lunedì, giugno 30, 2008

Buone vacanze 2008

OK cari lettori, amici e colleghi; adesso che finalmente è ufficiale chi guiderà la prossima nazionale di calcio (non riuscivo a dormire la notte al pensiero!), posso andare tranquillamente in vacanza. Poco importa se un'altra Nazionale si è presa il lusso di battere i Pumas in Argentina 13-12 (notizia riservata ovviamente, quindi non ditelo in giro); l'importante è avere qualcuno che a fronte di un modesto compenso saprà a chi far battere i rigori quando serve.

Per quanto mi riguarda la prima parte di questa stagione se ne è andata. Prossima gara? Naturalmente la prima tappa della Kainuun Rastiviikko, domenica 6 luglio, ore 15.23, a Hukkohalla.
Ma sempre nell’ottica dello scambio di informazioni, anche quest’anno mi sento di proporre qualche chilo di carta stampata da mettersi in valigia, da sfogliare magari tra una tappa e l’altra, tra una semifinale e una finale (A possibilmente).



Per gli appassionati delle dinamiche umane, l’ultimo romanzo di De Carlo ambientato, al solito, lontano dai rumori cittadini, nella quiete collinare.
Andrea De Carlo - Durante - Bompiani 2008 - kg. 0.600

Agli amanti dei personaggi e delle avventure stravaganti ed esilaranti, l’ennesima invenzione di Arto Paasilinna, geniale autore-culto finlandese.
Arto Paasilinna, Rovasti Huuskosen petomainen miespalvelija (che più o meno dovrebbe essere “L’animalesco servitore del pastore Huuskonen”), 1995
Traduzione italiana di Nicola Rainò (
www.larondine.fi) - Il migliore amico dell’orso - Iperborea 2008 - kg. 0.290

Ancora quindi un giallo in Laguna con
Donna Leon - Through a glass, darkly - Arrow books 2006 - kg. 0.190

Infine una segnalazione da parte dell’amico Jorg Wulf della Pol.Masi (amico soprattutto perché si lascia sempre battere) sull’argomento “spazi” già trattato nel testo di Botta, Crepet e Zois “Dove abitano le emozioni” (vedi post di dicembre 2007 "proposte invernali")
Bryan Lawson - The language of space - Architectural Press 2001 - kg. 0.380




Buone gare dunque a chi è già in Portogallo, a chi andrà all'Oringen, a Uslar, in Repubblica Ceka od ovunque ci siano lanterne "da stanare".
Buone vacanze a tutti, e se passate dalle mie parti ci sarà sempre una birretta in frigo per chiunque, basta scegliere.

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Per Giancarlo Simion

Apprestandosi il periodo vacanziero, vorrei fare uno strappo alla regola e pubblicare una considerazione che mi ha inviato Gabriele Viale all’indomani del Trofeo delle Regioni 2008, gara nella quale Gabriele era coinvolto in prima persona in qualità di organizzatore.
La considerazione, che ha tutto l’aspetto di un appello al nostro movimento, riguarda Giancarlo Simion, che Gabriele definisce il Gueorgiou italiano.

“E’ un po’ di tempo che seguo le gesta atletiche di Giancarlo. Da quando ha partecipato al PWT di Palermo nel 2006, grazie al viaggio-premio del Comitato Trentino. L’ho seguito di persona ai recenti Campionati Italiani Sprint, alla Jukola ed al Trofeo delle Regioni su un terreno molto tecnico come quello della foresta Umbra. Con la mappa in mano corre in modo maestoso e regale. Pochi in Italia hanno le sue potenzialità atletiche e cosi ampi margini di miglioramento tecnico/mentale.
Negli ultimi anni grazie al PWT prima ed al MOC poi sono spesso in contatto con i top runner mondiali e i loro allenatori. Beh, Gian ha la stoffa per essere un Top Runner mondiale. Ha innato in sé il talento della lettura ad alta velocità. Gian può vincere un mondiale di Orienteering nel prossimo futuro, in particolare con la nuova evoluzione delle mass start. Non deve essere abbandonato….e adagiarsi su risultati casalinghi.
Dovrà crederci lui in prima persona, fare una scelta di vita impegnativa per alcuni anni, essere supportato dalla propria società, comitato e dalla Federazione. Attorno a lui si può costruire un grande movimento agonistico di vertice in Italia, un nuovo modello sportivo di studente/atleta e non più di militare/atleta.
Non sprechiamo questa grande occasione…..per fare sistema tra tutti quelli che desiderano far veramente crescere l’orienteering.
Gian sa che, quando lo vorrà, potrà contare anche su di me per avere uno dei migliori coach/club internazionale per puntare all’oro mondiale e magari tra 12 anni al sogno/titolo olimpico….”
Gabriele Viale

