martedì, aprile 28, 2009

Un bosco d'argento

Questi Campionati Middle direi che ci hanno un po’ riconciliato con l’Orientamento italico: terreni di gara adattissimi a una specialità di questo tipo, tracciati ben calibrati, organizzazione generale di standard elevato.
La clemenza del tempo, soprattutto nella giornata delle semifinali, ha dato inoltre una grossa mano agli organizzatori, e la passeggiata per raggiungere il prato dell’arrivo o i mezzi parcheggiati a valle non ha pesato più di tanto.
Sul calcolo dei tempi di gara non ci sono inoltre riflessioni particolari da fare; in molti casi infatti il tracciatore ha saputo ben calibrare le esigenze delle varie categorie, e le differenze riscontrabili rispetto ai tempi ottimali sono, a mio avviso, da considerare assolutamente accettabili.
C’è da porsi semmai l’interrogativo di come gestire i tempi di percorrenza della specialità Long, nella speranza che in molti casi questa non si traduca in una Middle con l’aggiunta di un paio di tratte, tanto per arrivare ai 45-50 minuti totali delle categorie dove tali tempi sono previsti dal regolamento.
I percorsi che propongo sono, al solito, quelli della mia categoria di partecipazione ai Campionati. Per essere precisi i tracciati riguardano la M50 (qualificazione B e finale A).

L’aspetto cartografico in questa occasione mi ha tuttavia incuriosito più dei tracciati i quali, ripeto, mi sono sembrati all’altezza dell’importanza dell’evento.
L’impianto usato per questi Campionati è infatti molto particolare, per la presenza di tutte quelle buche-depressioni-doline artificiali che ne caratterizzano la morfologia, ed è appunto su tale caratteristiche che vorrei soffermarmi.
Come noto (ma forse anche no) questo “Altopiano dell’Argentario” è la rielaborazione di alcuni impianti già realizzati in passato sia per la C-O, sia per la MTB-O.
Uno di essi, “Prademalga” realizzato nel 1988 dal G.S. Argentario e utilizzato per la disputa di un paio di edizioni della staffetta Oripenta, ampliava, sovrapponendosi per un breve tratto, la carta di S.Colomba utilizzata per la prima 3 giorni internazionale d’Italia (1988), ripresentandone le stesse caratteristiche (buche e depressioni ovunque). In tali occasioni (sia per l’impianto di Prademalga, sia per quello di S.Colomba) si era tuttavia scelto di differenziare maggiormente la tipologia dell’oggetto prevalente, utilizzando quattro simboli convenzionali (v nera, v marrone, u marrone e depressione) anziché procedere a una maggiore generalizzazione, orientata verso il simbolo v marrone, come nel caso di questi Campionati Italiani.
Sicuramente il lavoro e soprattutto il criterio di scelta di un simbolo anziché un altro comporta un impegno aggiunto da parte dei cartografi, ma ritengo che la differenziazione più ricercata o l’utilizzo del simbolo circolare o ellittico di depressione potesse in questo caso aggiungere qualche elemento in più di informazione ai concorrenti, e una possibilità di scelta più ampia offerta al tracciatore per la posa dei punti di controllo.
Se addirittura esaminiamo l’impianto realizzato nel 1998 dalla Ski-O Promotion, ora rilevato nella titolarità dall’Or. Pergine, il quale tra l'altro comprendeva per intero il terreno della finale di domenica scorsa, potremmo constatare che anche in scala 1:15.000 l’utilizzo quasi esclusivo dei simboli circolari non introduce grossi problemi di lettura della carta, ma forse contribuisce a meglio precisare la posizione degli oggetti, più di quanto proposto con le v marroni.
Ciò non toglie tuttavia che il lavoro cartografico eseguito è risultato più che egregio, considerata la complessità dell’area.
A questo punto mi sono divertito a confrontare i due impianti (quello dell’Or. Pergine del 1998, più tardi anche aggiornato, e quello del Trent-O del 2009) con il tracciato della finale A della M50, per registrarne le impressioni visive di primo impatto.Ovviamente lo ripropongo affinché chiunque abbia la possibilità di poter giudicare quale dei due sia da preferire in ambito agonistico.

