lunedì, settembre 29, 2008

Ritorno alle origini

A metà degli anni 80, considerata la comodità del viaggio, almeno tre volte l’anno avevo la buona abitudine di far visita al Tirolo Austriaco, un po’ per dar consistenza a una attività orientistica allora ancora agli albori, un po’ per verificare se questo “nuovo sport” potesse fregiarsi di tale nome, o se fosse viceversa soggetto a variabili e metodi “regionali”.
In effetti già allora la differenza tra una gara organizzata in Italia (Trentino e Veneto in maggior numero) e in Austria, consisteva nella diversa concezione di “organizzazione”: alla costante ricerca dell’estetica da noi, all’essenzialità e precisione da loro.
Venticinque anni dopo nulla è cambiato, e chiunque di noi si iscriva a una gara austriaca troverà ancora la stessa atmosfera degli anni 80, la stessa organizzazione spartana e precisa, la stessa ospitalità di luoghi piacevoli e accoglienti.
Domenica scorsa si è corso in Carinzia, vicino a Spittal e, a mio giudizio, l’Orienteering amatoriale da queste parti (così come in Tirolo) celebra i suoi trionfi, senza clamori e senza dover a tutti costi reclamare spazi.
Ecco che in questo modo anche il contorno alla gara indossa una veste appropriata e mai stridente con la competizione vera e propria, e lo Sport diviene appagante.
Buon per i pochi connazionali confluiti a Spittal dunque (i Friulani, un pulmino di goliardici master Primierotti e un Veneto).
Per questa seconda prova di un certo “Trofeo delle tre regioni” (la terza sarà in Slovenia tra breve) i locali hanno dunque predisposto dei tracciati impegnativi dal punto di vista fisico, considerate le lunghezze per noi ormai inusuali, su un terreno sufficientemente vario e scorrevole.
Il tracciato M45-M50-W19/34 in particolare prevedeva tratti di vario genere contenenti problemi orientistici adeguati al tipo di bosco (conifera di buona visibilità e percorribilità) e al tipo di specialità, nonostante la non eccessiva ampiezza del territorio cartografato a disposizione


Per quanto riguarda la realizzazione cartografica e la stampa direi che pur economizzando (stampa laser A4) la leggibilità è risultata decisamente buona e il rilievo di qualità elevata.
Voto alto anche per la stampa dei percorsi.
Sono questi ultimi degli aspetti che, normalmente, neanche si dovrebbero citare in quanto rappresentanti uno standard ormai acquisito.
Il fatto che purtroppo vengano così spesso rimarcati, soprattutto nei miei post, sta a significare che ancora da noi ciò non si è realizzato.
In prossimità dell'Assemblea nazionale non ritengo comunque opportuno approfittare di questa sede per dibattere la questione (in quanto politica), ma certo la prossima gestione federale avrà l’obbligo morale, a mio modo di vedere, di por mano al problema in modo deciso e celere.
L'alternativa è quella di recarmi/ci con maggior frequenza in Slovenia, Austria e Svizzera e di lasciare agli affezionati alle gare brevi e agli impianti di dubbia validità e stampati in qualche modo, le consuete polemiche del lunedi.
Concludo con il solito suggerimento tecnico al tracciato proposto.
Riguarda la tratta 3-4, lunga circa 800 m. ma banalizzata dall’evidente scelta sul sentierone. Una sequenza strutturata come nell’esempio qui sotto avrebbe, a mio avviso, certamente reso le cose più interessanti.

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lunedì, settembre 22, 2008

Week end al mare

Dopo le fatiche patite sull’Appennino modenese, un fine settimana rilassante al mare era quello che ci voleva. Soprattutto la giornata soleggiata di sabato ci ha regalato un clima decisamente piacevole da tutti i punti di vista.
Per questa seconda edizione della 2 gg. dell’Adriatico (Alto, ndr) la nuova società veneziana Laguna Nord, con il consistente apporto dell’Erebus Vicenza, ha sfoderato un paio di nuovi impianti cittadini e un paio di gare “spriddle”, da correre senza risparmio fin dai primi metri.
La prima tappa, disputata nella parte Sud-Ovest del noto centro balneare di Jesolo Lido, ha un po’ ricalcato le caratteristiche già proposte lo scorso anno, delineando i tracciati nella parte cittadina meno problematica dal punto di vista orientistico. Ricordiamo infatti che nel 2008 la zona Nord presentava molti più transiti interni alle strade principali, obbligando spesso i concorrenti a considerare altre alternative rispetto a quelle ritenute più logiche.
Ecco che allora, in questo caso, il tracciatore ha pensato di proporre come problema di scelta di percorso, l’accesso ai punti di controllo o da sinistra o da destra evitando (e forse sarebbe stato più opportuno) la proposizione di tratti lunghi con scelte molteplici.


