mercoledì, dicembre 19, 2007

Pausa natalizia

Come si diceva sono molti gli argomenti dei quali discutere nelle prossime occasioni (calendario gare 2008, regolamenti 2008, cartine prossime venture, ecc.), tuttavia Natale è sinonimo di festa e quindi una breve pausa non guasta neppure ai blog più costanti.
Il 2007 sta per concludersi, tra alti e bassi per quanto riguarda il nostro movimento e, a questo punto vorrei rivolgere un pensiero ai nostri amici Antonio, Walter, Oskar, Attilio e Pietro, che ci hanno lasciato anzitempo. A loro un caldo ringraziamento per avere contribuito a impreziosire i nostri fine settimana orientistici.
L’augurio di Buon Natale quest’anno ve lo trasmetto tramite questo simpatico esemplare (femmina) di Suomenpystykorva, rapito dalla sua fattoria d’origine nella natia Lapponia per trascorrere il resto dei suoi anni (estati escluse) nella nebbiosa Pianura Padana.
La foto è di qualche mese fa ma l’espressione di Venla (e come poteva chiamarsi se non Minna, Heli, Kirsi, o come una famosa staffetta) mi sembra sufficientemente natalizia per poterne incarnare lo spirito.

All’anno prossimo dunque.



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martedì, dicembre 18, 2007

Un'altra questione di correttezza

La Fiso ha recentemente pubblicato l’omologazione dell’impianto per Sci-O “Piana di Campolongo”, la quale riporta le seguenti caratteristiche:
scala 1:7.500, equidistanza m. 5, realizzazione 2007
seguite dal nome dei rilevatori e disegnatore dell’impianto.

A parte l’anomalia della scala di riproduzione della carta (la IOF prescrive 1:15.000, 1:10.000, 1:5.000 salvo deroghe approvate dalla Commissione ski-o Nazionale relative a gare specifiche), è da rimarcare il fatto che, come si era già presupposto in un post di ottobre relativo all’esame del nuovo RIS, il taglio dell’art. 6.4 del vecchio RIF causa, se non contenziosi di titolarità, almeno episodi di “scarsa correttezza professionale”.
Mi spiego.
L’impianto di Campolongo, pubblicato in versione estiva nel giugno del 2004 per la disputa dei WMOC, è stato realizzato da un’equipe di professionisti ungheresi e restaurato da un gruppo di tecnici italiani.
Nella versione SO omologata dalla Fiso non compare nessuno di questi cartografi, nonostante rilievo e disegno sia indiscutibilmente il medesimo.
A testimonianza di ciò ecco la proposizione delle due versioni, la prima delle quali (quella estiva prodotta nel 2004) è stata prima opportunamente ripulita degli oggetti che solitamente non compaiono nelle carte SO.


A mio giudizio questioni come quella proposta non sono da sottovalutare.
Attualmente il nuovo RIS stabilisce che in nessun caso il soggetto titolare di un impianto Fiso può vantarne una esclusività (e il concetto è già stato oggetto di critica nel post citato in precedenza), ma almeno sarebbe il caso di salvaguardare la professionalità di chi ha eseguito un lavoro specialistico (e quello cartografico lo è) impedendo di eseguire e di certificare veri e propri cloni.

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venerdì, dicembre 14, 2007

Manuale del tracciatore

Ormai la notizia è praticamente ufficiale: il “Manuale del tracciatore” fa parte della biblioteca tecnica della Fiso.
Il lavoro, commissionato dal Consiglio Federale nel maggio del 2006, non ha certo la pretesa di fungere da “vangelo”, ma è pur sempre uno strumento-guida elaborato da un Maestro federale, al quale l’argomento sta particolarmente a cuore, e approvato dalla Commissione Tecnica della Fiso.
In attesa di conoscerne le modalità di diffusione, consultazione e acquisizione (le quali verranno stabilite dalla Federazione, titolare di questi diritti), vorrei illustrare brevemente di cosa si tratta.
Il manuale è stato impostato non come “trattato universale del tracciamento” ma come documento di facile consultazione e di contenuti basilari sui concetti che regolano il lavoro del tracciatore di gare CO, supportato da esempi e grafici che meglio chiariscono le tematiche trattate.
La “guida” è quindi pensata non tanto allo scopo di codificare le operazioni di allestimento dei percorsi di una gara di Corsa Orientamento, ma al fine di fornire una traccia di lavoro che tenga conto delle problematiche inerenti al compito, e degli errori o trascuratezze organizzative che è necessario cercare di evitare.
In questo manuale vengono trattati argomenti inerenti all’aspetto agonistico, se pure inteso a tutti i livelli, escludendo quindi quelle forme di tracciamento dedicate all’insegnamento di base della disciplina orientistica o agli esercizi rivolti alla preparazione atletica e tecnica degli atleti.


