Questi Campionati Italiani a Distanza Media passano in archivio con non poche perplessità.
La più importante, a mio giudizio, è il disinteresse, o quantomeno l’incompetenza delle figure tecniche federali a garanzia della qualità delle gare nazionali.
Ancora una volta importanti eventi, e un Campionato Italiano lo è, non vengono curati dal punto di vista tecnico nella loro interezza. Mi riferisco a due cose in particolare: la stampa della carta di gara e dei percorsi, e la composizione delle griglie di semifinale e di finale.
E’ incomprensibile come, in una delle manifestazioni più importanti dell’anno, possa essere usata una cartina di gara stampata con uno standard così scadente.
Ovviamente non si sta parlando del rilievo e del disegno (che ho trovato in verità molto buono) ma della stampa tipografica e del disegno e stampa dei percorsi. Una stampa dove il colore nero è troppo tenue per essere ben riconoscibile, sovrastato da un colore giallo troppo tendente all’arancio. Un disegno dei percorsi non curato nei particolari, dove tratti e cerchi non vengono interrotti per facilitare la lettura dei particolari e dove i numeri sequenziali dei controlli spesso si confondono con le forme del terreno.
Una mancanza di cura tale può solo significare un lavoro fatto in fretta all’ultimo momento, quando ormai non resta più tempo per rimediare oppure, ipotesi ancora più grave, un mancato controllo da parte dei responsabili organizzativi e, soprattutto, da parte del Delegato Tecnico della Fiso.
Quanto alle griglie io ho esaminato in particolar modo quelle relative alla mia categoria: la M50. Ebbene non solo le due batterie non allineavano lo stesso numero di concorrenti (35 nella A e 37 nella B) ma l’evidente sbilanciamento di partecipanti (quasi tutti i più forti nella batteria B, la più numerosa) ha creato un grosso squilibrio nei tempi di qualifica: 46’07” il tempo necessario per qualificarsi nella batteria B, 53’17” per la batteria A.
Discorso stranieri. L’anno scorso in Primiero si erano verificati problemi a causa dell’inserimento di atleti stranieri tra gli aventi diritto alla qualificazione. Quest’anno quel problema è stato risolto ma in compenso si è aggiunta confusione nella composizione delle griglie di partenza. In semifinale gli atleti svizzeri sono stati fatti partire per primi (e perché solo gli Svizzeri?), in finale tutti assieme, Italiani e stranieri. Inspiegabile.
Sullo svolgimento vero e proprio delle gare resta poco da dire quando simili leggerezze ne condizionano l’andamento. Tuttavia vorrei spendere due parole sui tracciati che, leggibilità scadente della carta a parte, mi sono sembrati ben strutturati e decisamente impegnativi dal punto di vista tecnico, in considerazione anche della limitata estensione della zona di gara.
Anche l’organizzazione generale mi è parsa all’altezza: i servizi essenziali hanno funzionato e la logistica ben strutturata, anche dal punto di vista spettacolare.
Questo mi porta a fare una considerazione, e cioè che in generale il livello organizzativo potenzialmente potrebbe essere di qualità elevata, se esistesse un supporto tecnico decisivo da parte federale. In queste prime tre gare nazionali l’impressione è invece di una volontà e sforzo ammirevole da parte delle società organizzatrici, ma di un’assenza o, quantomeno, di una notevole approssimazione da parte degli organi di controllo della federazione.
I regolamenti a questo proposito spesso non vengono osservati e lo standard qualitativo delle gare non è mai costante: talvolta sono i tracciati a non essere all’altezza, talvolta la carta, talvolta vengono stravolte le regole scritte e quelle dettate dal buon senso. In Val Vigezzo, a esempio, abbiamo imparato che l’iscrizione in una determinata categoria, può essere variata anche poco prima della partenza della gara, a semplice richiesta del concorrente.
(finale A M50)
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