Più in particolare ecco qualche impressione sul tracciato M45-M18.
La posizione della partenza è, a mio giudizio, da considerare molto infelice, in quanto sistemata in uno stretto passaggio (di grande transito tra l’altro) per niente visibile se non per il fastidioso e normale assembramento di concorrenti. Molto più logica, spettacolare e ampia sarebbe risultata la partenza sulla spiaggia (quindi a non più di 50 m.) la quale avrebbe inoltre evitato il pericolo di collisioni in partenza con passanti, passeggini, bambini …



In un paio di occasioni ho constatato l’impossibilità di transito in passaggi indicati accessibili (vedi esempi). La cosa di per sé non è grave, in quanto spesso dipendente da fattori momentanei, tuttavia ritengo che in caso di dubbio, nelle carte cittadine è sempre preferibile indicare una zona privata inaccessibile in più, piuttosto che un passaggio pubblico non sempre percorribile.



Sulla struttura dei tratti ho già detto che in questo caso avrei proposto delle lunghezze maggiori, al fine di rendere più problematica la scelta del percorso da parte dei concorrenti.
L’esempio del tratto più lungo del percorso M45-M18 mi sembra spieghi a sufficienza il concetto. Nel caso proposto dal tracciatore le scelte sono fondamentalmente due: a destra o a sinistra sempre su strada rettilinea; nel tratto riportato nell’esempio, in sovrastampa più accentuata, i problemi sono maggiori, e le scelte pure (indicate in tratto verde).


La seconda tappa di Ca’ Savio ha impegnato maggiormente i concorrenti, in quanto i tratti proposti hanno sostanzialmente costretto a una lettura più accurata, e spesso le scelte di percorso, in questo caso, hanno fatto la differenza. In alcuni casi tuttavia, almeno a sentire atleti delle categorie più prestigiose, per alcuni tratti lunghi si è trattato di sola ed esclusiva lettura della carta (magari con medesimo transito in andata e ritorno), ma in considerazione dell’ampiezza limitata dell’impianto (1/2 kmq. non tutto usufruibile) direi che il tracciatore ha saputo trarsi d’impaccio con sufficiente abilità.



Un appunto che mi sento di muovere riguarda però la difficoltà di lettura del percorso sulla carta di gara. A mio avviso il colore scelto per la stampa dei tracciati, identico a quello proposto nella prova di Jesolo, era scarsamente riscontrabile con immediatezza (un colore rosa poco visibile). Questo ha causato non pochi problemi di lettura, e quindi errori di percorso involontari. Nell’esempio che propongo i colori sono un po’ accentuati dall’aumento del contrasto, ma tuttavia l’intricata serie di incroci finali, e la poca visibilità del percorso appunto, non ha favorito il ritmo di gara richiesto per una prova tra i 20’ e i 25’.
Le velocità medie riscontrate sono risultate infatti più lente nella seconda tappa, anche se più breve rispetto alla prima.