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venerdì, giugno 27, 2008

Comunichiamo

Prendendo spunto dai discorsi di Stegal e Bepi, mi par di capire che l’argomento comunicazione interessi a tutti, quindi, se mi è permesso, vorrei trarre una mia conclusione su quanto si dibatte e, al solito, avanzare una proposta.
Giusto dire che a livello federale la comunicazione dovrebbe riguardare solo l’ufficialità: i risultati, le convocazioni, le delibere, gli annunci …
Giusto osservare come commenti e discussioni dovrebbero trovar posto da un’altra parte.
Certo è che il proliferare di siti e blog arricchisce il dialogo e la conoscenza in genere ma introduce una certa dispersione, difficile da controllare.
Accade così che siti considerati autorevoli vengano supervisitati, altri meno conosciuti (ma magari interessantissimi anche solo per singoli argomenti) si disperdano.
A questo punto un’operazione opportuna, unica forse nel suo genere, sarebbe quella di istituire un servizio di sintesi: una sorta di riepilogo di argomenti trattati (magari suddivisi per argomento) completo di indirizzo web e altre eventuali indicazioni utili.
L’idea a esempio del nuovo blog trentino è sicuramente valida, ma è pur sempre un’iniziativa con una targa precisa (TN in questo caso), e questo potrebbe essere uno svantaggio (non sto a spiegare il perché ma è intuibile).
Assumere invece (sì, proprio assumere) qualcuno che si preoccupi di tenere aggiornato un elenco di argomenti attinenti all’Orienteering trattati nelle varie pagine web, garantirebbe la pluralità e l’imparzialità dell’informazione, fornendo a lettori, inserzionisti e autori una mappa completa del mondo orientistico.
Esempio:
argomento: Trofeo delle Regioni 2008.
Se ne parla in: tuttiacasa.blogspot.com (considerazioni politiche), marcellolippi.blogspot.com (commento ai tracciati), antoniocassano.blogspot.com (risultati e classifiche), lucatoni.blogspot.com (cronaca), ecc.
Con una veste grafica accattivante una simile pagina web secondo me sarebbe la prima a essere visitata da tutti gli orientisti.
Addirittura certi argomenti potrebbero essere tradotti in Inglese in modo tale da portare il nostro Orientamento anche all’estero.

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giovedì, giugno 26, 2008

Ancora lui

E chi lo ferma più adesso!

Sono quattro i titoli italiani M60 conquistati da Dario Rappo ai Master di Atletica di Bressanone:
800, 1500, 2000 siepi e staffetta 4x400.
Da quando il buon Dario ha lasciato la politica federale per ritornare all'agonismo sembra che le soddisfazioni lo inseguano senza interruzione. Ancora congratulazioni!


