giovedì, agosto 30, 2007

Merz, chi era costui?

Il commento di Walter Peraro al post sui Mondiali merita, a mio giudizio, un post di controcommento.
Al solito Walter ha analizzato con acutezza e in poche parole il problema della comunicazione e informazione, per altro già da me affrontata in uno dei precedenti post (Notizie dall’Italia, vedi link ai piedi del post).
Lo Svizzero Merz, così come Lakanen l’anno scorso e Khramov l’anno prima, probabilmente alla maggioranza del “popolo orientista italiano” appaiono come tre dei tanti nomi inseriti in una lista di atleti stranieri “forti”, facilmente confondibili con altri e quindi ben presto destinati all’oblio.
Per fortuna l’iniziativa di qualche volenteroso (cito a memoria Alessio, Emiliano, Laura, Stefano G…) fa si che molte notizie di primaria importanza per il nostro sport circolino con maggiore insistenza. Laddove manca la voce ufficiale che commenti in modo approfondito le questioni, e che magari promuova discussioni, che proponga riflessioni o che azzardi, perché no, dei giudizi tecnici qualificati, ecco dunque l’iniziativa di veri appassionati dell’Orientamento.
A loro va il nostro sentito grazie per il tempo dedicato a dar colore alle mille iniziative, alle mille manifestazioni e ai mille progetti dei quali non possiamo essere testimoni, e dei quali, nella maggior parte dei casi, nulla si verrebbe a sapere.

Vorrei condire il mio “controcommento” con un immagine significativa.
La foto è stata scattata lunedì 18 luglio 2007 in una stazione di servizio nei pressi di Tampere. Marina, mentre sorseggia un the, sta dando un’occhiata alla pagina sportiva dell’Helsingin Sanomat, il più importante quotidiano finlandese. L’immagine che si intravede sul giornale è quella di Gueorgiou mentre sta concludendo vittoriosamente la Jukolan Viesti 2007. La foto è accompagnata da un ampio articolo e dalle classifiche complete della gara: 2 pagine intere del giornale.

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mercoledì, agosto 29, 2007

Gueorgiou, Merz, Luder, i Russi e le Finlandesi

Un’altra edizione dei Mondiali se n’è andata, nel nome di tre fortissimi atleti “nostri vicini di casa”, e di due squadroni provenienti dal nord che si riconfermano.
Le gare di per sé hanno riservato poche sorprese, in quanto i vincitori di tutte le specialità figuravano sicuramente tra i favoriti (forse Merz è stata l’unica lieve sorpresa) e, per la prima volta, Norvegia e Svezia tornano a casa senza titoli, dovendosi “accontentare” di secondi e terzi posti.
Bene Mamleev, sempre in gara con i primi e autore di 5 ottime prestazioni a livello mondiale nel giro di una settimana, ottenute tra l’altro in specialità diverse.
Parlando di tracciati direi che in Ukraina si è lavorato molto bene, o almeno questo è quanto mi è risultato seguendo la competizione sullo schermo del pc. A mio giudizio una delle edizioni più valide dell’ultimo decennio, sia dal punto di vista cartografico, sia da quello dei percorsi.
Nella middle la scelta del terreno di gara, con dislivelli per niente accentuati (equidistanza 2,5 m!), e lievi ma costanti cambi di vegetazione boschiva, è stata molto appropriata, imponendo agli atleti una condotta di gara univoca (velocità elevata, attenta lettura della carta, scelte di percorso limitate), tipica della specialità.

L’unico incrocio previsto nella gara di finale è stato inoltre ben progettato, utilizzando due tratte lunghe (relativamente alla specialità middle). I punti di controllo utilizzati non hanno inoltre riguardato microforme del terreno ingannevoli e solo in un paio di occasioni è comparso in descrizione punti il simbolo “poco accentuato”, relativo per altro a due avvallamenti molto ampi con vegetazione rada.
La long ha proposto, sia in qualificazione, sia in finale, le tratte lunghe, anch’esse tipiche della specialità. In particolare nella gara di finale un tratto di oltre 3 km. (2,4 km. per le donne) è risultato assai avvincente dal punto di vista delle scelte di percorso.

