di lettura e di interpretazione del rilievo ha infatti condizionato la prova dei concorrenti (basta dare un’occhiata ai tempi dei vincitori per rendersene conto) soprattutto nei tratti intermedi, nella zona di carta compresa tra i due laghi. In questi tratti anche atleti esperti hanno accumulato molti minuti di errore.

Per ribadire un concetto già espresso, direi che la ricerca di nuovi e più particolari terreni di gara può rientrare sicuramente nell’ottica del miglioramento tecnico dei nostri atleti “nazionali”, ma ciò non può condizionare l’attività sportiva dell’intero movimento orientistico, composto per il 95 % da atleti non elite.
Un compromesso è sicuramente raggiungibile.
Troppe volte ormai assistiamo alla disputa di gare nazionali, dove atleti elite e “amatori” spesso percorrono le stesse tratte, nello stesso istante, sugli stessi terreni particolarmente impegnativi.

Vorrei concludere ringraziando pubblicamente Klaus Schgaguler per l’impercettibile ma significativo gesto di cortesia reciproco verificatosi durante la gara di domenica.

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giovedì, maggio 17, 2007

Aridatece l'Azzimuttino!



Mi sento in dovere di segnalare che il titolo è ispirato a una celebre richiesta vox populi di Gerardo Steve durante una delle ultime edizioni dell'Oripenta. In quell'occasione le classifiche tardarono "un attimo" a essere esposte e il buon Geri esclamò in romanesco: "Aridatece lo stenditoio!"

Ma ve lo ricordate? (L'azimutino in questo caso, non Geri Steve)

Era il nostro insostituibile compagno di viaggio durante le trasferte. Comodo, tascabile, un utilissimo supporto cartaceo dove attingere indirizzi, numeri di telefono, informazioni, regolamenti gare, punteggi di tutti gli atleti, appuntamenti agonistici nazionali e internazionali, classifiche.

Dalla forma iniziale a libretto, edito dall'allora CISO, formato 10 x 20 cm. (e 4 pagine interne in tutto), si era mano a mano trasformato, prima in un pieghevole di cartoncino (del formato chiuso di 8 x 13 cm. (edizione 1985), poi in un libretto vero e proprio, stile vademecum, come quello apparso nel 1994 nel formato 11 x 16 cm. di ben 70 pagine interne.
Dal 1994 l'Azimutino, come nel frattempo lo chiamavamo, ha subìto altre e importanti trasformazioni, aggiungendo di anno in anno notizie e informazioni del nostro sport.

Per questo motivo era diventato un fondamentale strumento di propaganda per la nostra cerchia di amici, colleghi di lavoro e conoscenti, illustrando in modo chiaro e succinto come si articolava l’organizzazione di una Federazione sportiva come la nostra.
Ogni volta che ne regalavamo delle copie ci sembrava di raccontare la storia del nostro Sport.

Alle copertine anonime, che di edizione in edizione mutavano il colore, si sostituirono ben presto le copertine colorate, con le fotografie di atleti in gara, e il formato del prezioso libretto crebbe fino all'ultimo prodotto che conosciamo, di 15 x 21 cm.
Ricordiamo che nel 2005 qualcuno si era persino lamentato perché sulla prima pagina appariva la foto di un’atleta svizzera.

Nel 2006 ne furono realizzate addirittura due edizioni, con tanto di concorso per la miglior copertina.
17 maggio 2007, domanda: CARA FISO, DOV'E' FINITO IL NOSTRO AZIMUTINO?