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martedì, giugno 24, 2008

Questione di punti di vista

Alcuni recenti appuntamenti agonistici rilevanti mi danno lo spunto per tornare sull’argomento “informazione”, che già in passato ho avuto modo di trattare.
Si era già detto a esempio che un’informazione per essere credibile e seria dovrebbe essere completa, e non parziale. Raccontare solo l’aspetto che ci interessa potrebbe suonare infatti come strumento di propaganda o, viceversa, come pretesto di polemica.
Questa volta vorrei invece sfiorare la questione “angolo di visuale”, altrettanto importante a mio giudizio per misurare lo spessore delle notizie.
Si è già sentito parlare a esempio di “bicchiere mezzo pieno” nel commentare questa o quella prestazione, questo o quel risultato.
Il problema principale è che non esiste un’unità di misura precisa che fornisca l’esatto livello di prestazione, l’esatto grado di importanza di un risultato. Esistono però dei dati oggettivi, inconfutabili. Ecco pertanto che una classifica discreta, riferita a una disciplina molto diffusa e che da sempre sia generosa di allori, può essere considerata un mezzo fallimento.
Al contrario l’ottenimento di un risultato appena sufficiente in uno sport praticato da pochi intimi può suonare come una mezza vittoria.
Il caso dell’”amatissimo” calcio è emblematico, e una eventuale sconfitta della nostra rappresentativa (“abituata” a spadroneggiare a livello mondiale) in una semifinale europea suonerebbe sicuramente come un fallimento di dimensioni notevoli; figuriamoci poi il dovere tornare a casa ai quarti di finale! Insopportabile disastro nazionale; notizia catastrofica di apertura di tutti i TG ed editoriale sui principali quotidiani.
Di contro una sconfitta per 26 a 0 contro gli Springbocks campioni del mondo di Rugby (notizia per altro non un granché diffusa) viene trattata come una mezza impresa della nostra nazionale: “il minor passivo ottenuto in Sudafrica nella storia …”
A ruoli invertiti i commenti sarebbero ovviamente stati improntati in modo ben diverso …
Di oggettivo in questi due esempi rimane tuttavia il fatto che i calciatori spagnoli hanno rispedito in patria i colleghi italiani solo per quel giochino perverso dei calci di rigore, e che per i nostri volenterosi rugbisti valicare la linea di meta avversaria è rimasto solo un sogno.
A questo punto, considerazioni personali a parte, è il commento che plasma la notizia e che, il più delle volte, ci nasconde la sostanza reale delle cose.
In ambito orientistico non si fa eccezione. Certamente l’Orientamento in Italia è ancora un oscuro oggetto sconosciuto e ogni notizia che lo riguarda è, a livello di informazione nazionale, scarsamente (ma l’avverbio è assai generoso) considerato.
Tuttavia, nel nostro stretto ambito, la tendenza è quella di cercare di enfatizzarne a ogni costo gli aspetti positivi, anche se minimi, proprio come in tutte le discipline poco considerate, e soprattutto poco medagliate; la tendenza è quella di vedere sempre il “bicchiere mezzo pieno”, con ammirevole ma stucchevole dedizione.
A mio avviso riproporre sempre la stessa tiritera (risultati confortanti, buone prospettive, sfortunata prestazione …) non conduce a niente di positivo e, con i dovuti distinguo, non rende neppure giustizia all’impegno dei nostri atleti i quali, ne possiamo essere certi, sono impegnati al massimo nel momento di rappresentare i nostri colori.
I recenti risultati ottenuti ai Campionati Europei in Lettonia e alle prove di Coppa del Mondo in Norvegia non vanno sempre obbligatoriamente letti in senso positivo, perché ciò potrebbe, perché no, essere anche uno svantaggio: “siamo andati discretamente, quindi possiamo peggiorare.”
I risultati vanno letti così come sono, e se in Norvegia abbiamo ottenuto “punti preziosi nella lista di Coppa del Mondo”, non possiamo nasconderci che un 39° e un 40° posto a quasi 33’ dal podio non sono un grande risultato.
Gli ultimi Campionati mondiali disputati in Repubblica Ceka furono nel 1991, Marianske Lazne, ex Cecoslovacchia. Quella volta i nostri piazzamenti furono, in staffetta a 4 frazionisti: 14.i gli uomini (Baccega, Sacchet, Dalla Santa e Beltramba) e 16.e le donne (Rampado, Cavini, Zorzi, Bassani). I commenti furono, anche 17 anni fa, improntati sulla buona prestazione e sull’ottimismo.
L’augurio è che si possa raccontare, tra un mesetto, qualcosa di più concreto, nel bene o nel male.