La variante inserita tra il 14° e il 18° punto di controllo è stata inoltre opportunamente introdotta per “rompere eventuali treni” creatisi inevitabilmente a seguito della scelta organizzativa di fissare in 2’ l’intervallo tra un concorrente e l’altro.
Lo stratagemma in effetti è opportuno e attuabile in gare di tale portata, anche se crea qualche difficoltà di lettura dei tempi parziali in quanto, a esempio, il tratto 18-19 del vincitore, corrisponde al tratto 19-20 del terzo arrivato, a causa del punto di controllo in meno previsto nella variante assegnatagli al primo passaggio.
Gara sprint. Concettualmente molto bene, almeno secondo il mio punto di vista, la qualificazione: pochi punti di controllo, tratti anche lunghi, terreno percorribile ad alta velocità, pochissimi ostacoli presenti tali da giustificare scelte di percorso ardite.
Di concezione diversa (per il tipo di specialità) la finale, con l’introduzione del problema “scelte di percorso” e di un incrocio multiplo a lettura problematica, soprattutto alla velocità di navigazione di una finale mondiale.

Di sicuro c’è da rilevare che la Sprint non è ancora diventata una vera e propria specialità, ma solamente una prova più corta della middle, e ovviamente della long.
Prova ne è che i primi due classificati, sia tra gli uomini sia tra le donne, altro non sono che i vincitori delle gare più lunghe (Gueorgiou e Merz, Luder e Kauppi).

A mio avviso la IOF, ma perché no anche le singole federazioni, dovrebbe provare a percorrere altre strade, magari rendendo la Sprint ancora più semplice di quanto proposto, al fine di dare la possibilità a orientisti magari meno tecnici ma più “corridori” di scalare le classifiche.
Un esempio? La formula del Campionato Veneto Sprint 2007, proposta anche per I campionati Italiani 2006 ma non accettata dalla Commisione Tecnica della Fiso. (vedi relativo post del mese di giugno 2007 cliccando qui sotto su "Link")

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venerdì, agosto 24, 2007

Che spettacolo!

Vi siete divertiti con le simulazioni di gara delle finali dei mondiali in Ukraina? Una cosa fantastica a mio parere! Meglio che stare sul posto a vedersi la gara. Addirittura meglio delle telecamere piazzate nel bosco. Peccato che compaiano solo i primi sei della classifica (Misha è arrivato 8°). Mi sarebbe piaciuto constatare dal vivo dove sono finiti quei suoi due minuti di ritardo del tratto lungo. Comunque ancora non è detta l'ultima, e speriamo di vedere scritto ITA sul simulatore domani e domenica

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giovedì, agosto 23, 2007

Centri cittadini, che passione!

Ho cambiato idea. Invece che rispondere privatamente ad Andrea Segatta, scrivo un post, visto che l’argomento è di interesse generale.
Avevo già trattato l’argomento con Alessio Tenani e altri, ma una rinfrescatina la trovo stimolante. Dunque Pergine, 12 agosto 2007.
Stavolta suddivido il commento in tre parti: commento vero e proprio al tracciato denominato “Lungo 2”, suggerimenti per la parte grafica, cosa avrei cambiato mantenendo il più possibile le caratteristiche scelte dal tracciatore (partenza, arrivo, senso di marcia, posizione dei punti).