Il lavoro si articola in 4 Capitoli ed esattamente:

Capitolo I
Principi generali di tracciamento
Capitolo II
Tipologie dei tracciati in base alla specialità e al terreno di gara
Distanza Lunga
Distanza Media
Sprint
Staffetta
Gare in territorio collinare e pedemontano
Gare nei centri cittadini
Capitolo III
Metodologia di lavoro, attrezzatura, e tempistica
Capitolo IV
Parte grafica

Sicuramente questo manuale potrà nel tempo essere completato, aggiornato, e adattato alle altre tre discipline del panorama orientistico, quindi a questo scopo ogni suggerimento e proposta non potrà che contribuire al suo miglioramento in termini di contenuti sostanziali e grafici.

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lunedì, dicembre 10, 2007

Proposte invernali

Solitamente l’orientista “estivo” dedica il periodo invernale alla preparazione atletica di base, magari alternando alla corsa attività fisiche diversificate (bicicletta, sci fondo, ecc.)
E’ il periodo durante il quale si pensa di “mettere grano in cascina”, e se diamo un’occhiata ai programmi dei nostri atleti più evoluti ci accorgeremmo che le sedute di allenamento di dicembre, gennaio e febbraio si rivolgono molto al potenziamento e all’uso del “lungo”, preferibilmente collinare.
Dal mio punto di vista associare a ciò una pausa tecnica potrebbe inoltre fungere da “ripulitore mentale”, al fine di ritrovarci all’inizio di marzo con la mente sgombera, idonea quindi a rituffarsi con rinnovato entusiasmo nel folto dei problemi orientistici legati al connubio tra impegno fisico e lettura della carta.
Ecco allora un paio di proposte letterarie, dove l’Orienteering ovviamente non compare, ma intrise di ampi contenuti vicini alla nostra filosofia di inguaribili viaggiatori, ecologisti, ricercatori dell’armonia di vita legata all’ambiente che ci circonda.
In particolare per gli orientisti di Veneto orientale e dintorni una serie di romanzi gialli della scrittrice americana Donna Leon, ambientati nel triangolo geografico compreso tra le province di Venezia, Treviso e Belluno, e arricchiti di ampi e dettagliati riferimenti a luoghi ben conosciuti e ad abitudini consuete nelle zone della Serenissima.



La serie non è ancora tradotta in lingua italiana (o quantomeno ancora non sono riuscito a trovarne traccia), ma le versioni in Inglese e in Tedesco (per queste ultime la mia fonte ufficiale è Helmuth Murer) sono assai scorrevoli e piacevoli.

Donna Leon - Morte alla Fenice, Comportamento ostinato … e altri - edizioni Arrow

Per chi pone particolare attenzione ai problemi ambientali legati all’architettura e allo sviluppo urbanistico delle nostre città, con acuti riferimenti ai problemi etici sportivi e all’educazione scolastica, ecco invece un libro intervista a due illustri personaggi.
Paolo Crepet, sociologo, e Mario Botta, architetto svizzero (collaboratore tra l’altro del connazionale Charles Le Corbusier e di Louis Kahn), ci spiegano in che modo i luoghi di apprendimento, di svago, di lavoro, possono ancora soddisfare le nostre esigenze emotive, e ci suggeriscono come evitare di cadere nelle trappole del consumismo.



Mario Botta, Paolo Crepet e Giuseppe Zois - Dove abitano le emozioni - Einaudi

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Una maggioranza stabile

Il 2008 sarà dunque l’anno finale del quadriennio olimpico, il che equivale a dire rinnovo delle cariche istituzionali, centrali e periferiche.
Per Statuto sappiamo che l’elezione del Presidente federale e del Consiglio sono due atti indipendenti l’uno dall’altro, da effettuarsi con votazioni separate: di solito prima il Presidente, poi il Consiglio.
L’esperienza vissuta nelle ultime “legislature” ha tuttavia rivelato che tale doppia elezione riserva dei grossi problemi in sede di gestione del Consiglio stesso nel corso della "legislatura".
Finché il Presidente sarà infatti eletto in modo disgiunto dalla sua squadra di consiglieri, avremo spesso, con buona probabilità, quanto ora ci viene fatto presente nei "diari del Presidente", e cioè la paralisi del Consiglio.
Quali le soluzioni?
A esempio si potrebbe innanzitutto abolire il tetto massimo di tre candidati imposto a ogni singolo Comitato, liberalizzandone quindi il numero. In tal modo ogni candidato Presidente potrebbe presentare una propria squadra omogenea indicando agli elettori, anche mantenendo la doppia votazione, i nomi “graditi” nella garanzia di una stabilità politica.
Tra l’altro questa soluzione ci era stata a suo tempo suggerita dal Coni, congiuntamente ad altre (cambiamento delle regole di candidatura, spostamento della data di fine anno sportivo al 31 dicembre, eliminazione dei rappresentanti di tecnici e atleti nelle elezioni periferiche, ecc.)
A questo punto l’unico intoppo che frena questa soluzione (e le altre citate) è di dover metter mano allo Statuto, ed esattamente all’art. 40.4, il quale impone un massimo di tre candidati per ogni Regione.
Come sappiamo lo Statuto è modificabile solo dall’Assemblea Nazionale Straordinaria (art. 45) la quale, a sua volta, può essere convocata o dal Consiglio Federale, o dal 51% dei tesserati.
Dunque è nelle possibilità del Consiglio risolvere il problema, in quanto il termine ultimo per convocare la prossima Assemblea elettiva è il 1° marzo 2009, e cioè tra 447 giorni.
Ma il punto di domanda sta proprio qui: è nelle intenzioni del Consiglio cercare di porre rimedio all’impasse?
Qualcuno a esempio si ricorda della battaglia pre-elettorale del 2004 nella quale veniva richiesta a gran voce l’introduzione dei voti plurimi per premiare in sede di voto quelle società che più di altre “fanno attività”? Che fine ha fatto quella proposta ora che i richiedenti sono insediati in Consiglio da quasi tre anni?