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lunedì, settembre 15, 2008

Campionati Italiani Long e staffetta

Ieri pomeriggio tornando a valle sulla strada per Shashuòlo, Walter mi chiese come avrei intitolato questo post. Abbiamo pensato insieme ad alcune varianti ma, alla fine, questa volta decido per il titolo classico.
La 33esima edizione dei Campionati Long (ex distanza classica), con allegati i 28esimi Campionati a Staffetta, va dunque in archivio con la consueta girandola di considerazioni e di propositi.
Ovviamente il livello di giudizio di chi porta a casa un titolo o un piazzamento insperato tende, generalmente, al positivo quindi, almeno per come la penso io, è sempre più utile e costruttivo ascoltare le critiche, analizzarle il più obiettivamente possibile, e farne tesoro per il futuro, cercando nel contempo di non dare troppo peso a sfoghi del momento. Fondamentalmente penso che non siano tanto le disavventure organizzative fortuite a dover contribuire a una valutazione complessiva dell’evento, ma più in particolare il ripetersi di certi errori più volte segnalati.
A questo punto però entra in gioco la gestione generale dell’Orienteering italiano, e la tutela della qualità tecnica che una Federazione sportiva con la F maiuscola dovrebbe garantire. Quest’anno più che mai abbiamo dovuto fare i conti con allestimenti poco o per niente assistiti, dove a volte solo l’esperienza, il numero e la perizia dei componenti le società organizzatrici possono salvare gli eventi dal naufragio.
Non è stato questo certo il caso, neppure in presenza di una pioggia battente nella giornata di sabato.
Personalmente l’organizzazione di questi Campionati mi è piaciuta, perché ho avuto la sensazione che il comitato organizzatore avesse sempre la situazione sotto controllo e non lavorasse mai in affanno.
Probabilmente alcune decisioni adottate possono aver fatto storcere più di qualche naso, ma il rischio di far scadere l’evento secondo me non c’è mai stata e, anche dal punto di vista promozionale, gli sforzi si sono notati.
La mancanza di una seria e programmata assistenza tecnica federale non passa tuttavia inosservata. Mi spiego. La presenza del Delegato Tecnico dovrebbe soddisfare a questa richiesta (od offerta, a scelta) e fare in modo di evitare il ripetersi degli errori dei quali prima accennavo.
I temi che solitamente amo affrontare (cartografia e tracciamento) sono sicuramente di primaria importanza nell’economia della gara ma, a quanto pare, sono sempre i primi a essere snobbati, non tanto dagli organizzatori, ma da chi dovrebbe controllarne la qualità.
Tanto per fare un paio di esempi riferiti alle gare in argomento, mi sembra quantomeno strano che ancora persistano problemi di stampa delle carte di gara in manifestazioni di questa importanza (una volta la colpa è del tipografo, un’altra della carta di stampa diversa, un’altra ancora del programma Ocad), o di disegno dei percorsi. I casi allora sono due: o i Delegati Tecnici non fanno il loro lavoro (o lo fanno male), o non vengono loro forniti gli strumenti per garantire la qualità (corsi di aggiornamento, incontri a tema, riunioni preliminari, direttiva precise, ecc.).
Attualmente ognuno in pratica offre all’organizzazione un proprio stile personale di aiuto e verifica, e pertanto nel modo in cui stiamo ora procedendo nessuno è in grado di prevedere cosa ci si può aspettare: le cartine saranno all’altezza? I percorsi saranno validi e della lunghezza appropriata? Le griglie di partenza saranno stilate a modo?
Parlare di categorie K o di ripari per i concorrenti in zona arrivo è quindi, a mio modo di vedere, spesso anacronistico e fuorviante di fronte a ben altri e più importanti aspetti tecnici.
Qualche anno fa un Consigliere federale si era espresso in modo chiaro in proposito: “Basta che ci sia una buona ristorazione a fine gara …”
Ancora stiamo viaggiando sulla stessa lunghezza d’onda.
Per entrare nello specifico, sui tracciati di gara ho sentito molti pareri e non è il caso di esaminarli tutti. Diciamo che per come la vedo io uno dei più interessanti è quello di Laura Scaravonati, la quale pone a modo suo il problema dei tratti lunghi.
Sicuramente la proposizione di tratti da percorrere in più di 15’ è una bella sfida in una gara Long, e probabilmente molto del risultato finale dipende da tratte come queste, a patto che non siano banalizzate dalla presenza di un’evidente scelta logica di percorso. Anche “nel nostro piccolo” di Master 50 si è presentato tale problema (vedi tratto 3-4) e l’unica variante logica possibile riguardava l’ultima parte del tratto, nell’area aperta delle piste da sci.


Sulle staffette l’unico appunto che mi sento di fare al tracciatore riguarda quel rampone finale per raggiungere la zona traguardo, che ha un po’ privato i concorrenti di quel senso di appagamento che si prova all’apprestarsi del termine della gara.
Certo a giudicare dai primi arrivi la sensazione che si era diffusa era di una prova “durissima, lunghissima, ecc.”, poi a ben guardare il bosco si è dimostrato molto scorrevole e il terreno e i tracciati adatti a una gara di questo tipo.


I problemi che ho riscontrato, come detto, riguardano quel mancato intervento dell’organo di controllo in fase di ultimazione dei lavori: stampa delle carte (con simboli di dimensioni ridotte) e stampa dei percorsi.
Nell’esempio che mi piace riproporre (lo faccio da anni ormai) vorrei far rilevare la differenza tra una stampa senza interruzione di tratti e cerchi del percorso, e una con cura del particolare. Ancora una volta a voi giudicare se la questione sia o meno da considerarsi importante.


Un accenno sulla qualità dei rilievi.
Problemi di piste nuove a parte, personalmente non ho molto da dire sul lavoro svolto e direi che entrambe le carte possono ritenersi molto valide. Alcuni particolari magari possono risultare interpretati in maniera diversa da chi realizza il prodotto e da chi ne usufruisce (recinzioni poco visibili, tracce di sentiero non considerate, ecc.) ma ciò è normale che rientri in una casistica ormai consolidata.
Eccezioni a parte ovviamente, una delle quali è rappresentata da un sentiero non raffigurato in carta e presente nei pressi del punto 13 della staffetta M45, più o meno dove indicato in colore verde.