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lunedì, giugno 16, 2008

15 giugno

Anche l’edizione 2008 della Jukolan Viesti è dunque andata in archivio facendo registrare nuovi record di partecipazioni. Ad arricchire questi primati hanno contribuito ovviamente anche molti nostri rappresentanti, schierati, a seconda dei casi, in team scandinavi o in squadre interamente italiane. I dettagli si possono consultare nelle pagine web raggiungibili dal link che si trova qui a fianco (Jukolan ja Venlojen Viesti 2008), ma una delle immagini che ritengo emblematiche di questa manifestazione, e quindi dell’importanza che viene a essa attribuita, vale la pena di mostrarla direttamente. Riguarda uno dei momenti appena successivi alla partenza di massa della prova maschile.

Dalle nostre parti, tra l’altro, si è corso sull’Altopiano di Folgaria, a forte Cherle, teatro di due tappe della 5 giorni dei Forti dell’anno scorso.
Terreno molto interessante, di tipo alpino con bosco a fustaia di conifere, suddiviso in tre settori principali: una parte caratterizzata da fondo piuttosto fastidioso (rami, felci, ortiche) e di media pendenza, una parte a bosco molto veloce e dettagliato, e una parte con presenza di enormi massi e crepacci ravvicinati, ovviamente da affrontare con le cautele del caso.
I tracciati di media e lunga gittata hanno “esplorato” tutte queste zone, proponendo tratti di vario tipo (lunghi, brevi, medi) contenenti una buona varietà di problemi orientistici (lettura fine, grossolana, azimut, scelte di percorso …).
La gara, a mio avviso, si è quindi dimostrata interessante e impegnativa sotto molti punti di vista. Le ultime partenze hanno poi “goduto” delle insidie del tempo atmosferico, anche questa volta non proprio favorevole ai fini dello spettacolo e della piena godibilità dell’evento.

Alle note positive dei tracciati di gara si contrappongono tuttavia le solite considerazioni riguardanti la stampa della carta di gara.
Siamo perfettamente consapevoli che la stampa di qualità ha un prezzo più elevato di una stampa “casalinga”, ma penso che il 2008, o almeno questa prima parte di stagione, possa essere catalogato come il peggiore delle ultime stagioni per quanto riguarda questo aspetto. Solo in pochissime occasioni (gare nazionali comprese) è stato infatti riscontrato uno sforzo organizzativo di tipo professionale relativo alla stampa delle carte di gara.
Ad assegnare a una competizione orientistica un certo “marchio di qualità” concorrono diversi fattori, alcuni fondamentali, altri complementari: la stampa delle carta di gara è uno dei più importanti.
Un buon tracciato, una buona logistica, un cronometraggio perfetto vengono il più delle volte banalizzati da una carta di gara poco leggibile, da un percorso disegnato male (non è questo il caso di Forte Cherle), da una protezione che ostacola la lettura anziché salvaguardarla. Sicuramente la stampa della carta di gara di Forte Cherle non può annoverarsi tra quelle più scadenti viste quest’anno, ma la tendenza generale, nel nome del maggior introito finanziario, è quello di “risparmiare sulla stampa”, o quantomeno di non curare abbastanza la definizione dei colori (curve di livello troppo chiare in questo caso) e del contrasto cromatico (verde su giallo, marrone su giallo, ecc.), fondamentale per la lettura in corsa, soprattutto in condizioni di visibilità scarsa (e di presbiopia galoppante).
Nell’economia agonistica di una gara si può anche sorvolare sull’errore di codice di un punto di controllo (52 anziché 65 nella fattispecie), in quanto non premeditato e sicuramente non voluto; sulla preparazione delle cartine invece la discussione è opportuno riproporla, soprattutto ai piani alti della Federazione, magari da lunedì 10 novembre.

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martedì, giugno 10, 2008

Sprong!