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martedì, maggio 15, 2007

Campionati sloveni 2007

Lo scorso fine settimana si sono disputati i Campionati sloveni a Distanza Lunga e a Staffetta nei pressi di Logatec, sui terreni dell’edizione 2006 della Cerkno Cup.
E’ stato come tornare un po’ indietro nel tempo, quando l’Orientamento in Italia era praticato da 2-300 appassionati e molto si contava sulla partecipazione di atleti provenienti dai vicini stati confinanti.
In effetti il prato d’arrivo anche stavolta non presentava un colpo d’occhio “da O-Ringen”, ma l’organizzazione ha funzionato egregiamente, le cartine e i terreni di gara si sono dimostrati impegnativi (a volte sin troppo) e l’esperienza è stata sicuramente valida.
Parlando di tracciati di gara non si può dire che abbiano deluso le attese, soprattutto in considerazione della complessità del terreno di gara, infarcito di doline pietrose e vegetazione a volte poco penetrabile. In questo caso la presenza di una intricata rete di sentieri ha talvolta dato una mano per la navigazione, ma ha anche confuso le idee, rendendo praticamente molto simili zone di terreno dislocate a breve distanza reciproca, favorendo quindi gli errori paralleli e le uscite dal punto con angolature errate.
A Logatec ho corso in M45 (la M50 non c’era) e questo tracciato, una volta presa confidenza con la carta, consigliava sicuramente di non abbandonare i sentieri se non a breve distanza dai punti di controllo. Il mio percorso, come si può ben vedere, si interrompe tuttavia a 50 m. dal 5° punto, a causa di una roccia vagante nel bosco, in possesso di aguzzi spuntoni a livello rotule; le mie, come noto, non si trovano ad altezza rassicurante, quindi l’impatto di quella sinistra è stato inevitabile. In tal modo i miei 95” di vantaggio accumulati fino a quel momento sul vincitore si sono volatilizzati e il tubetto di Arnica di Fulvio Pacor ha poi provveduto (molto più tardi) a tamponare il danno in vista della staffetta del giorno dopo.

Tranne che per le categorie assolute, la staffetta dei campionati sloveni si è svolta a due frazionisti, ma anche in questo caso il bosco e la collocazione dei punti ha provveduto a non rendere la gara una semplice “gara campestre” , cosa rara da vedersi in una prova di staffetta. Per la verità in questo caso avrei però non ecceduto con il numero di punti di controllo (18 su 3,5 km. nella M45), soprattutto per rendere più leggibile la carta e per offrire qualche problema in più di scelta di percorso. L’ammassamento di punti nel finale di gara è spesso causa di punzonature errate o mancanti (…)

Poco male. L’esperienza di correre (dove era possibile ovviamente) in un terreno molto impegnativo dal punto di vista fisico e tecnico, ha sicuramente giustificato una trasferta a distanza ragionevole da casa, con due gare predisposte da organizzatori ammirevoli per impegno e precisione.

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mercoledì, maggio 09, 2007

Una corsa finita con troppo anticipo

Di fronte a certe notizie mancano le parole per esprimere le nostre emozioni.
Oskar era uno dei nostri più fieri avversari, sempre combattivo e generoso, in gara come nella vita di tutti i giorni.
Bastava chiedere e lui non si tirava mai indietro, sempre entusiasta e disposto a dare una mano a tutti, anche lontano da casa.
Il suo improvviso ritiro ci lascia costernati e sbigottiti.
Una di quelle persone da non dimenticare, assolutamente.

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lunedì, maggio 07, 2007

Luci e ombre in Val Vigezzo

Questi Campionati Italiani a Distanza Media passano in archivio con non poche perplessità.
La più importante, a mio giudizio, è il disinteresse, o quantomeno l’incompetenza delle figure tecniche federali a garanzia della qualità delle gare nazionali.
Ancora una volta importanti eventi, e un Campionato Italiano lo è, non vengono curati dal punto di vista tecnico nella loro interezza. Mi riferisco a due cose in particolare: la stampa della carta di gara e dei percorsi, e la composizione delle griglie di semifinale e di finale.
E’ incomprensibile come, in una delle manifestazioni più importanti dell’anno, possa essere usata una cartina di gara stampata con uno standard così scadente.
Ovviamente non si sta parlando del rilievo e del disegno (che ho trovato in verità molto buono) ma della stampa tipografica e del disegno e stampa dei percorsi. Una stampa dove il colore nero è troppo tenue per essere ben riconoscibile, sovrastato da un colore giallo troppo tendente all’arancio. Un disegno dei percorsi non curato nei particolari, dove tratti e cerchi non vengono interrotti per facilitare la lettura dei particolari e dove i numeri sequenziali dei controlli spesso si confondono con le forme del terreno.
Una mancanza di cura tale può solo significare un lavoro fatto in fretta all’ultimo momento, quando ormai non resta più tempo per rimediare oppure, ipotesi ancora più grave, un mancato controllo da parte dei responsabili organizzativi e, soprattutto, da parte del Delegato Tecnico della Fiso.
Quanto alle griglie io ho esaminato in particolar modo quelle relative alla mia categoria: la M50. Ebbene non solo le due batterie non allineavano lo stesso numero di concorrenti (35 nella A e 37 nella B) ma l’evidente sbilanciamento di partecipanti (quasi tutti i più forti nella batteria B, la più numerosa) ha creato un grosso squilibrio nei tempi di qualifica: 46’07” il tempo necessario per qualificarsi nella batteria B, 53’17” per la batteria A.