In conclusione vorrei proporre uno stralcio di cartina “prelevato” dalla versione 2008 e da quella 1997 per far notare la differenza di lettura a seguito dell’uso di una carta diversa, di una retinatura diversa e, ovviamente, delle differenti dimensioni degli oggetti.



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lunedì, settembre 08, 2008

Antipasto veloce

Come "dù antipasts" ai Campionati Italiani molti hanno scelto di salire in Val di Sella per sondare la propria condizione e per rifinire alcune strategie: la gara a caccia della domenica ha avuto infatti molti degli aspetti tipici della staffetta.

La carta di Sella è certamente una delle più conosciute in ambito orientistico, considerato che su tale impianto di disputarono i Campionati Italiani già nel 1982, e una tappa della prima 3 giorni d’Italia nel 1988. Tuttavia, vista la varietà di terreni offerti (bosco pulito, verde, prati, terreno roccioso …) non commettere errori in gare veloci come quelle predisposte dal Panda Valsugana risulta sempre impresa ardua.

Ovviamente il compito del tracciatore, avendo a disposizione un impianto ben conosciuto, non è agevole, dovendo necessariamente proporre percorsi sempre nuovi e stimolanti per i concorrenti.
In M45-54, al solito, c’è stata battaglia in ambedue le giornate, con atleti M45-50-55 sullo stesso piano fisico e tecnico a contendersi le posizioni più prestigiose. Non a caso la gara si è risolta con un volatone finale degno da “gara in pista”.
Vediamo il dettaglio, le scelte operate dal tracciatore, e qualche proposta di miglioramento del tracciato.


La prima tappa, di caratteristica vicina alla specialità Middle, ha sfruttato la zona più a est e meno impervia della carta. L’andamento del tracciato a mio giudizio è risultato un po’ “monocolore”, nel senso che il pendio veniva percorso sempre allo stesso modo (monte a destra, valle a sinistra), e decisamente condizionato dalla presenza della carrareccia di mezza costa, linea conduttrice di alcuni tratti importanti.


Mantenendo inalterate le caratteristiche del percorso scelte dal tracciatore a questo punto avrei operato almeno un paio di variazioni. Lo spostamento più a valle del punto 5 a esempio avrebbe sicuramente reso meno ovvia la scelta su strada e sentiero. Per il tratto successivo inoltre si sarebbe potuto optare per due soluzioni: un unico tratto fino al punto 8 (tratto lungo con più scelte) o un tratto a lunghezza più contenuta e alta velocità, prima dell’attraversamento dei valloni.
In questo modo la gara si sarebbe velocizzata, resa più interessante avendo evitato i tratti su strada, e accorciata leggermente sui tempi di gara, risultati una decina di minuti oltre la norma di specialità.
Seconda tappa in zona più lenta la prima parte, più scorrevole la seconda, ma con eguale senso antiorario di svolgimento. In realtà i primi 10 tratti nel bosco più fitto e la posa di punti su oggetti puntiformi (buche, massi, caverne) hanno consentito una ulteriore compressione di concorrenti, la quale si è poi protratta fino al termine della prova.


A mio parere sarebbe stato preferibile invertire il senso di marcia, proponendo una prima parte molto scorrevole e un finale più “tecnico”.
Anche in questo caso, mantenendo inalterate le intenzioni del tracciatore, come proposta principale mi sentirei di suggerire l’inserimento di una farfalla finale, utile a scomporre il “treno” di concorrenti inevitabilmente creatosi fin dalle prime battute.
Per quanto riguarda la scelta dei tratti l’unico appunto che mi sento di muovere è quello relativo al tratto 10 -11, uno dei più lunghi, ma un po’ banale per la presenza di evidenti e univoche linee di conduzione. Un punto di controllo posizionato al centro della zona più ricca di particolari della carta ne avrebbe infatti reso più interessante la “cattura” (vedi esempio).
Qualche perplessità infine sulla zona scelta per la posa del punto 13, nella quale mi è parso (ma tutto ciò nella concitazione della gara) ci fosse un avallamento in più, impressione confermata però anche dallo spostamento del punto di controllo da parte del tracciatore operata poco prima della partenza della gara.