Sprong sta per Sprint + Long, un’abbinata che ha visto impegnati in quest’ultimo fine settimana il grosso del “circo verde”.
Due gare molto diverse tra loro, per concezione, per tipo di impianto, per organizzazione …
Sabato pomeriggio abbiamo dunque corso tra le vie di Pergine Valsugana per contenderci il titolo italiano Sprint 2008.
Il format di gara scelto per quest’edizione ha abbandonato i boschi, preferendo riproporre dopo qualche anno (Trivigno, Marcèsina, Fusìne …) strade e parchi cittadini.
Considerando che anche a livello internazionale la tendenza è quella di alternare i due tipi di impianto, possiamo considerare questo Campionato 2008 apprezzabile dal punto di vista agonistico, e soprattutto in egual modo rispettoso dei valori in campo.
Carta di gara. Quasi interamente comprendente l’abitato di Pergine, ci è parsa molto accurata in ogni particolare, assai ben leggibile e stampata con definizione elevata. Potremmo affermare che, considerata la morfologia del nostro territorio e dei nostri centri cittadini (anche minori), sarebbe a questo punto opportuno imporre un simile standard in modo tale da garantire, almeno a livello nazionale, l’uniformità di questo tipo di gare.
Quest’anno gli esempi di buona realizzazione non sono mancati per la verità, e forse l’unica modifica sostanziale proponibile riguarda proprio lo svolgimento vero e proprio della gara. Si è già infatti più volte discusso di come questo tipo di gare possa risultare più coinvolgente, allo scopo di non ridurre il tutto a una prova di una sola decina di minuti. Mantenendo le attuali categorie, l’introduzione a esempio di prove di qualificazione in analogia alla specialità Middle rappresenta una delle proposte più gettonate. Riducendo viceversa il numero di categorie (riservando quindi la gara Sprint al massimo per 3 categorie maschili e 3 femminili) si potrebbe pensare a una gara di 35-40’ per le categorie non assegnanti titolo, e quindi con la possibilità di estendere la gara anche ad M/W 55, 60, 65, ecc.
Tornando a quanto propostoci dall’Orienteering Pergine direi che anche dal punto di vista organizzativo le cose hanno funzionato a dovere, e se il tempo atmosferico ha in qualche modo reso meno spettacolare gli arrivi delle 2 categorie maggiori, l’incertezza è regnata fino all’ultimo arrivo. Peccato, perché il servizio fornito dai due speakers stavolta ha davvero sfiorato l’eccellenza professionistica.
Tracciati di gara.
Esaminando la gara dal punto di vista dei percorsi, si potrebbe dire che le categorie più prestigiose hanno forse goduto di un trattamento migliore (qualche scelta di percorso in più, tempi di gara calcolati più precisamente, dislocazione punti più studiata). In particolare il percorso M50 (il mio, casualmente) non ha lasciato molto spazio alla strategia. Vediamo il dettaglio.


La prima tratta è valida, non troppo problematica, ma con un paio di insidie da “scelta di percorso”. La posizione del punto è però da angolo acuto non evitabile (si entra e si esce dalla stessa direzione). Seconda tratta di sola lettura, senza possibilità di alternative di scelta. La terza tratta (2-3, semplice e breve) preluderebbe a una successiva più problematica, invece sia la quarta sia la quinta si risolvono in un ingresso e uscita dal punto dallo stesso lato. La tratta 5-6 potrebbe essere la più interessante del tracciato, ma viene un po’ banalizzata anche in questo caso da un nuovo inevitabile ingresso e uscita dallo stesso lato. Idem per il punto successivo. Le tratte finali all’interno del parco sono di pura corsa, con limitate possibilità di variazione di percorso.
Che cosa avrei proposto:
Mantenendo fissi la posizione della partenza, dell’arrivo, della direzione del tracciato e di alcuni punti di controllo, avrei apportato questi correttivi al tracciato:



primo punto spostato sull’angolo dell’edificio per eliminare l’andata e ritorno; eliminazione del secondo punto e posizionamento del punto successivo più esterno, per proporre due scelte di percorso; introduzione di un punto più a sud, spostamento del punto 6 (che diventa 5) anch’esso più a sud, e quindi incrocio con il primo tratto, introducendo in tal modo un cambio di direzione deciso. A questo punto ingresso nel parco con la stessa sequenza proposta dal tracciatore, con l’eliminazione però del punto 10.
Non ho calcolato la lunghezza di questo nuovo tracciato M50, ma di certo un allungamento di 6-700 m. avrebbe giovato all’ottenimento del tempo di gara corretto (da 12’ a 18’).
A questo proposito infatti si può osservare che 4 dei 10 tracciati proposti sono risultati sottodimensionati, in quanto il tempo del vincitore (media dei primi 3 classificati) risulta essere inferiore ai 12 minuti.
In particolare si rileva come, ancora una volta, la media dei Master uomini in gare veloci è quasi sempre sottostimata. In questo caso negli M35 la velocità è risultata di 4,27 minuti per kmsf. e negli M50 di 4,47!
Queste le medie riscontrate a Pergine sabato scorso, in ordine crescente:

M21 – 3,59
M20 – 4,16
M35 – 4,27
M16 – 4,32
M50 – 4,47
W21 – 4,50
W16 – 5,12
W20 – 5,40
W50 – 6,28
W35 – 6,30

Domenica mattina gara di Coppa Italia.
Considerata l’unica scala di riproduzione della carta di gara (1:10.000), in relazione ai tempi di percorrenza alcune categorie hanno disputato una gara di tipo Middle.
Carta di gara.
Personalmente ritengo che anche in questo caso il rilievo e il disegno dell’impianto siano eccellenti, molto precisi e soprattutto ben leggibili (condizioni atmosferiche a parte).
Per ciò che riguarda la stampa temo invece che l’uso di una stampante laser anche di qualità elevata (e quella usata per l’occasione sicuramente lo era) in simbiosi con il supporto antispappolo, riveli qualche limite in presenza di forte umidità.
Ciò ha creato qualche problema di lettura soprattutto per i concorrenti partiti dopo le 10.45, quanto l’intensità delle precipitazioni si è intensificata.
Ecco a esempio come si presentava la mia carta di gara al termine della gara.


Per quanto riguarda i tracciati, direi che è stato fatto un buon lavoro, almeno per quanto riguarda il mio percorso (M50).
Il tracciatore ha infatti saputo ben sfruttare le zone più interessanti della carta, proponendo un ampia gamma di problemi orientistici e distribuendo in modo sapiente il dislivello complessivo.


Certo la giornataccia ha un po’ condizionato la prova di molti concorrenti, in particolar modo dei Master alle prese con occhiali, lenti e visiere, ma in definitiva i tempi di gara non ne hanno risentito eccessivamente.
D’altro canto l’incognita “pioggia” è sempre da mettere in bilancio nell’organizzazione di un evento (e quelli del Lessinia Or. lo sanno).
Vorrà dire che al passo Redebus la prossima volta ci torneremo con il sole.

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martedì, giugno 03, 2008

Dalle piazze alla crosetta

Ultime uscite di giugno prima della pausa estiva.
Quest’ultimo fine settimana è stata la volta di due gloriosi impianti: Costalta (teatro dei Campionati Italiani 1985) e Cansiglio-Crosetta (Campionati Italiani 1989).
Due zone molto diverse tra loro: la prima un’abetaia inclinata verso i due laghi di Baselga di Pinè, la seconda un labirinto di forre e doline rocciose nella parte trevigiana dell’Altopiano del Cansiglio. Due terreni molto validi dal punto di vista orientistico.
Le gare sono state benedette dal tempo favorevole, il che non guasta, e dalla nutrita partecipazione.
Il percorso di Pinè, almeno per quello che riguarda la categoria M45, ha seguito la direzione classica circolare: vale a dire monte a sinistra (senso direzione di marcia) all’andata e monte a destra al ritorno, con una variante nella prima parte di gara comprendente una coppia di cambi di direzione.
La ripida rampa iniziale (125-130 m. di dislivello in meno di 500 m.) ha certamente portato la gara fin da subito sul piano fisico, lasciando poco spazio alle strategie orientistiche. Una più docile risalita del colle antistante il Lago delle Piazze avrebbe forse meglio introdotto la gara, proponendo magari qualche problema tecnico in più rispetto a una semplice (anche se faticosa) scalata lungo il crinale.
La competizione in pratica inizia al punto 2, anche se nel tratto 4-5 la corsa viene un po’ banalizzata da un’evidente linea conduttrice (la strada forestale) che porta facilmente al punto. Sulla posizione del punto 6 mi sono rimasti parecchi dubbi e in zona lanterna probabilmente la carta ha bisogno di una rinfrescatina (un avvallamento una trentina di metri più a ovest, un paio di grossi massi una decina di metri sotto il punto lungo l’avvallamento, la posizione del masso stesso che in realtà non è posizionato nell’avvallamento).

