Ricominciamo dal difficile
Riprendere l’attività dopo un paio di mesi di vacanza è sempre faticoso; se poi scegliamo di debuttare nella seconda parte di stagione in un terreno come quello di Novi Svet (vicino Logatec) allora le cose si complicano maledettamente.
Tra quelle doline carsiche l’Orientamento richiede infatti una concentrazione supplementare, degna di gare per specialisti ad alto livello, al top della condizione fisica e mentale.
Il terreno di gara, per chi non avesse avuto ancora il piacere di farvi visita, è quanto di più complicato si possa trovare nei pressi del confine giuliano: terreno roccioso, bosco a tratti intricato, buche, doline profonde e non, colline e cocuzzoli, sentieri poco o per niente decifrabili. Una serie di ingredienti “tecnici” ben miscelati insomma (e basta guardare la carta qui sotto per rendersene conto) dove navigare ad Azimut è assai complicato e dove correre è prerogativa praticamente esclusiva degli ungulati che popolano questi boschi.
Inutile dire che in queste condizioni un percorso netto, anche se non portato a termine “al galoppo”, garantisce una sicura affermazione, e pertanto alla Cerkno Cup più che mai vince chi sbaglia meno, almeno sulla cartina di Novi Svet.
Il compito del tracciatore in questo caso non è tanto quello di proporre ai concorrenti dei tratti di percorso ricchi di problemi (a quello ci pensa già il terreno di gara) ma di trovare un giusto compromesso tra la difficoltà intrinseca della carta (lettura, interpretazione) e il transito in zone non particolarmente “dannate”.
Inutile dire che in queste condizioni un percorso netto, anche se non portato a termine “al galoppo”, garantisce una sicura affermazione, e pertanto alla Cerkno Cup più che mai vince chi sbaglia meno, almeno sulla cartina di Novi Svet.
Il compito del tracciatore in questo caso non è tanto quello di proporre ai concorrenti dei tratti di percorso ricchi di problemi (a quello ci pensa già il terreno di gara) ma di trovare un giusto compromesso tra la difficoltà intrinseca della carta (lettura, interpretazione) e il transito in zone non particolarmente “dannate”.
A questo proposito sarebbe il caso di citare il commento di Silvano Tonolo all’arrivo della seconda tappa: “ E’ stato come scendere all’inferno e uscirne”.
Ecco quindi che sarebbero da evitare punti di controllo posati su oggetti non bene identificabili o poco visibili, o in zone di bosco fitto.
L’esperienza della Cerkno Cup è sempre utile in ogni caso, in quanto ricorda che affrontare i tracciati con poco impegno e concentrazione porta sempre a risultati disastrosi.
Il tracciatore in questo caso ha cercato di sfruttare la zona più accessibile, evitando di sovraccaricare i percorsi di dislivelli eccessivi, e inserendo un “giro turistico” supplementare per dimensionare la prova a tempi di percorrenza adatti alla caratteristica di gara Long.
Il luogo scelto per l’arrivo direi che è stato inoltre molto apprezzato per i superbi panorami a 360° e per la piacevole struttura d’appoggio.
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