Commento. Nella cartina qui sopra sono indicate in magenta le scelte più probabili e in verde le possibili varianti.
Sulla posizione della partenza niente da dire: posto tranquillo, ampio e con possibilità di scelta di primi tratti. Il primo tratto è di media lunghezza ma a unica scelta, infatti non c’è il percorso in verde, quindi non idoneo per una gara in centro cittadino.Tratto 2 migliore, se non fosse per l’uscita dal punto 1 (dentro e fuori dallo stesso lato) e per l’ingresso al punto 2 (idem come sopra). Tratto 3 OK: breve, di spostamento, con due varianti. Tratto 4 buono, con possibilità di più scelte. Tratto 5 OK, anche se con meno varianti. Tratto 6 di spostamento ma con unica scelta. Tratto 7 lungo ma con una scelta decisamente più ovvia dell’altra: migliorabile. Tratto 8 a unica scelta, senza variante verde, quindi sprecato. Tratto 9 migliore ma solo nell’ultima parte. Tratto 10 buono: 2 possibili scelte. Tratto 11 a unica scelta ma che impone un’attenta lettura della carta. Tratto 12 abbastanza inutile, anche se 2 sono le possibili scelte. Tratto 13, in conseguenza della collocazione del punto 12, a unica scelta. Un unico tratto (11-13) avrebbe migliorato le cose. Dal punto 13 all’arrivo, volendo far transitare i concorrenti sull’argine destro del fiume, le possibilità non sono molte, quindi forse avrei limitato il numero di punti da 5 a 2, massimo 3. La posizione dell’arrivo non mi è piaciuta, decisamente. La porta d’ingresso di una palestra non può fungere allo scopo, per svariati motivi. Sistemare il tutto al termine della passeggiata sull’argine sarebbe stato molto più gradevole.


Suggerimenti grafici. Come ho già avuto modo di dire, la parte grafica (il disegno dei percorsi) non va sottovalutata. Spesso ne va della corretta lettura della carta da parte dei concorrenti.

I miei suggerimenti, indicati in magenta nella seconda cartina qui sopra, riguardano l’interruzione di tratti e di cerchi che oscurano importanti informazioni, e la posizione dei numeri dei punti di controllo, i quali devono essere ben visibili e posizionati in maniera tale da non disturbare la lettura del percorso.



Cosa avrei cambiato. Anche qui in magenta ho indicato le mie possibili varianti al tracciato, pensate per poterlo rendere più interessante e vario.
L’argomento “gare in centro cittadino” è, secondo me, un buon punto di partenza per chi vuole cimentarsi nella difficile “arte” del tracciamento, in quanto prevede uno studio, anche se limitato a poche regole essenziali, sulla fondamentale caratteristica del nostro Sport: la scelta di percorso.
Ringrazio quindi Andrea per l’opportunità che mi ha fornito di ribadire alcuni concetti spesso trascurati.

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mercoledì, agosto 22, 2007

Un altro durissimo colpo

Il 2007 non è stato un anno generoso nei nostri confronti, e purtroppo dopo Antonio, Walter e Oskar un altro amico ci ha lasciato anzitempo.
Ad Attilio piaceva fare Orientamento. Il suo camper era sempre tra i primi a giungere in zona gara e la sua cordialità e disponibilità era ben nota nel nostro ambiente.
Attilio correva in M50, la mia categoria. Sarà molto triste non vederlo più in griglia di partenza alle prossime gare.

lunedì, agosto 20, 2007

Si riparte

La seconda parte di stagione si apre con il campionato Long dell’Alto Adige, a Nova Ponente.
I percorsi, fisicamente impegnativi, ci hanno riportato alla realtà dei nostri terreni, dove spesso la condizione fisica assume più importanza dell’aspetto tecnico. I tempi dei vincitori (superiori allo standard abituale) ci portano inoltre a pensare alle difficoltà incontrate dai concorrenti in questa prova.
La mia gara (in cat. M45) non è certo stata un modello di perfezione ma, a quanto pare, molti altri atleti hanno incontrato parecchi problemi durante il percorso.


Esaminando il tracciato direi che la prima considerazione spetta al luogo scelto per la partenza, a mio giudizio non idoneo per un “lancio” dei concorrenti.
La ripida ascesa a nord non ha infatti consentito un facile ingresso in gara, introducendo fin da subito l’elemento fatica fisica, concentrando nei primi due brevi tratti 65 m. di dislivello.
Non a caso proprio il primo punto di controllo ha fatto da selezione e condizionato il resto della gara per molti concorrenti.