I punti successivi sono più dinamici e prevedono un buon ritmo di corsa associato a precisa lettura della carta. Per il punto 8 avrei però scelto una posizione più lontana dal sentiero (la canaletta poco più sotto a esempio). Buona la successione 9-12, anche se in zona punto di quest’ultimo controllo le cose sono alquanto confuse (nuovo disbosco, vegetazione che copre l’oggetto). In questo caso, per non creare problemi legati a ritrovamenti fortunosi, avrei leggermente anticipato la posizione del punto.
In prossimità del punto 13 è inoltre posizionata una baracca che confonde le idee a chi giunge dal bosco (un po’ inverdito per la verità) da ovest.
In questi casi, come nel precedente, è compito del controllore consigliare al tracciatore di trovare una soluzione più idonea.
Stampa di carta e percorsi (l’M45 ha corso con una stampa laser in formato A4) sufficiente, agevolata dal fatto che il colore predominante è il marrone su fondo bianco.
Zona arrivo invece da rimarcare, per l’ottima accessibilità e per la piacevolezza del luogo.
Al Cansiglio si è corsa una gara di staffetta molto impegnativa dal punto di vista tecnico e fisico. Il terreno di gara nei pressi del passo Crosetta è sicuramente uno dei più aspri delle nostre zone, e i tempi di gara lo testimoniano.
Ad accentuarne la difficoltà inoltre, riferendoci alla lettura della carta di gara, correndo in un bosco come questo si ha talvolta l'impressione che manchi qualche curva di livello, soprattutto nell'individuazione delle molte depressioni che appaiono nella realtà molto più profonde di quanto rappresentato.
L’organizzazione direi che ha fatto le cose in maniera eccellente, sotto ogni punto di vista, ma un simile impianto presenta qualche limite per una forma di gara, quale è la staffetta, che fa della scorrevolezza e dell’incertezza del risultato la sua caratteristica più evidente.

Alla Crosetta le cose viceversa si sono chiarite quasi subito, con distacchi netti tra i concorrenti già in prima frazione, dovuti in gran parte alle asperità del terreno.
Nella stessa zona, circa un chilometro e mezzo più a ovest, c’è l’impianto contiguo di Cadolten (ora poco usato) dove è stata corsa la staffetta dei Campionati Italiani 1989. Un’edizione, ricordiamo, molto spettacolare.
In tale parte dell’impianto troviamo terreni aperti sufficientemente “tecnici” e soprattutto un’ampia faggeta priva di ostacoli significativi, più idonea quindi anche per percorsi junior e supermaster.

I percorsi propostici hanno comunque ben sfruttato l’esigua parte di impianto presa in considerazione, obbligando i concorrenti alla massima concentrazione per il pericolo di incappare in facili errori paralleli, e per il notevole traffico di atleti presente nel bosco.
Anche gli incroci del percorso, usati abbondantemente, risultano ben strutturati senza troppi pericoli di confondere reciprocamente i tratti.
Un po’ complicata ma ben strutturata e spettacolare la zona arrivo (micidiale l’ultima rampetta per raggiungere l’ultimo punto) ma soprattutto ottima la qualità di stampa della carta e dei percorsi, anche se non tipografica.
A cercare il pelo nell’uovo, vista la densità dei punti e la loro posizione ravvicinata, avrei usato per i numeri della sequenza punti un font leggermente diverso, un po' più piccolo, stretto e ingrossato. Di solito suggerisco l’uso di Arial Narrow Bold, il quale occupa meno spazio pur essendo più visibile.

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