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martedì, dicembre 04, 2007

Cosa bolle in pentola?

In un momento di stasi agonistica, e in un periodo di dibattito della vita federale, mi sembra opportuno a questo punto rivolgere l’attenzione all’aria che si respira ai piani meno nobili della nostra struttura.
Leggendo qua e là varie relazioni, diari, impressioni, commenti, giudizi, non è facile tuttavia farsi una chiara idea di come le cose stiano procedendo e di cosa aspettarsi dall’immediato futuro.
Anzi, le cose non appaiono chiare per niente.
Di sicuro la polemica non è amica di nessuna organizzazione, in particolar modo di quelle a carattere sportivo, ma l’esperienza insegna che dove la discussione assume toni esasperati e dove la tolleranza e il buon senso lasciano il passo alle decisioni forti e all’intransigenza, non è difficile riconoscere in tali occasioni la presenza di un problema, tanto più grave quanto la frequenza e l’intensità del (chiamiamolo) malumore si manifesta.
Personalmente ritengo che “giocare a nascondino” non sia corretto, e non riguardi quella ricerca di professionalità tanto sbandierata.
Abbiamo sotto gli occhi esempi eclatanti di strutture sportive ben più navigate della nostra giovane federazione le quali, volendo a tutti i costi salvaguardare interessi di parte ed erigendo paraventi di comodo, stanno lentamente sprofondando, trascinando con sé, oltre ai castelli d’oro e ai redditi milionari, decenni di passione sportiva genuina e disinteressata.
Se dunque un problema esiste, meglio parlarne senza reticenze per cercare di risolverlo, anche a costo di dover dire “scusate, mi sono sbagliato”.
Penso infatti che soprattutto in ambito sportivo non esista l’”irrisolvibile”, purché non si pretenda di essere i depositari della saggezza e del verbo.
Occuparsi di politica, anche se legata alla pratica sportiva, non è sicuramente semplice, ma uno degli errori più comuni e frequenti che ho riscontrato nella mia esperienza passata ai vertici federali (tre legislature non consecutive) è quello di chi si convince che esista un solo modo per gestire un movimento: e in particolare il suo modo.
Esistono a questo proposito vari segnali che possono fungere da indicatore sulla bontà o meno delle scelte di gestione. Tra questi vorrei citare: il raggiungimento degli obiettivi prefissati e condivisi, il grado di accoglimento delle scelte stesse, il costante aumento qualitativo dei prodotti e dei servizi gestiti e, non ultimo, la sensazione di una struttura compatta e unita, dal vertice alla base.
Chiunque a questo punto è in grado di giudicare se e in che misura gli indicatori elencati occupano all’attualità il campo positivo o quello negativo, ma un attento e illuminato “gestore” della cosa pubblica, e lo Sport lo è, dovrebbe saper porre tempestivamente rimedio alle incrinature che minacciano la solidità e la credibilità della struttura che dirige, evitando di nascondere la testa nella sabbia, di giungere a mezzi coercitivi e antipopolari o, peggio, ipotizzando addirittura scenari catastrofici.

Sono molti gli spunti nei quali vorrei addentrarmi in profondità (aumento tasse gara, rimborsi agli atleti Elite, tesseramenti, dignità delle 4 discipline federali, calendari, destinazione delle risorse economiche …) e ognuno di essi meriterebbe un attento dibattito anche “ai piani meno nobili”.
Ritengo tuttavia che a simili argomenti debbano essere riservati spazi adeguati, per non sminuirne l’importanza e perché l’interesse che singolarmente destano non venga oscurato in maniera reciproca.
Avremo quindi presto modo di riparlarne.

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