Ieri pomeriggio tornando a valle sulla strada per Shashuòlo, Walter mi chiese come avrei intitolato questo post. Abbiamo pensato insieme ad alcune varianti ma, alla fine, questa volta decido per il titolo classico.
La 33esima edizione dei Campionati Long (ex distanza classica), con allegati i 28esimi Campionati a Staffetta, va dunque in archivio con la consueta girandola di considerazioni e di propositi.
Ovviamente il livello di giudizio di chi porta a casa un titolo o un piazzamento insperato tende, generalmente, al positivo quindi, almeno per come la penso io, è sempre più utile e costruttivo ascoltare le critiche, analizzarle il più obiettivamente possibile, e farne tesoro per il futuro, cercando nel contempo di non dare troppo peso a sfoghi del momento. Fondamentalmente penso che non siano tanto le disavventure organizzative fortuite a dover contribuire a una valutazione complessiva dell’evento, ma più in particolare il ripetersi di certi errori più volte segnalati.
A questo punto però entra in gioco la gestione generale dell’Orienteering italiano, e la tutela della qualità tecnica che una Federazione sportiva con la F maiuscola dovrebbe garantire. Quest’anno più che mai abbiamo dovuto fare i conti con allestimenti poco o per niente assistiti, dove a volte solo l’esperienza, il numero e la perizia dei componenti le società organizzatrici possono salvare gli eventi dal naufragio.
Non è stato questo certo il caso, neppure in presenza di una pioggia battente nella giornata di sabato.
Personalmente l’organizzazione di questi Campionati mi è piaciuta, perché ho avuto la sensazione che il comitato organizzatore avesse sempre la situazione sotto controllo e non lavorasse mai in affanno.
Probabilmente alcune decisioni adottate possono aver fatto storcere più di qualche naso, ma il rischio di far scadere l’evento secondo me non c’è mai stata e, anche dal punto di vista promozionale, gli sforzi si sono notati.
La mancanza di una seria e programmata assistenza tecnica federale non passa tuttavia inosservata. Mi spiego. La presenza del Delegato Tecnico dovrebbe soddisfare a questa richiesta (od offerta, a scelta) e fare in modo di evitare il ripetersi degli errori dei quali prima accennavo.
I temi che solitamente amo affrontare (cartografia e tracciamento) sono sicuramente di primaria importanza nell’economia della gara ma, a quanto pare, sono sempre i primi a essere snobbati, non tanto dagli organizzatori, ma da chi dovrebbe controllarne la qualità.
Tanto per fare un paio di esempi riferiti alle gare in argomento, mi sembra quantomeno strano che ancora persistano problemi di stampa delle carte di gara in manifestazioni di questa importanza (una volta la colpa è del tipografo, un’altra della carta di stampa diversa, un’altra ancora del programma Ocad), o di disegno dei percorsi. I casi allora sono due: o i Delegati Tecnici non fanno il loro lavoro (o lo fanno male), o non vengono loro forniti gli strumenti per garantire la qualità (corsi di aggiornamento, incontri a tema, riunioni preliminari, direttiva precise, ecc.).
Attualmente ognuno in pratica offre all’organizzazione un proprio stile personale di aiuto e verifica, e pertanto nel modo in cui stiamo ora procedendo nessuno è in grado di prevedere cosa ci si può aspettare: le cartine saranno all’altezza? I percorsi saranno validi e della lunghezza appropriata? Le griglie di partenza saranno stilate a modo?
Parlare di categorie K o di ripari per i concorrenti in zona arrivo è quindi, a mio modo di vedere, spesso anacronistico e fuorviante di fronte a ben altri e più importanti aspetti tecnici.
Qualche anno fa un Consigliere federale si era espresso in modo chiaro in proposito: “Basta che ci sia una buona ristorazione a fine gara …”
Ancora stiamo viaggiando sulla stessa lunghezza d’onda.
Per entrare nello specifico, sui tracciati di gara ho sentito molti pareri e non è il caso di esaminarli tutti. Diciamo che per come la vedo io uno dei più interessanti è quello di Laura Scaravonati, la quale pone a modo suo il problema dei tratti lunghi.
Sicuramente la proposizione di tratti da percorrere in più di 15’ è una bella sfida in una gara Long, e probabilmente molto del risultato finale dipende da tratte come queste, a patto che non siano banalizzate dalla presenza di un’evidente scelta logica di percorso. Anche “nel nostro piccolo” di Master 50 si è presentato tale problema (vedi tratto 3-4) e l’unica variante logica possibile riguardava l’ultima parte del tratto, nell’area aperta delle piste da sci.
Sulle staffette l’unico appunto che mi sento di fare al tracciatore riguarda quel rampone finale per raggiungere la zona traguardo, che ha un po’ privato i concorrenti di quel senso di appagamento che si prova all’apprestarsi del termine della gara. Certo a giudicare dai primi arrivi la sensazione che si era diffusa era di una prova “durissima, lunghissima, ecc.”, poi a ben guardare il bosco si è dimostrato molto scorrevole e il terreno e i tracciati adatti a una gara di questo tipo.
I problemi che ho riscontrato, come detto, riguardano quel mancato intervento dell’organo di controllo in fase di ultimazione dei lavori: stampa delle carte (con simboli di dimensioni ridotte) e stampa dei percorsi.Nell’esempio che mi piace riproporre (lo faccio da anni ormai) vorrei far rilevare la differenza tra una stampa senza interruzione di tratti e cerchi del percorso, e una con cura del particolare. Ancora una volta a voi giudicare se la questione sia o meno da considerarsi importante.
Un accenno sulla qualità dei rilievi. Problemi di piste nuove a parte, personalmente non ho molto da dire sul lavoro svolto e direi che entrambe le carte possono ritenersi molto valide. Alcuni particolari magari possono risultare interpretati in maniera diversa da chi realizza il prodotto e da chi ne usufruisce (recinzioni poco visibili, tracce di sentiero non considerate, ecc.) ma ciò è normale che rientri in una casistica ormai consolidata.
Eccezioni a parte ovviamente, una delle quali è rappresentata da un sentiero non raffigurato in carta e presente nei pressi del punto 13 della staffetta M45, più o meno dove indicato in colore verde.
In conclusione vorrei proporre uno stralcio di cartina “prelevato” dalla versione 2008 e da quella 1997 per far notare la differenza di lettura a seguito dell’uso di una carta diversa, di una retinatura diversa e, ovviamente, delle differenti dimensioni degli oggetti.

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