(semifinale B M50)


Discorso stranieri. L’anno scorso in Primiero si erano verificati problemi a causa dell’inserimento di atleti stranieri tra gli aventi diritto alla qualificazione. Quest’anno quel problema è stato risolto ma in compenso si è aggiunta confusione nella composizione delle griglie di partenza. In semifinale gli atleti svizzeri sono stati fatti partire per primi (e perché solo gli Svizzeri?), in finale tutti assieme, Italiani e stranieri. Inspiegabile.


Sullo svolgimento vero e proprio delle gare resta poco da dire quando simili leggerezze ne condizionano l’andamento. Tuttavia vorrei spendere due parole sui tracciati che, leggibilità scadente della carta a parte, mi sono sembrati ben strutturati e decisamente impegnativi dal punto di vista tecnico, in considerazione anche della limitata estensione della zona di gara.


Anche l’organizzazione generale mi è parsa all’altezza: i servizi essenziali hanno funzionato e la logistica ben strutturata, anche dal punto di vista spettacolare.


Questo mi porta a fare una considerazione, e cioè che in generale il livello organizzativo potenzialmente potrebbe essere di qualità elevata, se esistesse un supporto tecnico decisivo da parte federale. In queste prime tre gare nazionali l’impressione è invece di una volontà e sforzo ammirevole da parte delle società organizzatrici, ma di un’assenza o, quantomeno, di una notevole approssimazione da parte degli organi di controllo della federazione.


I regolamenti a questo proposito spesso non vengono osservati e lo standard qualitativo delle gare non è mai costante: talvolta sono i tracciati a non essere all’altezza, talvolta la carta, talvolta vengono stravolte le regole scritte e quelle dettate dal buon senso. In Val Vigezzo, a esempio, abbiamo imparato che l’iscrizione in una determinata categoria, può essere variata anche poco prima della partenza della gara, a semplice richiesta del concorrente.



(finale A M50)

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giovedì, maggio 03, 2007

Tre giorni in Baviera

Alla fine ci siamo ritrovati in una quindicina di connazionali a saggiare i terreni e i percorsi di questa tre giorni. Del resto il calendario nazionale non offriva un granché di appetibile, e stanchi di gare sprint e middle su terreni per lo più conosciuti o poco invitanti, abbiamo affrontato volentieri questi 5-600 km. per raggiungere Deggendorf e le sue foreste di abeti e faggi. L’organizzazione generale bada molto al sodo, senza fronzoli particolari ma completa ed efficiente, e tutto fila liscio, dalla segreteria, alle sistemazioni logistiche, al servizio ristorazioni, all’organizzazione tecnica della gara.
Parliamo dei percorsi.
Come di consueto, nelle gare nazionali e internazionali, ho corso in H50 (in Germania, Austria, Svizzera, Finlandia … si chiama ancora così). Le lunghezze dei percorsi si aggiravano sui 7,5 kmsf., e da noi equivarrebbe a un tempo del vincitore tra i 45 e i 50 minuti (Monteferrato a parte).
A mio giudizio i tracciati proposti hanno evidenziato, pur presentando qualche ombra della quale riferiremo, l’intenzione di proporre strane forme di problemi orientistici, talvolta banali, ma ai quali spesso non siamo abituati.
Il dettaglio della prima tappa.
Primo appunto: durante il riscaldamento sul sentiero che ospita la zona partenza transitano trasversalmente molti concorrenti di categorie veterani (dalla H/D 55 in su) in entrambe le direzioni, e ciò un po’ ci stupisce in quanto disturbano alquanto la concentrazione di chi è in attesa di partire, e soprattutto fornisce informazioni (un punto di controllo non è visibile ma è fin troppo chiara la sua collocazione) rendendo involontariamente non equa la competizione. Fortunatamente la mia categoria non prevede un incrocio simile e la prima parte di gara propone alcuni tratti in costa (della stessa lunghezza) per i quali è necessario un buona lettura delle linee d’arresto. Il terreno, pur in presenza di zone sassose, è abbastanza veloce e la visibilità è alta. Al punto 4 il primo di quei punti di controllo che non definirei “bingo” ma che per la sua posizione non particolarmente evidente richiede un avvicinamento “con le dovute cautele”. Ne faccio infatti le spese al punto 6, in un tratto dove, considerata la lunghezza, dovrebbe essere premiata la scelta di percorso più saggia anziché la fortuna di trovare l’avversario che esce dal punto nascosto tra la folta vegetazione. L’ultima parte di gara la definirei “incommentabile” perché di nessuna valenza orientistica, alternando tratti con punti posati tra il verde 2 e il verde 3, con tratti di collegamento tra le siepi del prato finale. Un percorso insomma che ci aveva illuso all’inizio, ma che è poi naufragato nella seconda parte. Quindi sauna, piscina e birra per rilassarsi.