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lunedì, settembre 01, 2008

Uno standard da imitare

Il titolo del post la dice lunga su questa prova di Coppa Italia, che personalmente ho trovato molto valida sotto ogni aspetto.
Non posso ovviamente commentare le gare di venerdi e sabato, in quanto non presente, ma se lo standard è rimasto lo stesso direi che c’è molto da elogiare nell’organizzazione di questa edizione degli Highlands Open.
Scendendo nei particolari inizierei dalla carta di gara, che ho trovato molto ben fatta, pur trovandoci in presenza di un terreno non particolarmente agevole per il lavoro cartografico. Bene direi anche la stampa, chiara e dai colori ben calibrati. Il supporto usato è quello ormai in uso nelle ultime realizzazioni di cartine orientistiche, resistente all’acqua e al sudore, e che ormai sembra il degno erede degli antichi supporti Artosil, Syntosil e Pretex (chi fa orientamento da più di 15 anni sa di cosa parlo).
Per ciò che riguarda i percorsi di gara anche in questo caso mi posso pronunciare solamente sul tracciato M50-W35 in quanto, causa un po’ di fretta per tornarmene a valle, non ho potuto acquisire materiale utile per esaminarne altri e lo scarico dal sito della manifestazione stasera mi risulta particolarmente problematico. In ogni caso il tracciato M50 è un buon compromesso tra tecnicità e lunghezza e pertanto può tranquillamente fungere da campione rapportabile anche ad altre categorie.
La gara entra subito nel vivo con il primo punto posto a buona distanza dalla partenza e in zona particolarmente insidiosa, con la strada a fungere da linea d’arresto sufficientemente lontana per non facilitarne troppo il raggiungimento. Il secondo tratto è di puro spostamento, per preparare il tratto successivo. In questo caso, considerata la presenza del sentiero e della strada interposti tra i punti 2 e 3, avrei operato una modifica: uno spostamento, come indicato nella carta, del punto 1 più a Nord, l’uso del punto 1 scelto dal tracciatore come punto 2, e quindi il punto 3. In questo modo la scelta di percorso 2-3 non avrebbe quasi per intero interessato il sentiero e la strada, ma avrebbe obbligato i concorrenti a una navigazione più prolungata nel bosco.

Nulla da eccepire sui tre tratti successivi. In particolare il 3-4 offre diverse scelte di percorso. Nella carta qui sotto indicante il mio percorso (linea verde continua) è indicata una linea verde tratteggiata che, a mio giudizio, avrebbe rappresentato il tragitto più veloce per raggiungere il punto. Il tratto 6-7 è il più lungo della gara. Molto interessante dal punto di vista delle scelte di percorso, un po’ meno per quanto riguarda la collocazione del punto alla fine del tratto.
La presenza della strada asfaltata e delle case in prossimità del punto stesso facilitano di molto infatti il suo raggiungimento. In questo caso avrei lasciato l’evidente linea di arresto (la strada asfaltata appunto) al di là del punto di controllo, posizionando la lanterna sul pendio che scende verso la strada (vedi cartina sopra). Il tratto successivo (7-8) così come congeniato non è male, e chi ha scelto di percorrerlo a Est non ha ottenuto un gran successo. La scelta migliore si è infatti dimostrata il ritorno sulla strada e l’aggiramento a Ovest del punto. Aver posizionato il punto 7 come detto precedentemente avrebbe quindi evitato anche questo andata e ritorno (in gergo si chiama angolo acuto). Per non banalizzare troppo il tratto successivo (strada-sentiero-ponte-strada sterrata) a questo punto si rende però necessario spostare il punto 8 come indicato in cartina. In questo modo anche il tratto successivo viene migliorato o quantomeno diversificato dal 9-10 (corsa su curva di livello). Buono il finale (accidenti a quel punto 11!!) con un unico suggerimento: c’è una macchina da spostare! Nel caso specifico un suv (sempre loro!) parcheggiato proprio davanti all’imbocco del sentiero che porta all’ultimo punto, e che ha gettato nel panico più di qualche M50 intervistato alla fine della gara. In questo caso quei paraggi avrebbero meritato un’attenzione particolare da parte organizzativa.


In ogni caso un buon tracciato, seppur migliorabile dal punto di vista della difficoltà, percorso dal vincitore in poco meno di 50 minuti, con un tempo medio dei primi 3 appena superiore.
Bene anche la stampa dei percorsi.
Direi che lo standard al quale dovrebbe adeguarsi il RTF è proprio questo: un tempo di percorrenza medio delle gare Long compreso tra 50 minuti e un’ora per il vincitore, in dipendenza del tipo di terreno (veloce, lento) e delle condizioni atmosferiche.

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