L’incrocio ravvicinato proposto dal tracciatore per i punti successivi ha inoltre aggiunto un’ulteriore problema mentale. Meglio sarebbe stato allontanare i punti 2 e 3 favorendo una lettura della carta più agevole.
Sullo strano caso del punto 36, il quarto del mio percorso, si potrebbe parlare a lungo.
Di certo è che fatti del genere (sparizione e successiva riapparizione) non sono infrequenti e, nella quasi totalità dei casi, la responsabilità viene attribuita a un non meglio identificato concorrente.
Trovato il capro espiatorio (meglio se anonimo) nessuno si potrà lamentare. Questa volta la “famigerata volpe dei boschi” avrebbe, a detta degli organizzatori, prima spostato il punto di controllo e poi, resosi conto di averla fatta grossa, si sarebbe preoccupato di rimettere tutto a posto. La cosa curiosa è che, anche questa volta, nessuno si è accorto di nulla. In un bosco che pullula di orientisti, nei pressi di un punto frequentatissimo, nessuno ha infatti notato questo invisibile orientista passeggiare con un paletto di alluminio equipaggiato di lanterna e punzonatrice. Incredibile!

Dal punto 6 in poi le cose sono nettamente migliorate a livello di tracciato.
L’alternanza di tratti lunghi e brevi, i cambi di direzione e la non banalità dei tratti ha riportato la gara su livelli più che dignitosi.

Mi resta qualche dubbio sulla posizione del punto 11. La mia impressione è di aver punzonato nel punto indicato in immagine e non al centro del cerchietto.

Infine il dislivello che ho calcolato è di 280 m. anziché i 255 dichiarati dal tracciatore.
Di questi tempi non ci si può certo lamentare da questo punto di vista.

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martedì, agosto 07, 2007

Un esperimento

Durante una delle sedute di allenamento settimanalmente programmate dal Puolangan Ryhti, ho voluto testare un interessante aspetto statistico: la velocità di avanzamento nel bosco.
Il percorso “medio” che nell’occasione era stato predisposto misurava 4.450 m. con 235 m.di dislivello e 21 punti di controllo, in un bosco classificabile “veloce” nonostante la presenza di fondo soffice (lichene, mirtillo h. cm. 25-30).
Il mio esperimento è iniziato al momento della raccolta dei punti, quando ho fatto partire il cronometro. A ogni sosta per il recupero della lanterna e della stazione (da queste parti si corre quasi sempre con la “mattonella”) il cronometro veniva fermato e il parziale registrato.
La cosa interessante ha riguardato l’andatura scelta per la prova: una camminata veloce, sostenibile penso dal 90% dei nostri tesserati, evitando nella maniera più assoluta gli spostamenti di corsa anche nei tratti di sentiero (a Verona si dice procedere “de caminòn”, tanto per capirci).
Il risultato finale è stato, a mio parere, sorprendente. Per portare a termine i 6,8 kmsf. del percorso ho impiegato, camminando anche dall’ultimo punto all’arrivo, 59 minuti e 5 secondi, alla media di 8 minuti e 41 secondi per kmsf.


Al tempo registrato non ho aggiunto quei 5-6 secondi che in genere, nei casi più sfavorevoli, si perdono per le operazioni di punzonatura, in quanto “normalmente” non si gareggia con uno zaino sulle spalle.
8 minuti e 41 secondi al kmsf. è una media di gara che, in molti casi, soprattutto nelle categorie femminili, garantirebbe il podio in gare nazionali, ma anche buoni piazzamenti tra gli uomini.
Mi viene in mente la gara di Monteferrato a esempio, dove in M50 Renzone Depaoli ha vinto alla media di 8’50”. D’accordo, il terreno a Prato non era dei più agevoli, ma qui non stiamo parlando di procedere “di corsa”, ma CAMMINANDO. L’unica condizione per ottenere il riscontro cronometrico rilevato è l’assenza di errori nel percorso, condizione non certo impossibile a tale andatura, procedendo talvolta anche non in linea retta.
Un dato sul quale certamente riflettere.

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