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3 Comments:

At 3:45 PM, Blogger Rudi said...

E' davvero difficile dire quale sia la scelta migliore tra "tutte V marroni","4 differenziazioni" e "tutte circolari".
Quello che però mi viene facile dire è che in una giungla di buche non andrei mai a mettere la lanterna su una buca...come del resto in una giungla di massi non metterei un masso. Infatti nelle gare del weekend (non c'ero quindi mi rimetto alle carte viste sui vari blog)hanno scelto buche "notevoli".
Da cartografo posso dire che la differenziazione "spinta" lascia sempre ampio margine di discrezionalità a chi decide e a chi ci corre e per quanto possa essere effettuata in modo coerente può sempre portare a qualche difficoltà di interpretazione.
Scegliere un solo simbolo magari può "impoverire" le informazioni ma altresì mette l'atleta in condizioni di interpretazione certa (piccola,poco più grossa,bislunga etc....la risposta sulla carta è sempre uguale).
Disegnarle tutte con la curva di livello è pericoloso poichè non sosituirei un simbolo puntuale (la V marrone la quale evoca una tipologia di oggetto) con una rappresentazione grafica che invece serve a disegnarne l'unicità dello stesso.
La carta del weekend presenta una scelta "4 differenziazioni" con netto dominio delle V marroni soprattutto nelle aree circoscritte stracariche di buche.
Penso che di più non si possa fare con il 10000. Se si volesse fare una sprint al 5000 magari ci sarebbe più spazio per sbizzarrirsi ad assegnare ad ogni buca un simbolo maggiormente differenziato......ma sarebbe poi un'altro sport...pardon:specialità

 
At 10:21 AM, Blogger Stefano said...

Una delle cose che mi hanno colpito è che, pur nella "giungla di buche", non ho visto (parlo del sabato, perchè nella gara di domenica ho visto solo i miei piedi e la cartina) concorrenti indaffarati ad affacciarsi su tutte le buche per cercare la loro.

Per me questo è un altro segno positivo dei tracciati. E l'obiettivo è stato, per me, realizzato non come a Santa Colomba un paio di anni fa utilizzando la prima o l'ultima buca del gruppo (Zonori, forse ricordi che un paio di punti li abbiamo fatti insieme), ma oggetti che erano in mezzo ad altri.

"Buche notevoli" ma anche "trovabili" pur essendo tra altri oggetti simili

 
At 6:14 PM, Blogger zonori said...

Sulla bontà dei tracciati e sulla scelta dei punti sono d’accordo.
Vedere orientisti affacciarsi su tutte le buche che incontrano, per aspettarsi di scorgervi all’interno una lanterna, sperando che sia la propria, non è positivo (per gli orientisti che adottano questa tattica intendo, non per il tracciatore).
A dire il vero durante la gara però mi è capitato raramente di vedere gente "persa", e solo due volte di essere interpellato con la tipica frase “Mi dici dove siamo?”. Una volta in semifinale e una volta in finale, da concorrenti giovani in entrambi i casi. Quello che mi ha fermato durante la finale aveva però una casacca inequivocabilmente nota e quindi non ho potuto non segnalare il fatto ai suoi dirigenti. Non so se ho fatto bene, ma durante un Campionato Italiano non si devono fermare i concorrenti per chiedere informazioni; anzi non lo si dovrebbe fare mai. Il nostro Sport è bello anche perché ha un etica che altri Sport non hanno, e quindi dovremmo cercare in tutti i modi di salvaguardarla. E visto che ci siamo vorrei anche dire (sperando che qualcuno ascolti) che non è leale seguire deliberatamente l’avversario più esperto che ci ha raggiunto, disturbarlo in corsa, chiamarlo a gran voce nel bosco perché ci sta staccando, ecc.

 

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