Seconda tappa.
Stessa musica di ieri, con i concorrenti dell’H55 e oltre, partiti da una quindicina di minuti, che sfrecciano trasversalmente tra i gazebo della partenza. Probabilmente, pensiamo tra di noi, al tracciatore piacerà creare dibattiti tra i concorrenti mentre attendono di partire! Pure stavolta, a noi dell’H50 e dell’ H16 ci va bene, anche se il tratto per raggiungere il primo controllo sarebbe logico percorrerlo in direzione opposta a quello di affluenza dei concorrenti in zona partenza. La gara vera inizia al tratto 3-4, anche se la scelta migliore per percorrerlo si sviluppa per il 90% su sentiero. Seguono una serie di tratti in costa molto simili ai tratti iniziali della prima tappa. Il finale non entusiasma: il punto 10 è praticamente a ridosso della strada (perché non anticiparlo e tenerlo lontano dai sentieri?), e così pure il successivo.
Qualcosa meglio della prima tappa, soprattutto nella seconda parte, ma con particolari ancora poco curati (collocazione dei punti vicinissimi a linee di arresto a esempio).
Quindi altra sauna, altra nuotata e altra birra.
Terza tappa.
Era un po’ che non si partiva a caccia (ma da noi esiste ancora questo tipo di partenza?) quindi la novità ci stuzzica a concludere in modo degno. La carta è quella del giorno prima (di buon livello, niente da dire) e la direzione dei percorsi cambia da antioraria a oraria (era logico prevederlo). Stavolta niente incroci strani in partenza e concorrenti che ben presto spariscono dalla visuale. Primi tratti brevi, non particolarmente problematici (se non per chi ha eccessiva fretta) e poi i tratti lunghi. Il 3-4 risente molto della posizione a ridosso del prato del 3° punto di controllo. Un tratto 2-4 sarebbe stato molto più interessante per la scelta di percorso. Anche la posizione del 4° punto di controllo condiziona la scelta del tratto successivo, per il quale l’aggiramento del colle verso sud ovest sembra decisamente improbabile. I tratti successivi sono, a mio giudizio, di una banalità sconcertante e così vengono “bruciati” 2 km. di gara meritevoli di miglior destinazione.
Finale di gara in discesa, con tratti brevi praticamente unidirezionali e con punti di controllo identici (masso, masso, masso …), tanto è vero che riesco a regalare 2 minuti ai miei avversari pensando di aver già raggiunto l’11° controllo anzichè il 10°
Premiazioni a mezzogiorno!

Riassumendo:
- ottima organizzazione, dove l’essenzialità ha consentito la precisione e la puntualità;
- percorsi non particolarmente curati nella loro interezza dal punto di vista tecnico, ma correttamente dimensionati e, nel complesso, trattandosi di una 3 gg., divertenti;
- cartine di buona qualità, sia per quanto riguarda il rilievo, sia per quanto riguarda disegno e stampa (su supporto antiacqua);
- logistica decisamente di buonissimo livello.
Vielen dank

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